Sanremo, il kit per difenderci dal virus

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Ogni giorno che passa, la situazione sembra sfuggire sempre di più di mano al governo che, dopo aver confermato la chiusura dei collegamenti autostradali tra Sanremo e il resto d’Italia, si trova ora costretto a mettere in quarantena il 53% degli ascoltatori che ieri notte hanno assistito attoniti alla tragedia che andava in scena in diretta.

Ma prima occorre fare un passo indietro. Da giorni, ormai, i principali titoli di giornali e televisioni sono letteralmente monopolizzati dal susseguirsi di notizie e indiscrezioni sul virus, un bombardamento mediatico senza precedenti che, a ogni allarme, espone tutti al rischio psicosi.

Come nel caso dell’autentico dramma che si è consumato tra Fiorello e Tiziano Ferro, novelli Ettore e Achille che hanno dato vita a un duello all’ultimo hashtag che è andato in scena senza esclusione di tweet. Roba per stomaci forti, insomma. Che dire, poi, di Morgan, ingoiato dal Bugo nero di corde vocali strappate alle grida da stadio e di una carriera a dir poco ingrata, soprattutto nei riguardi delle nostre povere orecchie.

Come se non bastasse, a tutto questo dobbiamo aggiungere il carico da novanta delle immagini scioccanti che riprendono esseri ridotti ormai a masse informi dal virus, che si agitano e si dimenano davanti alle telecamere mettendo in mostra l’inadeguatezza artefatta con cui vestono la loro sostanziale incosistenza. Costretto ad avanzare su questo terreno lastricato di “notizie” capaci di far rimpiangere le fake news, oltre che sul fronte del palco (dell’Ariston) il governo brancola nel buio anche su quello della giustizia, una sorta di nemesi per una compagine nata sotto il segno dei pesci (in faccia) che piddini e grillini si lanciavano fino al giorno prima di fare lingua in bocca.

Ora, dicono, “non ci rimane che affrontare questa serata conclusiva del SanremoVirus con il kit che abbiamo preparato in collaborazione con un pool di ricercatori delle compagnie aeree, composto da mascherina per gli occhi e tappi per le orecchie”. E che dio ce la mandi bòna.

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