Le due maschere di Sanremo

Una è quella della tragica realtà della violenza sulle donne e l'altra è quella della peggiore finzione per fare carriera

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«Io e Junior Cally abbiamo una cosa in comune: la maschera. Lui la usa per idolatrare la violenza, io per coprire i segni della violenza».
Chi parla così è Gessica Notaro, la modella sfregiata con l’acido dal suo ex e rimasta sfigurata con la perdita di un occhio. Una lezione di vita e di stile anche canoro che ha offerto “l’altra faccia” (è il caso di dirlo) del Festival.

Nessun Benigni miliardario regge il confronto della potenza delle immagini e della canzone “La faccia e il cuore”, eseguita fuori gara appunto da Gessica Notaro, in duetto con Antonio Maggio (vincitore tra le Nuove proposte di Sanremo nel 2013). Un brano scritto da Maggio assieme a Ermal Meta e ispirato proprio alla tragica storia di Gessica.

Peccato, però, che a Sanremo ci sia anche l’altra “maschera”, quella che indossa Junior Cally e che lo ha aiutato a fare carriera idolatrando la violenza, come nella canzone “Strega” dove celebra il femminicidio.

Sul palco dell’Ariston però il rapper si è presentato senza maschera. Una scelta stupida e la cosa peggiore sono state le arrampicate sugli specchi per prendere per i fondelli il pubblico e coloro che avevano avanzato forti critiche. Davvero insopportabili e contraddittorie certe dichiarazioni di Amadeus e dello stesso rapper romano (il cui vero nome è Antonio Signore) per cercare di giustificarne la sua presenza sul palco.

Discorsi patetici che dimostrano l’incapacità di assumersi delle responsabilità. Del resto l’obiettivo di Junior Cally è solo quello di fare soldi, dimostrare che lui “ce l’ha fatta” e, magari, comprarsi un orologio da 50 mila euro, come qualche suo collega rapper (altro che “comunisti com il Rolex”). In questo senso, Sanremo serve per ripulirsi un po’ e ampliare la platea dei fans a quei ragazzini ignari che, magari, lo reputano sincero.

Penoso, poi. il tentativo di spacciarsi per “vittima politica”. La canzone con cui gareggia avrebbe dovuto essere ribattezzata il “rap delle sardine”. Un brano che trasuda odio per due politici (Salvini e Renzi) che, ovviamente, non ha il coraggio di citare esplicitamente.

In base a cosa Amadeus l’ha selezionata? Un cantatane che finge di essere contro il “politicamente corretto” e, invece, si rivela esattamente l’opposto proponendo una canzone funzionale al potere e con un testo così misero e banale che non lo avresti ascoltato più nemmeno alla Festa dell’Unità.

Ma, si sa, l’importante è entrare nelle grazie del Pd e così nel “giro giusto”. Probabilmente, quindi, vincerà il Premio della Critica (e magari anche Sanremo stessa, se ci sarà la mobilitazione finale delle Sardine) perché nel mondo della discografia e del giornalismo musicale il “Muro di Berlino” esiste ancora. Poi, in questo periodo, basta dire qualcosa (qualsiasi cosa) contro Salvini perché diventi un capolavoro.

Su una sola cosa siamo d’accordo con Junior Cally, quando afferma che il rap è il pop di oggi. Per i giornalisti militanti il “pop” era la musica commerciale, con i testi scritti su misura per avere un successo facile. Esattamente quello che ha fatto il rapper romano, per fare carriera… anche sulla pelle delle donne che subiscono violenza, come la bravissima Gessica Notaro.

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