Bibbiano “apre” l’anno giudiziario a Bologna

Tra interventi di auto-difesa della magistratura e inviti accorati a sostenere di più le famiglie, il caso degli affidi illeciti è sempre al centro dell’attenzione

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Nel “sistema Bibbiano” non sono coinvolti direttamente i magistrati emiliani. Questo è un concetto che abbiamo ripetuto tante volte e non ci stancheremo di ripetere. Anche se illustri esponenti della magistratura si esprimono sulla vicenda affermando che “non esiste un sistema Bibbiano” e cercando così di ridurre l’indagine “Angeli e Demoni” a una eccezione di pochi casi di servizi sociali isolati.

Un copione già visto. Una sorta di excusatio non petita, che mira a confermare alla stampa e all’opinione pubblica che – in tutta la vicenda Bibbiano – la magistratura minorile non ha colpe e nemmeno il Tribunale bolognese.

Era già capitato prima con Giuseppe Spadaro, il presidente del Tribunale dei minori di Bologna, poi con l’Associazione nazionale dei magistrati minorili (nel loro congresso a Lecce). Ora arriva anche il Procuratore generale della Corte di Appello di Bologna che ne ha parlato in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario osservando che «la Procura minorile ha svolto un’attenta valutazione» e «l’attività giudiziaria non ha subito compromissione di rilievo».

Per il procuratore, Ignazio De Francisci, l’indagine reggiana «ha avuto forti ripercussioni» sull’attività giudiziaria civile minorile del distretto e ciò ha imposto «un doveroso controllo sui casi interessati, otto». Il magistrato ha ricordato che «due di questi sono stati definiti con decreto del Tribunale, non impugnato dai genitori, in 5 casi si sono avuti collocamenti extra familiari».

Per il procuratore lo scandalo degli affidi illeciti che ha travolto i servizi sociali nell’Unione della Val d’Enza (Bibbiano è la sintesi giornalistica dovuta al coinvolgimento del sindaco) «sono circoscritti territorialmente, peraltro tutti ancora al centro di un procedimento penale giunto alla fine delle indagini e quindi pronto per la verifica dibattimentale». Ecco, poi, l’auto-difesa del procuratore: «Tutto ciò però ha diffuso l’idea che esista un generalizzato ‘sistema Bibbiano’, complice una informazione giornalistica non sempre misurata e a volte pressappochista. La polemica politica poi ci ha messo del suo, ma su questo meglio tacere».

Ci sia consentito di dire che, quando il citato procedimento penale approderà finalmente in aula, anche il dottor il De Francisci dovrà ammettere che il “sistema Bibbiano” non è un’invenzione giornalistica, né una forzatura.

Abbiamo più volte dimostrato che casi come quelli di Bibbiano non sono isolati, dato che le stesse logiche (in qualche caso spiegate nelle intercettazioni dagli indagati) sono state applicate da parte di psicologi e assistenti sociali anche in altre parti d’Italia. Ne citiamo uno emblematico: il caso “Veleno”, che ha sconvolto il modenese alcuni anni fa, ma ce ne sono tanti altri.

Del resto, che si tratti di un “sistema” da cambiare lo confermano di fatto gli stessi magistrati. Ricordiamo che sempre Spadaro, invitò i responsabili dei servizi sociali a lavorare «con prudenza» e il Parlamento a modificare il prima possibile l’articolo 403 del Codice Civile, per ridurre il potere autonomo in via d’urgenza in capo ai servizi sociali, che consente loro di effettuare allontanamenti in via temporanea.

Tornando all’inaugurazione dell’anno giudiziario bolognese vorremmo, però, citare un altro intervento, quello del presidente vicario della Corte d’Appello di Bologna, Roberto Aponte che, ribadendo la necessità di tutelare l’istituzione del Tribunale per i minori ha anche osservato che «è sicuramente necessario rafforzare i servizi di sostegno alla genitorialità e investire nella formazione e supervisione di chi opera nel campo della fragilità familiari, evitando decisioni troppo solitarie».

Questo è il punto. L’indagine “Angeli e Demoni” ha svelato in modo inequivocabile, grazie alle intercettazioni, tutte le criticità delle leggi vigenti È questo il “sistema” che occorre smantellare, cambiando le norme.

Sono queste norme che hanno consentito soprusi (non solo a Bibbiano) come quello della piccola Perla, a Reggio Emilia, portata via con l’inganno da assistenti sociali spacciatisi per impiegati dell’Ente nazionale protezione animali; oppure quello di Giuseppe, il bambino siciliano, figlio di una vittima di femminicidio che gli assistenti sociali volevano togliere ai nonni materni perché indigenti.

Queste norme e queste prassi vanno cambiate al più presto. Alcune regioni, come il Piemonte, hanno cominciato a muoversi. Il Parlamento, invece, continua a tacere, rallentato da quel Pd che il “sistema Bibbiano” aveva inventato e persino portato come modello.

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