L’Italia che ci raccontano… e quella vera

Ogni giorno ci rendiamo conto che esistono ormai due diverse nazioni: quella reale e quella “inventata” da alcuni media per compiacere chi governa

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Sempre più chiaramente emerge questa realtà. L’Italia che noi conosciamo e viviamo è diversa da quella che ci descrivono e vogliono farci credere i mezzi di comunicazione. Esiste insomma una “vulgata”, fatta di luoghi comuni, stereotipi propagandistici e “dogmi” ideologici che vengono imposti dal mainstream manipolando spudoratamente non solo la verità, ma anche i dati statistici, che pure sono matematica e non filosofia.
In queste settimane ci sono stati tre casi che dimostrano chiaramente il comportamento menzognero e truffaldino di certa informazione politica.

IL CASO RAI

Il primo esempio (che abbiamo già denunciato) è quello della Rai, dove il Pd, per prendersi ancora più spazi di quelli che già ha, insiste per ulteriori nomine nel prossimo CdA, continuando a cercare di accreditare la tesi che bisogna fermare un Salvini “onnipresente” nelle Tv di Stato.

Invece, i dati dell’AgCom (che abbiamo pubblicato e commentato) sono chiarissimi nel documentare inequivocabilmente che le opposizioni ricevono meno spazio di quello che dovrebbero in una spartizione dei tempi che già, di per sé, avvantaggia il Pd, perché prevede un terzo al governo, un terzo ai partiti della maggioranza e un terzo a quelli dell’opposizione. Il Tg che più si avvicina al rispetto di questi tempi è il Tg2 che, non a caso, è proprio quello sotto attacco dal Pd.

IL CASO EURISPES

Altro caso il Rapporto Eurispes. Qui c’è da registrare il clamoroso infortunio de Il Manifesto e l’omertoso comportamento dei media mainstrean. Il quotidiano comunista venerdì scorso ha sparato come titolo d’apertura “Il virus dell’odio” accompagnato da questo sommario: “Il Rapporto Eurispes 2020 registra il boom dei negazionisti dell’Olocausto. Nel 2004 erano il 2,7% adesso sfiorano il 16%. E una percentuale di italiani ancora più alta giustifica razzismo e odio contro i migranti. È l’effetto della propaganda politica”.

Una notizia davvero sorprendente, anche perché non si può dire che di Shoah se ne parli poco, soprattutto a cavallo del 27 gennaio. Oltre alle migliaia di iniziative in tutta Italia, in Tv ogni anno viene proposta almeno una nuova fiction, oltre a film di ogni età e provenienza. Non mancano poi trasmissioni dedicate, speciali, rievocazioni, commemorazioni, testimonianze…

Un dubbio sul titolo “bomba” del Manifesto c’è venuto scoprendo che, invece, Repubblica ha quasi ignorato il Rapporto: solo poche righe all’interno di un articolo di cronaca a pag.22 (dedicato a una scritta antisemita). Poco più di una breve anche per Il Messaggero; un articoletto nelle pagine interne per il Corriere della Sera, a pagina 17, e a pag.14 per La Stampa.

Eppure la presentazione del Rapporto Eurispes era importante e c’erano le dichiarazioni del viceministro degli Interni, Matteo Mauri del Pd («Dobbiamo fare di più affinché le teorie negazioniste non trovino nuovo consenso») e del capogruppo di LeU alla Camera, Federico Fornaro («Questi dati sono inquietanti e dimostrano la pericolosità della diffusione del negazionismo nell’opinione pubblica italiana»), oltre naturalmente agli esponenti della comunità ebraica e ai grillini Patuanelli e Crimi.

Possibile che al quotidiano principe del politicamente fosse sfuggita una notizia del genere? Che l’inventore del neo-antifascismo, Paolo Berizzi, avesse perso l’occasione di scrivere un articolo lungo ed esauriente sui rigurgiti nazi?

Possibile… Nel momento in cui, in redazione, hanno letto bene i dati. Già, perché il Rapporto Eurispes registra la crescita esponenziale dei “negazionisti” ma l’ampio questionario (affronta anche altri temi) prevedeva anche le risposte sulla collocazione politica degli interpellati.

Ed ecco qual è la notizia “scomoda”: «La credenza che la Shoah non abbia mai avuto luogo vede il picco di intervistati “molto” d’accordo tra chi si riconosce politicamente nel Movimento 5 Stelle (8,2%), concordi complessivamente nel 18,2% dei casi; la più alta percentuale di soggetti concordi (abbastanza o molto) si registra però tra gli elettori di centrosinistra (23,5%). I revisionisti risultano più numerosi della media a sinistra – per il 23,3% l’Olocausto degli ebrei è avvenuto realmente, ma ha prodotto meno vittime di quanto si afferma di solito – ed al centro (23%), meno a destra (8,8%)».

Ecco perché è scattata la censura dei media mainstream. Guai a far sapere del “negazionismo” di sinistra. La sinistra è per definizione buona, non odia, è accogliente, solidale e ovviamente progressista.E allora com’è che dai dati Eurispes sulla Shoah emerge che i “revisionisti”, negazionisti, antisemiti sono più numerosi tra gli elettori dem o centristi e decisamente meno tra i sostenitori di Salvini e della Meloni?

IL CASO OSCAD

Terzo caso di disinformazione. Una settimana fa Repubblica ha commentato i dati dell’Oscad (l’Osservatorio interforze per la sicurezza contro gli atti discriminatori) raccontando di un’Italia sempre più razzista. Il quotidiano diretto da Carlo Verdelli ha, infatti, titolato “In quattro anni raddoppiati i reati di discriminazione”.

Un dubbio: perché per il suo articolo monotematico, Paolo Berizzi è dovuto andare a scomodare i dati di quattro anni fa? Risposta, perché solo andando indietro fino al 2016 ha trovato un dato inferiore che giustificasse l’allarmismo di cui campa.

Invece, i dati diffusi dall’Oscad dicono chiaramente che questo tipo di reati sono diminuiti nel 2019, non solo rispetto al 2018 ma anche al 2017; così come riportato correttamente da altri giornali come il Foglio che ha titolato “Non è un paese per razzisti” e che, nel sommario, scrive: «Diminuiscono i reati d’odio. Isolare la xenofobia si può. Senza falsi allarmismi».

Dunque è tutta la “narrazione” inventa da Zingaretti e dalle Sardine a essere messa in discussione. Nell’Italia in cui il centrodestra raccoglie più del 50% delle intenzioni di voto i reati d’odio sono in diminuzione e sono semmai gli elettori di sinistra a essere antisemiti e negazionisti…
Ma questo Repubblica e Berizzi non lo possono scrivere… non ci riescono proprio.

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