Chi è Nek: l’artista che può salvare Sanremo

Il suo appello - ripreso da Orwell - ha raccolto migliaia di consensi, segno della popolarità di un cantante che ha il coraggio delle sue idee “non conformi” e della fede che lo anima

tempo di lettura 6 minuti

C’è il Festival che inizia domani, come le sue nefandezze e incoerenze (di cui abbiamo parlato). Poi, ci sono quelli che, anziché tatuaggi e facce rifatte da gossip, su un palco o in una sala di registrazione ci mettono le impronte della vita e la faccia vera, insieme alla coerenza di ogni giorno.

Certo, si contano sulle dita di una mano e tra questi il dito pollice (ovvero il primo) spetta di diritto a Filippo Neviani, in arte Nek. Emiliano di Sassuolo, 48 anni appena compiuti, milioni di dischi venduti (ma per davvero) in tutto il mondo. Uno che la gavetta l’ha fatta per intero, dalle feste di piazza ai palasport pieni. Un artista che, a Sanremo, è di casa e che ora non si fa certo scrupoli di proporre una svolta per un Festival arrivato davvero “alla frutta”, sostenendo la candidatura di Red Ronnie a direttore artistico, con una petizione on line che, per primi, noi di Orwell.live abbiamo raccolto e rilanciato.

Eppure, questo artista indiscusso, a Sanremo rischiò di bruciarsi, e non certo per colpa sua. Correva l’anno 1993 quando, tra le giovani proposte, spuntò questo giovanotto, che si mise a cantare così: «Lui vive in te, si muove in te, con mani cucciole è in te, respira in te, gioca e non sa che tu vuoi buttarlo via». Era una canzone sull’aborto (contro l’aborto) e… apriti cielo.

Nek venne fatto a pezzi dalla critica schierata, dagli opinionisti liberal, dalle lobby abortiste, anche se la canzone “In te” arrivò terza (dietro l’astro nascente Laura Pausini). Curiosamente, i due si sono ritrovati insieme, l’estate scorsa a denunciare il silenzio sul caso Bibbiano, dei bambini sottratti illecitamente alle famiglie. In quel Festival, tra i brani presentati dai “big”, ci fu anche “Ave Maria”, cantata da Renato Zero: anche lui criticato, osteggiato e, da allora, praticamente mai più sentito in tv.

Questi novelli roghi artistici avrebbero incenerito chiunque. Non certo Nek che, per sua stessa ammissione, si sentì messo alla gogna ma, quattro anni dopo, spopolò con “Laura non c’è”.

Da allora ha inanellato un successo dietro l’altro, sempre mantenendo la schiena diritta, accompagnando il percorso artistico a quello umano. Lui l’ha chiamata “rivoluzione interiore”, in un’intervista giusto di un anno fa al Corriere della sera: «Una rivoluzione interiore quando è nata mia figlia. Sono credente e, nell’ambito della fede, ho sperimentato quell’amore totale. “Non c’è amore più grande che dare la vita” dice il Vangelo. Credo che chiunque sia genitore mi capisca. E dopo quell’esperienza l’ho ritrovato negli occhi di altri. Ad esempio quando sono stato con Nuovi Orizzonti in Brasile, in un campo missione nelle favelas: è un progetto per il recupero di bambini di strada vittime di violenze. Quelli che anni fa sono stati aiutati, oggi sono diventati quelli che accolgono i nuovi arrivi. Ecco cosa può produrre l’amore».

L’esperienza di Nek in Brasile risale a due estati fa: su un furgone “sgarrupato”, accompagnato dall’amico don Davide Banzato. Don Davide è l’assistente spirituale di quella grande esperienza di fede che risponde al nome di “Nuovi Orizzonti” al cui interno Filippo Neviani si è consacrato come “Cavaliere della Luce”. L’impegno è quello di «portare l’Amore in un mondo che sta morendo per mancanza d’Amore, testimoniare la gioia di Cristo risorto e di portare la rivoluzione del Vangelo nel mondo».

Nek alla chitarra con don Davide tra i bambini delle favelas.

Nek, don Davide e altri volontari hanno attraversato il Brasile più povero, fermandosi tra i bambini di due favelas, a portare cibo e vestiti, ma anche l’allegria di una canzone e di una chitarra (come testimonia la fotografia). Questa esperienza il cantante l’ha raccontata sui social in una sorta di diario quotidiano.

Eccola quindi, ancora una volta, la faccia vera, giusta di un artista che sui social non mette corbellerie narcisistiche, ma foto di persone che non hanno niente e racconta la sua emozione di farsi piccolo davanti a tanta miseria umana.

Un diario social accompagnato da immagini sotto le quali è scritto “Guardate cosa riesce a fare l’amore”, mostrando chi è stato salvato dall’abisso della prostituzione o della droga. Un diario social che ha raccolto migliaia di like. Come oltre diecimila sono state le persone che, fino a ieri, hanno visitato a Bologna una mostra fotografica sui Meninos de rua (i bambini di strada) realizzata dal fotografo Guido Frieri, per sostenere il progetto “Coracao” di Nuovi Orizzonti nelle favelas brasiliane.
All’inaugurazione della mostra, Nek non ha voluto mancare, lasciando la sua testimonianza. Mettendoci, ancora una volta, la faccia.

Lascia un commento