Sanremo: ne parliamo ma non lo guardiamo

Non è più una gara tra canzoni italiane, ma solo tra interessi economici, politici e personali a scapito di tutti noi che paghiamo il deficit della Rai

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Un Festival di Sanremo senza polemiche non è mai esistito, ma dovrebbe essere possibile riuscire a dare regole certe al maggior evento della televisione italiana, dato che ormai, da tanti anni, non è più soltanto una manifestazione canora. Nelle edizioni degli ultimi anni, infatti, la musica è stat solo un contorno, un pretesto per fare altro e i cantanti in gara una specie di intervallo per riempire il tempo tra un ospite e l’altro.

Ci vorrebbero regole certe e trasparenza, anche per impedire che Sanremo sia soffocato dallo strapotere degli agenti, delle case discografiche o dei produttori dei talent show canori, ovvero da quanti hanno interessi economici non tanto sul Festival (che paga “mamma Rai”) ma sull’indotto fatto di concerti, serate, ospitate in tv, vendita di prodotti e diritti.

Regole certe anche per evitare il continuo tentativo di trasformarlo in un baraccone politico.

La trasparenza servirebbe proprio per evitare di prendere per i fondelli gli italiani, anche quelli che non lo guardano, ma lo pagano. Perché bisogna ricordare che i costi stratosferici della Rai li paghiamo tutti con le bollette della luce: 108 euro l’anno; che tu sia disoccupato o milionario.
Ci vuole, quindi, maggiore trasparenza sui compensi, perché al Festival si spendono cifre folli per ospiti che, spesso, non aggiungono nulla e non influiscono nemmeno sugli ascolti, ma sono “amici degli amici” o politicamente corretti.

Sarebbe bene, anche, evitare di prendere per i fondelli gli italiani, come ha fatto Amadeus in alcune interviste, convinto evidentemente che tutti siano così stupidi da bersi certe frasi e certe scuse addotte per difendersi. Non ci riferiamo all’infelice frase della donna che sta “due passi indietro” perché, in quel caso, il senso era comprensibile (anche se poi di fatto smentito dallo stesso Amadeus). Alludiamo, invece, alla scelta di Francesca Sofia Novello che è certo una avvenente modella, ma sul palco dell’Ariston non ci sarebbe arrivata mai se non fosse la fidanzata di Valentino Rossi. Stesso discorso per Georgina Rodriguez che non è stata chiamata perché bella e brava ma perché è la compagna di Cristiano Ronaldo. Però Amadeus ci viene a dire che non sfruttano il nome del partner per fare carriera… Loro forse no, ma Amadeus e la Rai sì.

Ci sono, poi, altre questioni, ben più serie. Qualche anno fa Morgan venne escluso dal Festival per una questione di droga, adesso invece si premia chi canta il disprezzo per le donne.

Sono molte le voci che si sono levate per dire che bisognava evitare una vergogna come quella di portare sul palco un trapper dal linguaggio volgare e dai contenuti sessisti e violenti. Eppure Amadeus lo ha infilato addirittura tra i “big”, solo perché ha firmato il contratto con l’agente giusto. Guarda tu il caso, certe volte. Eccolo allora a ripulirsi (si fa per dire) l’immagine e a pubblicare persino un libro con uno tra i maggiori editori italiani.

Ma come? Dopo che ci avete martoriato per mesi dicendoci che bisogna combattere “i linguaggi di odio”, bisogna essere “più umani”. Dopo che avete votato una Commissione parlamentare contro l’odio on line… Adesso mandate in prima serata uno che nelle sue canzoni inneggia a stupri, incita all’omicidio (dei carabinieri) e alla violenza di ogni tipo?

Qual è il messaggio che intendono far passare Amadeus e “mamma Rai”? Tutto è lecito se c’è il produttore giusto? Quindi adesso chissà quale trasgressione bisognerà inventarsi pur di far parlare di sé, passare da “fichi” e far sì che i propri video ricevano visualizzazioni, per finire, poi, nel giro “giusto”.

Penoso lui (il trapper) come lo sono stati altri gruppi provenienti dal “giro” e dal business dei Centri sociali. Se vuoi fare il duro e puro “alternativo”, poi non puoi metterti a fare la verginella e intascarti i soldi, perché non sei più credibile né come persona né tantomeno come trapper.

Vergognosa la Rai che (ogni tanto bisognerebbe ricordarselo) è un servizio pubblico, ed è impegnata in battaglie culturali per il rispetto delle donne, contro il femminicidio, contro la violenza, il bullismo… e, poi, diventa sponsor di simili personaggi. Inevitabile, poi, che molta gente si senta nauseata e presa in giro, magari al punto di aprire un gruppo su Facebook come #IONONGUARDOSANREMO, in cui condividere il disappunto nei riguardi di questa penosa deriva verso ignoranza, violenza, mediocrità e volgarità.

C’è di più, perché dietro a tutto questo si nasconde il solito “trappolone” politico. Sì perché, la Rai, che vuole essere in prima fila nella battaglia contro l’odio e il cosiddetto “hate speech” decide di mandare in onda il trapper dell’odio verso le donne, nella categoria “big” perché… perché il suo brano è pur sempre infarcito di odio, ma non verso il gentil sesso, bensì contro due politici: Salvini e Renzi; non nominati espressamente ma richiamati in maniera molto esplicita.

Se comprendiamo l’espressione gongolante dei vari Fazio, Gruber e Zingaretti… comprendiamo meno il comportamento della Commissione di Vigilanza Rai che ha perso tempo per arrivare a ridosso di martedì sera, quando ormai ogni decisione non sarà più possibile.

Per finire un riferimento a un’altra brutta vicenda: questa è Sanremo 70, un numero tondo per cui si vuole celebrare la storia del Festival. Sarebbe stato bello invitare sul palco coloro che hanno partecipato alle prime edizioni, anche solo per un brano da cantare tutti insieme. Invece no, anche lì una figuraccia con Wilma De Angelis, prima invitata al Galà e poi esclusa. Una pessima sgarberia nei confronti di una signora di 90 anni. Evidentemente a questo Festival non piacciono le donne… sempre che non abbiano un fidanzato sportivo, naturalmente.

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