Dal film "La fuga degli innocenti"

27-1 – Storia sconosciuta della DELASEM, che salvò migliaia di ebrei

La più grande organizzazione di soccorso ebraico operò in Italia, prima assistita poi tollerata dal regime fascista... ma pochi lo sanno

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Nel “Giorno della Memoria” ci sembra giusto ricordare una pagina poco nota della storia di quegli anni drammatici. Una vicenda tutta italiana, che coinvolse le alte sfere del governo fascista, i soldati dell’Esercito Italiano e molti cittadini di cui uno divenne, poi, molto famoso…

Parliamo della “Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei”, DELASEM, creata nel 1939, autorizzata e sostenuta dal governo fascista di allora. Avete letto bene, nonostante le famigerate “Leggi per la Difesa della Razza” del 1938 (definite da tutti: “Leggi razziali”), lo Stato italiano, il 1° dicembre 1939, quando si costituì questa organizzazione di assistenza ebraica, la autorizzò e, addirittura, la favorì.

La DELASEM si può considerare la più grande organizzazione di soccorso ebraico che sia mai esistita, operò fino alla fine della guerra distribuendo aiuti per l’equivalente di 1.200.000 dollari dell’epoca.

Nata per iniziativa di Dante Almansi e dall’avvocato genovese Lelio Vittorio Valobra, aveva come scopo principale quello di assistere gli ebrei stranieri, allora profughi in Italia, e agevolarne l’emigrazione, prima in Francia, poi soprattutto in Svizzera, ma anche negli Stati Uniti. Si calcola che furono quasi 900.000 gli ebrei assistiti.

Documento della DELASEM che mostra che furono 647 gli ebrei legalmente emigrati dall’Italia nel 1940.

Con l’entrata in guerra dell’Italia, nel 1940 le cose si complicarono ma l’organizzazione rimase legale e operava anche nei campi di internamento. Ancora nel 1942 una circolare del Ministero degli interni fascista stabiliva che l’attività della DELASEN fosse limitata esclusivamente «agli scopi assistenziali e al disbrigo delle pratiche di emigrazione». L’attività principale consisteva, infatti, nel fornire abiti, cibo, medicinali e, naturalmente, biglietti e documenti con i visti per i viaggi verso l’estero.

Tutto si complicò dopo il drammatico armistizio dell’8 settembre 1943. Il nuovo governo del Regno del Sud non riconobbe l’associazione, mentre il centro-nord era ormai occupato dai tedeschi.

Con l’aiuto di esponenti della Chiesa cattolica e di molti volontari, la DELASEM continuò comunque a operare. Con la nascita della Repubblica Sociale Italiana anche questa attività divenne motivo di attrito tra Mussolini e le autorità tedesche perché, pur non potendo più favorire direttamente gli espatri, il Fascismo repubblicano, non si opponeva alla fuga degli ebrei, circostanza che storicamente viene riconosciuta da loro stessi.

Tra i volontari che aiutarono la DELASEM in quegli anni, per esempio, c’era un giovane milite della Guardia Nazionale Repubblicana che si prestava come “corriere” spostandosi con la sua bicicletta e nascondendo i documenti all’interno della canna. Il suo nome era Gino Bartali, che divenne poi un celeberrimo campione di ciclismo e al quale la comunità ebraica ha recentemente conferito un encomio per l’opera svolta in quegli anni.

Il milite della GNR Gino Bartali

Su questa storia poco conosciute, anni fa, è stato realizzato anche un film, prodotto dalla RAI, con la regia di Leone Pompucci: La fuga degli innocenti (2004), ispirato a un fatto realmente accaduto, ovvero, la fuga di un gruppo di bambini dall’Est Europa, prima ospitati in Emilia Romagna e, poi, fatti fuggire in Svizzera nel 1942.

Significativa la scena in cui, alla stazione di Verona, i Carabinieri si oppongono alle SS germaniche che vogliono sequestrare il vagone dove viaggiano i bambini. Militari italiani e tedeschi si affrontano sulla banchina antistante il vagone, puntandosi reciprocamente moschetti e mitra. Poi, giunge l’ordine da Mussolini: i bambini sono in territorio italiano; non solo, ma potrebbero avere discendenza italiana, quindi, devono proseguire il proprio viaggio. I tedeschi, stizziti, abbassano le armi e se ne vanno.

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