Nel Sanremo dell’odio non c’è posto per Charlie Chaplin

Si canta l'odio per Salvini e Renzi, ma viene esclusa una canzone con testi di Charlie Chaplin

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L’odio protagonista al 70mo Festival di Sanremo. Tra i brani in gara ce n’è uno in cui si canta l’odio nei confronti di Salvini e di Renzi (sicuramente per una sorta di “par condicio” dell’odio). Tante parole contro gli odiatori, tutti pronti a stigmatizzare, a chiederne la cancellazione da Facebook e da Twitter e poi si scopre che la ribalta più importante della tv pubblica viene data a un brano che canta l’odio nei confronti di due leader politici.

E non lo canta in maniera velata. No, in maniera diretta, anzi sottolineandolo bene. Infatti il testo riportato da Sebastiano Messina su “Repubblica” recita chiaramente:

“Spero che si capisca che odio il razzista che pensa al Paese ma è meglio il mojito / e pure il liberista di centrosinistra che perde partite e rifonda il partito”.

Certo non ci sono i nomi diretti di Salvini e Renzi ma l’identificazione è molto chiara. Certo dare del razzista al leader di partito che ha fatto eleggere l’unico parlamentare di colore della legislatura sembra davvero esagerato, ma magari forse Junior Cally non lo sa che Toni Iwobi è un senatore leghista.

Eh sì perché i versi citati fanno parte del testo di “No grazie”, il brano con cui partecipa in gara il trapper mascherato che a Sanremo butterà giù la maschera.

Quindi dall’odio verso le donne Junior Cally passa all’odio verso i politici, in questa che possiamo definire come una sorta di evoluzione dell’odio.

A questo punto ci piacerebbe davvero conoscere l’intero testo del brano di Junior Cally che al momento però non è dato conoscere ai comuni mortali (bisognerà attendere la prossima settimana su “Sorrisi e Canzoni”), però ci fidiamo ciecamente di “Repubblica”, visto che il quotidiano fondato da Scalfari ha avuto da Amadeus l’esclusiva dell’elenco dei partecipanti, sollevando la prima polemica di questa 70ma edizione e quindi risulta più che attendibile.

Ora magari siamo curiosi di conoscere la giustificazione che daranno coloro che hanno scelto tale canzone. Era già molto discutibile la scelta di un simile artista, ma chiaramente è inaccettabile che possa essere stato selezionato un simile testo. Ma cosa passa per la testa ad Amadeus e alla commissione che l’ha affiancato? Con quale criterio l’hanno scelto?

Tutti a fare lezioni e sermoni contro l’odio e poi si fa passare il concetto che dal palco di Sanremo si può predicare l’odio. Ci diranno che magari “No grazie” vuole essere una sorta di moderna “Nuntereggaepiù” di Rino Gaetano, ma lo scomparso cantautore calabrese aveva una verve ironica e uno stile che non pare proprio rientrino nei canoni di Junior Cally.

Naturalmente ogni artista è libero di esprimersi come gli pare, “guai a censurare l’arte” direbbe qualcuno, ma ognuno è anche libero di criticare, soprattutto perché Sanremo è un programma Rai e la Rai è un servizio pubblico che gli italiani pagano attraverso un canone di 108 euro all’anno pagato attraverso le bollette della luce.

Liberissimo di fare arte attraverso canzoni che non sono certo da educande e che però hanno contribuito a farlo conoscere. Artisti così non vanno premiati col Festival, possono essere ospitati in altre trasmissioni Rai dove magari ospitare anche un dibattito sul linguaggio delle nuove generazioni, sulla durezza dei testi di certi generi musicali. Non c’è bisogno che facciano Sanremo. E’ troppo comodo poi fare il pentito, magari grazie anche ad un libro pubblicato da una delle maggiori case editrici italiane. Hai ottenuto il successo grazie alle canzoni di odio contro le donne, vuoi continuare ad averlo con l’odio contro i politici, fai pure, ma senza passare da Sanremo.

Ora resta la curiosità di conoscere i criteri delle scelte e delle esclusioni. Ad esempio siamo rimasti letteralmente sorpresi quando abbiamo saputo che tra le canzoni escluse ce n’era una che sicuramente avrebbe consentito di elevare il livello culturale del Festival.

Portare Charlie Chaplin a Sanremo sarebbe stata senza dubbio un’operazione valida e che non avrebbe certamente sfigurato, vista l’offerta dei partecipanti. Eppure incomprensibilmente è stato scartato un brano scritto utilizzando testi e aforismi di Charlie Chaplin tradotti in italiano con le autorizzazioni della famiglia del popolarissimo attore e regista che tramite il personaggio di Charlot ha fatto ridere e pensare almeno cinque generazioni di persone in tutto il mondo. A interpretarlo, accompagnati da celebri immagini dei suoi film, sarebbe stata una coppia inedita formata dalla nipote di Charlot, l’attrice e modella Kiera Chaplin e dal cantautore Simone Tomassini (una presenza al Festival nell’edizione del 2004 e una carriera che l’ha visto più volte collaborare con Vasco Rossi).

Lo scorso 16 aprile si è inaugurato il 130mo anniversario della nascita di questo grande personaggio che ha fatto la storia del cinema e poi della tv (le comiche di Charlot sono ormai un classico per il piccolo schermo) per cui anche Sanremo avrebbe potuto omaggiarlo.

Un brano quindi che, paradossalmente, avrebbe potuto anche essere presentato come ospite in questo 70mo Festival, data l’internazionalità, anzi l’universalità della proposta e della presenza della nipote di Charlot. Ma evidentemente nel Sanremo dell’odio non può esserci posto per la delicatezza e la poesia di Charlie Chaplin.

 

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