In piazza per il “diritto” ad avere un padre

Un titolo così, anche solo vent’anni fa, sarebbe sembrato surreale, eppure è quanto sono stati costretti a fare i francesi domenica

tempo di lettura 4 minuti

Il silenzio fa rumore. Questo originale aforisma sembra tuttavia ben poca cosa rispetto a quanto “non” è stato raccontato prima, durante e, soprattutto, dopo la colossale marcia di protesta di domenica scorsa a Parigi, contro la legge di bioetica targata Macron,

Il disastroso presidente che, come spiegato ieri, è riuscito a inimicarsi praticamente tutto il Paese (a eccezione dei potentati economici e finanziari), dall’alto del suo 6,9% di consensi residui che i francesi gli riservano, ha pensato bene di dare un contentino alle frange radicali. Ecco così nascere una legge (che piacerebbe certo alla Cirinnà) che estende la procreazione medicalmente assistita anche alle donne single, alle coppie lesbiche e che consente, quindi, di fatto la procreazione senza padre: primo passo (anche se non dichiarato) verso la maternità surrogata e la pratica dell’utero in affitto (questa volta per coppie gay).

La risposta nelle piazze e nelle strade parigine (non è bastata una sola piazza per contenere tutti) è stata massiccia, oceanica (come testimoniano le immagini di questo video) e pacifica, a differenza di tante altre svoltesi nella capitale francese. Eppure, qui da noi, tutti zitti, nessuno dei principali media italiani ne ha parlato, fatta eccezione per il cattolico Avvenire.

41mila persone, secondo la Prefettura, poco più della metà secondo la Presidenza del Consiglio francese… ma a guardare le immagini del serpentone umano, a noi e agli organizzatori sono parse francamente di più, molte di più.

Al limite, però, il numero esatto conta poco. Ciò che conta è che questa protesta contro la nuova legge scuote la Francia. Le 20 organizzazioni e associazioni che hanno organizzato la marcia, a iniziare da “Manif pour tous”, hanno in animo di tornare in piazza a manifestare, con lo slogan “Marchon Enfant” (in marcia bambini) che ricorda le prime due parole dell’inno francese (“Allons enfant”, andiamo ragazzi). Sugli striscioni apparsi domenica c’era scritto: “Libertà, uguaglianza, paternità”; “Società senza padre, società senza punti di riferimento”; “Un bambino non è un diritto, lui ha diritto a un padre” e “Fermate la provetta per tutte”.

Intanto la contestata proposta di legge radical-macroniana è all’esame del Senato, con un iter che si preannuncia comunque non rapidissimo, considerati i 280 emendamenti presentati dall’opposizione.

A differenza dei nostri, i media francesi un bel po’ di spazio, invece, lo hanno dato, anche se da quelle parti hanno molti altri problemi, scioperi e preoccupazioni. Per l’Italia, invece, che volete che sia la bioetica davanti alle ambasce di Gigino Di Maio, ai concerti delle sardine ma, soprattutto, rispetto al festival di Sanremo?

Ovviamente poco o nulla è rimbalzato anche sui social; persino le voci contrarie in questa occasione appaiono silenziate, come dire: meglio non far sapere in giro che, a un tiro di schioppo da noi, decine di migliaia di persone protestano contro quella proposta così simile a quelle depositate da tempo dalla sinistra radicale in Parlamento.

Oppure i media nostrani (già preoccupati per il futuro degli ex nipotini reali inglesi) si sono spaventati constatando che, in piazza, a Parigi, sono scese anche alcune associazioni marcatamente “progressiste”. Per non parlare di uomini di cultura e scienziati che pure hanno preso posizione pro-vita, dal filosofo Dominique Bourg a Jacques Testart, massimo studioso della fecondazione in vitro, con tanto di commenti ospitati da “Le Monde”.
Anche questa potrebbe essere una chiave di interpretazione per questo “silenzio stampa” così massiccio da far impallidire persino la censura cinese.

Lascia un commento