Ludopatia: ammalarsi non è un gioco

Il gioco d’azzardo sta diventando un’autentica piaga sociale che colpisce più di un milione di italiani, sempre più giovani e... sempre più poveri

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Prima parte –
Si potrebbe dire tranquillamente che ha i numeri di una epidemia. La ludopatia in Italia conta 1.300.000 malati (appena 12.000 in terapia), consumatori abitudinari di ogni genere di illusione, buttano via stipendi, pensioni, risparmi e, molto spesso, anche i soldi prestati da usurai senza scrupoli bruciando miliardi. Il 2018 ha fatto registrare un aumento del 3% rispetto all’anno precedente, per un volume totale di denaro giocato di 106,8 miliardi di euro. Solo 3 anni prima la cifra non superava gli 84,3 miliardi di euro. In pratica, è come se ogni italiano scommettesse (e perdesse) un totale di 1.780 euro all’anno.

Il dato più allarmante arriva dai giovanissimi: circa il 40% di loro ha giocato almeno una volta nel 2018, un ulteriore dato molto preoccupante emerge dai bambini tra i 7 e i 9 anni: 400.000 sarebbero già stati “iniziati” almeno una volta, da genitori, nonni, fratelli o amici, al gioco d’azzardo, attraverso gratta e vinci, superenalotto, slot machine sul telefonino e scommesse varie.
Per approfondire questa tematica abbiamo rivolto alcune domande all’avvocato Giulio di Matteo e alla dottoressa Renata Trombi a margine del convegno “Ludopatia oltre le parole” che si è svolto a Garda.

La dottoressa Renata Trombi

Dottoressa Trombi, la ludopatia ha ormai numeri molto preoccupanti.

«È la stampella per un male di vivere di persone che hanno alle spalle problemi importanti, traumi mai risolti o mai presi in considerazione; molto spesso, dal vissuto di queste persone, emergono storie in cui sono rimasti vittime di bullismo, violenze private, abusi. In altri casi la stampella si chiama alcolismo, anoressia o bulimia oppure, nei casi più gravi, droga. Oltre a questo, c’è il grosso problema del giudizio negativo che incombe sul “giocatore dipendente”, che non ne aiuta il recupero psicologico. Queste persone, spesso giudicate pesantemente sotto il lato morale, sono da considerarsi dei malati a tutti gli effetti, vittime degli eventi capitati nella loro vita che li hanno portati, progressivamente, a questo tipo di compulsione».

Anche i dati sui minori sono sconcertanti…

«Abbiamo riscontrato molte volte delle cattive abitudini degli adulti che, magari involontariamente e inconsapevolmente, fanno percorrere ai bambini un vero e proprio cammino di iniziazione al gioco d’azzardo. Al nipotino o all’adolescente, vengono fatti inviti a scegliere un “gratta e vinci” o ad aiutarli nelle scommesse o alla slot machine. Fatti di questo tipo, ripetuti costantemente con una certa frequenza, portano il fanciullo a prendere troppa confidenza con gli strumenti dell’azzardo, creando piccole abitudini che possono essere molto rischiose. Poi ci sono i minori abbandonati davanti a computer, tablet e smarthphone, in balia di un mondo dove possono trovare di tutto…».

L’avvocato Giulio di Matteo

Avvocato Di Matteo, il gioco on line è sempre stato considerato un angolo oscuro di questa tematica, difficilmente controllabile sia il giocatore che il gestore.

«Molti sostengono che sia “il futuro”. Di sicuro ha una diffusione pazzesca e incontrollabile. Con l’on-line puoi giocare a qualsiasi cosa e a qualsiasi ora. Dobbiamo anche riflettere sul fatto che lo Stato, non avendo controllo totale su tutti i siti del settore, ha dovuto mettere in atto una scelta drastica. Tentando di recuperare una fiscalità che gli sfuggiva di mano, ha dichiarato illegali quelli con estensione “.com”. Così, molti di questi hanno semplicemente riaperto il sito con altre estensioni. Alcuni si sono adeguati al fisco italiano, altri continuano a lucrare su questo settore mantenendo le sedi legali a Cipro, Cayman, Malta o in altri luoghi dove le leggi e la fiscalità li avvantaggiano».

L’esplosione del gioco d’azzardo ha portato alla crisi dei Casinò?

«Verissimo. Tutti i casinò in Italia sono in profonda crisi. Personalmente sono stato presidente del Casinò di Campione d’Italia nel 2012 e amministratore unico di Saint Vincent dal marzo del 2017 all’ottobre del 2018, in quest’ultimo periodo sono stato anche presidente di FederGioco, certe crisi le ho vissute dall’interno e francamente erano prevedibili».

Quali le cause principali?

«Sono facilmente comprensibili. Perché devo fare tanti chilometri, per raggiungere i Casinò vicini ai confini dell’Italia del nord, se posso soddisfare la mia voglia di gioco a poche centinaia di metri da casa o direttamente sul computer? Perché dovermi fare accreditare con i miei dati anagrafici (tutti i casinò prevedono l’identificazione dei clienti), se posso giocare in completo anonimato sotto casa? I giochi classici dei vecchi Casinò, poi, stanno diventando arcaici, obsoleti, sul mercato ci sono strumenti che richiamano maggiormente il giocatore medio».
(1 – Continua)

 

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