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Scenari di guerra 4: il bastone e la carota, il fumo e l’arrosto

Sinterizzando al massimo, questi sono gli elementi che caratterizzano le crisi in corso, peraltro strettamente collegate tra loro

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Ultima parte – 
Dopo aver analizzato l’origine della divisione e del contrasto all’interno del mondo islamico, dopo aver chiarito i giganteschi interessi economici che si nascondono dietro ai conflitti e dopo aver anche conosciuto alcuni degli attori “nascosti” che agitano la destabilizzazione… oggi cercheremo di capire meglio alcune scenari strategici e a che conclusioni potrebbero portare.

FUMO E ARROSTO

Iniziamo da “il fumo e l’arrosto”, ovvero la guerra in Libia. Sappiamo che qui si scontrano due fazioni: la prima fa capo ad Al Sarraj, riconosciuto dall’Onu e dall’Europa, aiutato prima dalla Francia ora apertamente dalla Turchia e dai Fratelli musulmani. L’altra fa capo al generale Haftar, appoggiato dall’Egitto, dalle fazioni salafite (saudite) e ora anche dalla Russia.

Abbiamo già scritto che Turchia e Russia hanno interessi economici e politici convergenti, basati sulle vie del gas, per cui mai si scontreranno militarmente in terra libica. Infatti, da domani, scatterà, volenti o nolenti, il cessate il fuoco. Il fumo della guerra lascerà il posto all’arrosto degli interessi economici.

Però, quale sarà la soluzione definitiva? Molto probabilmente si arriverà a una spartizione del Paese. Peraltro – come ha fatto notare giustamente il generale Vincenzo Camporini su La7 – Cirenaica e Tripolitania sono sempre state divise. Il fatto che Erdogan si sia precipitato a Tripoli, dopo che Putin aveva appoggiato Bengasi, spinge a ipotizzare un passo quasi concordato per avere due garanti nella regione.

Così sarebbero salvaguardati gli interessi egiziani e quelli turco-russi sul controllo del gasdotto mediterraneo.

Per l’Europa non cambia niente, ma per l’Italia? È un bel rischio, perché nessuno, evidentemente, ha informato quel macaco di Conte che tutti gli interessi ENI sono in Tripolitania e lui è riuscito a offendere e inimicarsi proprio Al Sarraj ricevendo il suo rivale della Cirenaica. Complimenti.

BASTONE E CAROTA

Veniamo al bastone e alla carota. Questa allocuzione, originalmente di Churchill poi ripresa da Mussolini, pare sia diventata il motto e la strategia di politica estera di Donald Trump. Ha fatto così con la Cina (sanzioni, poi accordo), con la Corea del Nord (minacce poi accordo), ora ci riprova con l’Iran; solo che, questa volta, con l’omicidio di Soleimani, l’ha fatta un po’ troppo grossa.

La domanda che tutto il mondo si è posto è: perché? Quassem Soleimani era sicuramente una figura leggendaria, non solo nel suo Paese; ma era anche l’uomo che garantiva un equilibrio nel complesso sistema dei rapporti religiosi, politici e militari dell’Iran. Era, poi, l’unico interlocutore capace di rapportarsi con i Paesi ostili: Arabia Saudita e USA… Perché ucciderlo? Cosa stava facendo in Iraq di così grave?

Vi forniamo la nostra ipotesi. Nel 2015, quando l’Isis (a margine del conflitto siriano) aveva conquistato quasi tutto l’Iraq settentrionale distruggendo città e massacrando popolazioni inermi, il generale Soleimani era riuscito, a organizzare a Baghdad le milizie siite (iraqueni del sud) equipaggiate e addestrate dall’Iran e, con esse, era riuscito ad avere la meglio sui fondamentalisti islamici (appoggiati anche da mercenari americani e inglesi che furono lasciati uscire indenni). Da allora era diventato il punto di riferimento di un progetto militare e politico che prevede la fusione delle milizie sciite libanesi, siriane, iraquene e iraniane in un’unica forza militare di pronto intervento.

Il progetto militare di Soleimani andava di pari passo con quello politico e sociale di Hezbollah (di cui abbiamo parlato ieri) e costituisce (ancora oggi) l’incubo degli ambienti militari israeliani.

Non abbiamo prove, non ne parla nessuno… ma che la testa di Soleimani sia stata chiesta da Netanyahu (nell’ambito di accordi, obblighi o ricatti, tra Usa e Israele) ci pare l’unica ipotesi plausibile.

LA SCELTA DI TRUMP

La bastonata è stata pesante… la carota quale sarà? Difficile dirlo oggi, ma l’Iran ne meriterebbe una grande e ricca. Dove lo trovate voi un nemico che prima di bombardare vi avverte affinché tutti si possano mettere in salvo? Mai gli americani hanno fato così (anche noi italiani lo sappiamo bene).

L’Iran sta impartendo al mondo intero una lezione di dignità, di serietà e di prudenza, avendo subìto un torto che, storicamente, può essere paragonato solo all’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando, a Serajevo, che scatenò la Prima guerra mondiale.

Gli ayatollah hanno mantenuto i nervi saldi, anche difronte alle menzogne che piovevano dai media di tutto il mondo, mentre nei suoi sproloqui elettorali, tra cow-boy e minatori, Donald Trump ha minacciato nuove sanzioni (ma ha parlato anche di possibili accordi).

Un “risarcimento” per la morte di Soleimani gli Usa dovranno concederlo. Basterebbe che Trump prendesse atto di ciò che Putin ha capito da almeno 10 anni, ovvero che il mondo islamico sciita è l’unico vero baluardo contro l’estremismo salafita e il terrorismo jihadista. Continuare con le sanzioni per compiacere l’Arabia e con la pressione militare per tranquillizzare Israele, servirà solo a far vendere petrolio e gas a prezzo ribassato alla Cina e a mantenere una inutile tensione nella regione. Conviene tutto questo a Trump?
(4 – Fine)

 

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