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Emilia-Romagna: ecco cosa teme Bonaccini

I sondaggi lo danno in testa, forse perché il candidato del Pd ha deciso di togliere il logo del partito e di vietare l’ingresso in Regione a Zingaretti e a qualsiasi ministro del governo Conte...

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Superate le vacanze di fine anno, entra nel vivo la campagna elettorale per le regionali in Emilia-Romagna. Ormai noti i candidati a presidente e le liste ci si appresta alla voltata per questa consultazione che, al di là dei tanti proclami sui suoi limiti “locali”, influirà sicuramente sulla sorte del già traballante governo rosso-giallo di Giuseppe Conte.

Sostanzialmente una sfida a due, tra Stefano Bonaccini del Pd e Lucia Borgonzoni della Lega, anche se ufficialmente i candidati sono 7. Degli altri 5 il più quotato è, senza dubbio, il grillino Simone Benini, chiamato a trasportare la croce del molto probabile ennesimo flop del Movimento 5 Stelle. Corsa solitaria per i grillini, come richiesto dalla base tramite la Piattaforma Rousseau, anche se qualche ex esponente è stato arruolato da Bonaccini per la sua lista civica.

Altri 3 candidati prendono voti a sinistra: Marta Collot di Potere al Popolo (alle politiche del 2018 aveva ottenuto 29.525 voti), Laura Bergamini per il Partito Comunista (16.833 voti alle politiche e 25.291 alle europee) e, infine, Stefano Lug di Rifondazione Comunista con la lista L’Altra Emilia Romagna. Conclude il quadro degli outsider, Stefano Battaglia del Movimento 3 V (Vaccini Vogliamo Verità) destinato a raccogliere una manciata di consensi tra i delusi dei 5 Stelle.

Proprio il bacino elettorale dei 5 Stelle è al centro delle mire sia del centrosinistra sia del centrodestra. Ma cosa faranno i quasi 300 mila elettori che ancora avevano scelto il Movimento alle europee del maggio scorso? I voti raccolti da Benini sono da considerarsi “tolti” a Bonaccini o alla Borgonzoni?

Inutile dire che il presidente uscente conta molto sul “voto disgiunto” in nome della coalizione di governo; ovvero sulla possibilità che qualcuno voti la lista M5S ma indichi il suo nome come presidente… Ipotesi alquanto balorda che è più facile possa realizzarsi con gli elettori comunisti che non con lo “zoccolo duro” di chi insiste a credere nel Movimento di Grillo e Casaleggio.

Nei sondaggi Bonaccini viene dato sempre in vantaggio di un paio di punti, ma su questo dato pesano alcune incognite. In altre circostanze il centrodestra è stato sottovalutato nei sondaggi e persino negli exit poll. È avvenuto anche di recente, in Umbria, dove lo scarto tra il centrodestra e il centrosinistra era dato di 3-4 punti e poi, alla fine, è stato addirittura di 20 punti.

I numeri che fanno paura alla sinistra sono quelli delle ultime elezioni: politiche 2018 (78,3% dei votanti: 838.049 voti per il centrodestra rispetto ai 780.600 del centrosinistra e 698.204 del M5S); Europee 2019 (67,3% dei votanti: centrodestra 1.006.495 di voti contro gli 891.286 del centrosinistra, con M5S a 290 mila).

Si capisce, quindi che molto dipenderà dalla percentuale dei votanti: più sarà alta e maggiori saranno le probabilità di vittoria del centrodestra, mai come questa volta vicino a un risultato “storico” che sarebbe, al contempo, “catastrofico” per la sinistra che qui ha la sua cassaforte economica e imprenditoriale, come abbiamo documentato con un’ampia inchiesta.

Indubbiamente Bonaccini è preoccupato, al punto da essersi “smarcato” dalla identità Pd. Il suo è il gioco “alla Sala” (non per nulla chiamato a fargli da testimonial), che vuole proporsi come buon governo staccato dalle beghe romane e affrancato dalla egemonia “del Partito”. Questo spiega lo slogan, i manifesti verdi stile vecchia Lega, l’assenza del logo Pd abbinato al suo nome e al suo volto.

Bonaccini, poi,  è stato categorico, non vuole Zingaretti né alcun ministro in giro per le strade dell’Emilia e men che meno Conte… Ogni volta che un ministro o un esponente romano del Pd apre bocca sono voti persi. Vietato l’ingresso in Emilia anche a Renzi e alle sue donne! Mentre, una volta finite le vacanze, smaltite le sbornie e i cenoni… spera nel ritorno in piazza delle sardine ben pasciute,che  hanno già “raccolto” 50 mila euro per il concerto finale della sua campagna elettorale.

Comunque sia e comunque vada a finire, la campagna elettorale di un candidato che si vergogna del partito e – peggio ancora – del governo a cui appartiene, passerà alla storia e potrà essere oggetto di analisi socio-politica e comunicativa nelle Università emiliane.

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