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Rinascita della Calabria? Forse ora si può sperare

334 arresti per ndrangheta; terremoto al comune di Villa San Giovanni; 29 indagati al comune di Catanzaro... Il tutto a un mese da elezioni che potrebbero cambiare la scena politica

tempo di lettura 5 minuti

Dal nostro corrispondente.
Il conto alla rovescia per le regionali calabresi scorre inesorabile. Tra poco più di un mese la Regione avrà un nuovo governo, ma nessun corno di guerra ha richiamato ancora i sostenitori dei partiti all’adunata per conquistare il maggior numero di preferenze. La campagna elettorale è talmente silenziosa da non percepirsi.

Questo silenzio imbarazzante è stato rotto in maniera clamorosa dalla maxi-operazione antimafia di quattro giorni fa, denominata “Rinascita Scott”, condotta dal procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri. A essere colpita è stata la famiglia Mancuso operante nella provincia di Vibo Valentia.

Fin dalle prime notizie si è subito intuito che non si trattava di un’operazione “ordinaria”, di quelle che in Calabria avvengono quasi a cadenza mensile, bensì di un tentativo di “scacco al re” con il quale Gratteri sostiene di aver messo all’angolo i Mancuso, a partire dal “boss” Luigi.

I numeri di “Rinascita Scott” sono notevoli: 334 arresti, 416 indagati, 15 milioni di beni sequestrati, oltre 5 milioni di pagine di atti e notifiche trasportate con i blindati, 3000 uomini dello Stato impiegati per un’operazione anticipata di 24 ore a causa di una fuga di notizie, che poteva mandare tutto in fumo. Il risultato che emerge dalle indagini è quello di un’associazione criminale, che si insinua nei centri di potere e tratta con la politica e la pubblica amministrazione.

Tra arrestati e indagati non si guarda in faccia a nessuna parte politica o istituzionale: ci sono il sindaco di Pizzo, ex parlamentare di Forza Italia, come l’ex comandante del reparto operativo dei Carabinieri di Catanzaro. Ma ci sono soprattutto esponenti importanti della sinistra, come il segretario del Psi calabrese e promotore della ricandidatura del presidente della Regione uscente, il Pd Mario Oliverio, e l’ex vicepresidente Pd della Giunta regionale, Nicola Adamo. Infine, va segnalata l’iscrizione nel registro degli indagati anche del gran maestro onorario della massoneria (GOI) di Vibo Valentia, Ugo Bellantoni.

“Rinascita Scott” non è stata l’unica operazione di rilievo degli ultimi giorni in Calabria. Poche ore prima, nell’ambito dell’operazione “Cenide” era stato arrestato il sindaco di Villa San Giovanni, Giovanni Siclari (lista civica) con altri dipendenti e responsabili comunali, nell’ambito di un’indagine che riguarda l’esecuzione del progetto per la riorganizzazione dell’area Villa AGIP a opera della società Caronte & Tourist.

Il 13 dicembre, invece, a ben 29 dei 32 consiglieri comunali di Catanzaro (praticamente tutto il Consiglio…) era stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini con accuse, a vario titolo, di truffa aggravata per erogazione pubbliche, falsità ideologica, uso di atti falsi.

Gli indagati non sono automaticamente colpevoli, i processi chiariranno le posizioni, ma questa situazione giudiziaria, a livello politico, è quantomeno allarmante oltre che imbarazzante per tutti i partiti.

Questo è il racconto di appena 15 giorni in Calabria con tre provincie su cinque: Catanzaro, Reggio e Vibo Valentia, che si ritrovano al centro di indagini che coinvolgono la pubblica amministrazione. Il tutto, ripetiamo, a un mese dall’appuntamento elettorale che deciderà in che modo i calabresi vogliono pensare al loro futuro.

Oggi questa terra ha bisogno più che mai di cambiare aria. Non si tratta di una battaglia di destra o di sinistra, ma di una necessità concreta perché continui a sopravvivere la legalità e la fiducia nelle istituzioni. Il quadro economico-sociale attuale è disastroso. La Calabria ha bisogno di una scossa per rinascere, di un netto cambio di direzione che coinvolga tutta la società, partendo da quei cittadini che con la ’ndrangheta devono convivere o che si trovano schiacciati tra le pressioni malavitose e l’insipienza dello Stato.

La malavita ha buon gioco quando lo Stato abdica e la politica si arrende (o si adegua). È indubbio che queste inchieste, ma in particolare quella condotta da Gratteri, lasceranno il segno sulla campagna elettorale. A partire dalla scelta del candidato della sinistra (che non potrà più essere Oliverio), mentre il centrodestra ha deciso di puntare su di una donna (e sarebbe la prima volta di una presidente donna in Calabria): Jole Santelli.

Anche questa candidatura, così come la presenza per la prima volta alle regionali della Lega, sono un segno di discontinuità con un passato (e un presente) del quale la maggioranza dei calabresi vogliono disfarsi.

 

 

 

 

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