Chi ha paura di Checco Zalone?

La canzoncina “Immigrato”, trailer del prossimo film “Tolo tolo”, scatena le ire dei benpensanti politicamente corretti ma piace agli italiani (5 milioni di visualizzazioni)

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È davvero paradossale la polemica che si sta sviluppando attorno alla canzone “Immigrato” con cui Checco Zalone ha voluto promuovere l’uscita del suo prossimo film: “Tolo tolo” che sarà al cinema il prossimo 1 gennaio.

Tutti conoscono il modo di fare satira del comico pugliese: senza risparmiare nessuno, ironizzando a destra e a sinistra, spesso contro il politically correct, utilizzando il buonsenso comune, una certa ingenuità surreale ma, soprattutto, guardando ai casi della vita reale del popolo.

La canzone “incriminata”, che fa un po’ il verso ad alcune ballate di Celentano, racconta le recriminazioni di un italiano alle prese tutto il giorno con un immigrato («Quanti spiccioli ti avrò già dato… Immigrato… Mi prosciughi tutto il fatturato»). La mattina al supermercato gli vuole mettere via il carrello; al distributore di benzina lo vuole aiutare a fare il pieno; al semaforo gli vuole pulire il vetro e, poi, la sera lo trova a casa invitato dalla moglie che “gradisce molto” la sua presenza, anche nel letto.

Nella canzone Zalone chiede all’immigrato perché ha puntato proprio lui, anziché andare da un rumeno o da un pakistano. La risposta dell’immigrato è “prima l’italiano”. La canzoncina si conclude con uno sconsolato Checco che s’interroga «Immigrato… Chi ha lasciato il porto spalancato?… Immigrato… Ma non ti avevano rimpatriato?».

Apriti cielo… ben due riferimenti alla politica salviniana. Roba da arresto immediato e pubblica gogna in una piazza di sardine. “Sono solo canzonette” diceva Bennato? Non scherziamo, i Guardiani del politicamente corretto si sono scatenati sul serio tacciando il video di razzismo.

Scaglia anatemi l’ex presidente della Rai, oggi deputato del Pd, Roberto Zaccaria, presidente del Cir (Consiglio italiano dei rifugiati) «Il trailer di Checco Zalone per il nuovo film? Quella non è una provocazione. È una giustificazione del razzismo, direi quasi un’istigazione al razzismo». L’articolo prosegue così: «L’ex presidente della Rai è rimasto colpito in particolare dalla scenetta finale, con lo straniero coricato insieme alla consorte del comico. “Continuano a ripetermi: ma guarda che è satira, è un ribaltamento dei luoghi comuni. Io non credo proprio”. Per il capo del Cir “la satira è un’altra cosa, si rivolge contro i potenti e il potere in generale, non contro i soggetti più deboli”. E aspettare di guardare il film prima di giudicare, presidente? “Certo, andrò al cinema. Vediamo se la morale è diversa dal trailer. Ma sa una cosa? Sono convinto che rideranno molto di più coloro che pensano che l’immigrazione sia un grave problema, che condannano l’invasione rispetto a chi sostiene una forma regolare di accoglienza”».

Si levano però anche voci a difesa, come quella del regista Enrico Vanzina, mentre non è male lo scontro tv tra due giornalisti con visioni opposte: Cappezzone contro Cazzola.

Equilibrato Luca Bottura su Repubblica, che scrive: «Nel video, esilarante, il comico giochicchia con tutti i peggiori luoghi comuni sugli stranieri e ne trae una canzone che sembra scritta da Salvini. A ‘sto giro, però, persino i sovranisti si sono accorti della satira su di loro, e non plaudono, mentre i famosi radical chic, forse storditi dall’essere al governo con quelli che stavano con la Lega, hanno alzato lai altissimi contro il presunto razzismo. Questo, almeno sui social. Al cinema, vedremo. Io sono già lì».

Vale, però, la pena di concludere ancora con una “perla” di Zaccaria: «Ho letto su Huffington post una ricostruzione di Giuliano Cazzola che ricordava come nei cabaret della Germania di Weimar si suonavano canzoncine ironiche sugli ebrei. Poi sappiamo come è finita. Ecco, il momento storico non mi sembra il più adatto per fare comicità su rifugiati e stranieri».

Stia tranquillo Zaccaria, perché Zalone non fa satira sugli immigrati, fa satira sugli italiani. Ma questo i Guardiani del politicamente corretto proprio non riescono a capirlo.

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