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Calabria: i due Mario hanno la faccia come i Bronzi

Dal nostro corrispondente a Catanzaro.
Mancano sei settimane al voto regionale in Calabria e la situazione di stallo sulla scelta definitiva di alcuni candidati sembra arrivata finalmente  a un punto di svolta. Attorno ai due principali poli sono spuntati ciclicamente nomi, più o meno conosciuti, che per qualche giorno sembravano favoriti ma che ora, pare, siano destinati a svanire nel dimenticatoio.

Il clima di incertezza che coinvolge i partiti maggiori, non tocca, invece, i due “Mario di Calabria”, che erano pronti fin da subito ad assumere le redini delle due coalizioni e ora non ci stanno a essere messi da parte.

Parliamo di Mario Oliverio e Mario Occhiuto, rispettivamente: il governatore uscente del Pd e l’attuale sindaco di Cosenza di Forza Italia. Fin dal primo istante entrambi hanno manifestato la volontà di voler intraprendere la corsa per la presidenza, ma qualcosa non è andato secondo i loro piani e ora si ritrovano a dover ricercare una soluzione politica adeguata.

Mario Oliverio, cosentino di San Giovanni in Fiore, ricopre il ruolo di Presidente della Regione dal 2014, quando stravinse le elezioni con un ampio 61,41% di consensi, ovvero 490.229 voti, il che voleva dire una larga fiducia da parte degli alleati e degli elettori. Durante il suo mandato, però, qualcosa si è rotto e, oggi, il governatore si deve barcamenare tra chi, localmente, lo vorrebbe ricandidare e la segreteria nazionale del Partito che punta, invece, a un altro nome, l’imprenditore Pippo Callipo su tutti.

Su Oliverio pesano tante responsabilità, le più significative sono sicuramente le vicende giudiziarie in cui è coinvolto. È di pochi giorni fa la chiusura delle indagini a suo carico con l’accusa di peculato per aver utilizzato fondi pubblici con finalità privatistiche nella partecipazione della Calabria al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Già prima, nel dicembre 2018, era stato coinvolto nell’indagine “Lande Desolate” per presunte irregolarità in alcuni appalti pubblici, con l’accusa di corruzione e atti contrari ai doveri d’ufficio che lo hanno costretto all’obbligo di dimora a San Giovanni in Fiore, fino al marzo 2018.

Nonostante questo, oggi Oliverio si ritrova con la volontà di candidarsi a costo di costruirsi una lista autonoma con cui poterlo fare, dato che il Pd sembra decisamente orientato su altri nomi.

Sull’altra sponda politica, anche Mario Occhiuto, sindaco di Cosenza per Forza Italia, ha ufficializzato da tempo la volontà di guidare il centrodestra alle elezioni, godendo del sostegno deciso del suo partito ma non della coalizione. Occhiuto è un nome che divide principalmente Lega e Forza Italia. Solo qualche giorno fa è giunta l’ennesima bocciatura da parte del partito di Salvini, ribadita anche nell’intorno a tre di ieri, ad Arcore, pare con successo questa volta.

La Lega, vuole un nome dietro al quale non si celino vicende giudiziarie, mentre su Occhiuto pesa un’accusa per bancarotta fraudolenta, nell’inchiesta sulla società Ofin, fallita nel 2014; accusa dalla quale dovrà difendersi in aprile, con l’inizio del processo.
Proprio questa spada di Damocle pare abbia convinto anche Berlusconi a puntare su Jole Santelli, parlamentare cosentina, più volte sottosegretario (anche nel governo Letta…)

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Vista la malaparata, da giorni ormai Occhiuto si dichiara pronto a correre anche da solo, sebbene  lo spazio per una lista civica nel centrodestra sia sicuramente più ristretto, rispetto a quello che potrebbe avere Oliverio nel centrosinistra.

Dunque, i due Mario, politicamente così diversi, sembrano vivere un destino che li accomuna e la loro pervicacia nel non riconoscere i problemi che sono alla base del rifiuto a candidarli ce li fa un po’ assomigliare – almeno per la faccia – alle celebri sculture esposte a Reggio Calabria: i bronzi di Riace.

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