Botticelli va in Cina, ma chi ci guadagna?

Nel prossimo settembre, a Hong Kong, si terrà una grande mostra dedicata alla pittura fiorentina del '400

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La notizia, di per sé, non può che rallegrare, perché rende omaggio a uno dei protagonisti della scena artistica del nostro Rinascimento, uno dei grandi pittori che, con i suoi capolavori, ha segnato la storia dell’arte, come Michelangelo, Leonardo e Raffaello.

Il problema comincia a porsi quando la notizia viene accompagnata da un accordo che prevede una partnership di 5 anni, siglato nei giorni scorsi ad Hong Kong, tra il responsabile del Dipartimento dei Servizi per la cultura (Lcsd) della grande metropoli asiatica e il direttore del complesso museale fiorentino degli Uffizi, Eike Schmidt. Proprio nell’ambito di tale accordo si terrà questa mostra che per la prima volta porterà in Cina il nostro Rinascimento.

In altri tempi ci si sarebbe accontentati di definirlo un “solido ponte culturale tra Occidente e Oriente” ma con la situazione attuale di Hong Kong e con la Cina che invade sempre più l’Europa, ogni accordo suscita sospetto e un certo timore.

Inoltre, è la prima volta che gli Uffizi stringono una partnership a così lungo termine con un’istituzione straniera, finora gli accordi erano sempre stati di breve durata e di reciproco scambio. Lecito, quindi, chiedersi: l’autonomia del direttore (oltretutto non italiano) è tale da consentire di effettuare simili operazioni? Il governo è stato avvisato? C’è stato un placet del ministero dei Beni Culturali?

In base all’intesa, gli Uffizi collaboreranno con Lcsd per organizzare anche altre esposizioni a Hong Kong e predisporre scambi culturali, visite reciproche e occasioni di studio tra i funzionari dei due poli, attraverso un programma di “gemellaggio museale”. Per parte sua, Lcsd sosterrà economicamente la missione e le attività strategiche degli Uffizi. In occasione della prima mostra, nel 2020, elargirà un contributo di 600mila euro.

Il Memorandum è stato firmato durante la seconda edizione dell’Hong Kong Museum Summit, importante conferenza internazionale sui musei nell’ambito della quale Eike Schmidt dichiarato: «Siamo entusiasti di annunciare questa collaborazione con il sistema museale di Hong Kong». «Questo progetto strategico sarà strumentale per aumentare la conoscenza della cultura italiana nel mondo e per assicurare che l’Italia sia in primo piano negli scambi culturali nel XXI secolo».

Da parte sua il direttore di Lcsd, Vincent Liu, ha ribadito che: «Hong Kong ambisce ad avere un ruolo di punta nello sviluppo del settore museale. La partnership con gli Uffizi, la prima del suo genere, beneficerà non solo il sistema museale di Hong Kong, e stabilirà un modello positivo di collaborazione per la regione».

«Il 2020 sarà l’Anno della Cultura e del Turismo Italia-Cina» ha aggiunto Clemente Contestabile, Console generale italiano a Hong Kong «La collaborazione strategica avviata con Lcsd fa compiere un salto di qualità alla nostra promozione culturale a Hong Kong, città che sta vivendo un momento difficile e che guarda con ammirazione allo straordinario patrimonio culturale italiano».

Fin qui pare tutto molto bello, qualche dubbio però è lecito averlo. Il contributo economico di 600 mila euro coprirà appena le spese e poteva benissimo essere trovato con sponsor privati in Italia. Gli Uffizi e l’Italia, quindi, non sembra che ci guadagnano né economicamente, né in termini di visite se spostiamo i nostri capolavori all’estero.

Alla fine, come sempre, è solo la Cina che ci guadagna, soprattutto per prestigio e per “incoming” turistico (l’arte italiana può far muovere milioni di persone nel continente asiatico).

Intanto dagli Uffizi fanno sapere che, per la mostra di Hong Kong dedicata a Sandro Botticelli e alla pittura fiorentina del ‘400, la lista definitiva delle opere da trasferire «è in corso di elaborazione» e tengono a precisare che non lasceranno la Galleria fiorentina «capolavori identitari del museo come la Venere, la Primavera, l’affresco dell’Annunciazione, così come la Madonna del Magnificat e la Madonna della Melagrana, o altre opere di grandi dimensioni». Vogliamo sperarlo, ma sarà bene tenere alta l’attenzione.

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