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Il Metodo Trump

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Cosa c’entra Trump con Totti? Nei fatti un fico secco, ovvio; a maggior ragione per questo, da romanista e fanatico tottiano so bene che per molti questo paragone rasenterà la blasfemia, ma tant’è. Ricordate il «vi ho purgato ancora» che il Capitano rivolse ai tifosi della Lazio dopo la vittoria nel derby del ’99? Ecco, in quello e in altri gesti di sfottò agli avversari e insieme di estremo godimento per il proprio popolo, c’è molto del Metodo Trump. Anzi, per dirla giusta nel Metodo Trump c’è molto di quei gesti.

Prendiamo il fotomontaggio che Trump ha twittato mercoledì scorso, quello nel quale ha messo la sua faccia su una celebre fotografia che ritrae Sylvester Stallone nelle vesti di Rocky: sono bastati un pugno di minuti perché rimbalzasse da una parte all’altra del mondo, ripresa da televisioni, giornali e siti web i cui analisti si sono scervellati per trovare un nesso, il motivo che ha spinto il presidente degli Stati Uniti a pubblicare un contenuto del genere.

 

 

 

 

 

Chiaramente la quasi totalità del mainstream non si è avvicinata nemmeno per sbaglio a un’interpretazione plausibile, fermandosi al commento sprezzante sintetizzato dal paragone con Obama, che ormai è diventato il Mussolini dei radical chic, che lo rimpiangono a suon di «quando c’era lui…», evocandone la retorica pacata, il suo essere sempre così giusto, perfetto, ecco sì, politicamente corretto. Un’ubriacatura talmente forte e diffusa da aver fatto diventare politicamente corrette perfino tutte le bombe (27.171 nel solo 2016) sganciate su ben 7 paesi nel corso degli otto anni della sua presidenza.

Ma torniamo a Trump, e cerchiamo di analizzare dal punto di vista della comunicazione politica i diversi significati che possiamo attribuire al fotomontaggio Donald – Rocky.

Irridere gli avversari, galvanizzare il proprio popolo

Essendo probabilmente il personaggio più insultato al mondo, Trump gode nel far rosicare i propri detrattori. Non appena entrò nel mondo del business capì che avrebbe potuto sfondare solamente se avesse investito sul proprio brand, motivo per il quale diede in pasto ai media gran parte della propria vita privata.

Nonostante la grande visibilità, da sempre il suo grande cruccio è stato quello di non sentirsi mai completamente accettato dagli ambienti top, cosa che gli accade anche adesso. Per lui, infatti, essere diventato presidente è una grandissima rivincita personale, che probabilmente cominciò a desiderare più di qualsiasi altra cosa dalla sera del 30 aprile 2011, quando venne ridicolizzato in pubblico proprio da Obama durante la cena dei corrispondenti alla Casa Bianca.

Spostare l’attenzione

Qualcuno di voi probabilmente ricorderà Sesso e Potere, un film del 1998 liberamente ispirato allo scandalo Clinton-Lewinsky, in cui Robert De Niro interpreta uno spin doctor che si servirà di un produttore cinematografico – Dustin Hoffmann – per mettere in scena una guerra inesistente in Albania. Motivo? Fare in modo che i media non parlino di uno scandalo sessuale che ha travolto il presidente a due settimane dalle elezioni.

Vi ricorda qualcosa? Mi immagino Trump e i suoi collaboratori a scompisciarsi mentre leggono i commenti inviperiti di commentatori e avversari: «guardateli, invece di pensare a impeachment e campagna elettorale sono tutti impegnati a parlare dei muscoli che non ho!».

Prova di forza

Esibire i muscoli, anche se non suoi, in un momento come questo ha un significato preciso: se voi picchiate forte io meno ancora di più. In questo senso, nell’immagine ci sono altri dettagli da non trascurare:

  • il ring, che nella foto originale non c’è: averlo inserito è un rafforzamento del concetto di presidio del campo di battaglia;
  • al di là dell’amicizia con Stallone, la scelta di Rocky non è assolutamente casuale, in quanto si tratta di un personaggio che sintetizza diversi significati intrinseci nei quali lo stesso Trump si immedesima:
  1. rappresenta l’emblema di colui che si rialza dopo essere caduto
  2. è noto per essere un grande incassatore
  3. ha sempre ribaltato i pronostici

 

Questa breve analisi potrà certamente esservi utile per comprendere la mole di lavoro che c’è dietro alla comunicazione politica di un leader come Donald Trump, che non certamente a caso è riuscito a sovvertire gli equilibri del sistema avendo contro tutto il maintream. Ogni tweet, anche quello apparentemente più insensato, è frutto di una strategia che ha un obiettivo preciso: monopolizzare il dibattito, catalizzando tutta l’attenzione su Donald J. Trump. Non una volta, ma ogni santo giorno.

Una delle tante conferme della bontà di questa tattica sta nella prima riga della lettera con cui Bloomberg annuncia la propria candidatura: non un sogno o una vision, ma sempre lui, Donald Trump, che per gli avversari è diventato un’ossessione, se non una vera e propria frustrazione.

Per tutti questi motivi non mi stupirebbe se, in caso di vittoria, la notte del 3 novembre del 2020 Trump festeggiasse postando il nostro fotomontaggio di oggi sovrastato dalla scritta I purged you again!!!

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