Piazza Fontana mezzo secolo dopo

La stagione dei libri per chiudere quella dei processi infiniti

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Tra pochi giorni saranno i 50 anni dalla strage di piazza Fontana. Quel 12 dicembre 1969 segnò l’inizio non solo di una lunga stagione di sangue, stragi e omicidi politici, ma marcò anche l’inizio di quella frattura tra politica, magistratura e società che, oggi, si percepisce quasi come un dato di fatto.

Da un lato potenti omertà e depistaggi, dall’altro processi iniziati e rinviati, ripresi e sospesi, fatti e rifatti. Con i cittadini a guardare stupiti un Paese che non è in grado di fare Giustizia per un reato (e quanti altri sono poi seguiti) così grave.

In questi giorni stanno uscendo ancora nuovi libri sulle inchieste e i diversi retroscena. Giorni fa ci siamo occupati di quello del giudice Guido Salvini: “La maledizione di piazza Fontana” (Chiarelettere). Quasi nello stesso momento, sempre a Milano veniva presentato: “Piazza Fontana per chi non c’era” (Nutrimenti) di Mario Consani.

Cronista giudiziario, Consani ha raccontando i processi milanesi più importanti degli ultimi vent’anni e, sulla strage di 50 anni fa, ha già pubblicato, nel 2005 il libro “Foto di gruppo da Piazza Fontana”. Abbiamo quindi voluto rivolgere anche a lui alcune domande.

Perché ha scritto questo nuovo libro?

«Credo sia necessario, passato ormai mezzo secolo dalla bomba che ha cambiato le sorti del nostro Paese, raccontare questa vicenda complicata a chi allora non c’era, perché proprio non era nato, ma anche a quelli che c’erano e, però, nel corso dei decenni hanno perso il filo di questa storia, che ormai non è più un mistero italiano».

Il libro ha la prefazione del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, come mai questa scelta?

«Non sono nato a Milano ma questa è la città che mi ha adottato più di 30 anni fa. Il libro vuol essere un piccolo contributo alla memoria di una vicenda che certamente è italiana ma, in primo luogo, milanese. Chiedere la prefazione al sindaco mi è sembrato il modo più naturale per introdurla».

Cosa c’è di particolare nel suo nuovo lavoro?

«Come dicevo, vorrei possa essere letto anche da chi non sa nulla di Piazza Fontana, in primo luogo i ragazzi del nuovo millennio. Non è semplice sintetizzare mezzo secolo di vicende, processuali e non, in 150 pagine. Spero di esserci riuscito».

Quali nuove rivelazioni deve attendersi il lettore?

«Il mio non è un libro-inchiesta, nessuna rivelazione dopo mezzo secolo… Però un aiuto concreto alla comprensione dei fatti così come emergono dalle carte e dai processi. A mettere la bomba furono i neofascisti veneti di Ordine nuovo, tra i responsabili ci furono Carlo Digilio, Franco Freda e Giovanni Ventura. I servizi segreti italiani, come minimo, coprirono le responsabilità. L’obiettivo dei terroristi e dei loro ispiratori era seminare terrore per bloccare una stagione di possibili riforme, ma fallirono».

Dopo mezzo secolo pensa sia arrivato il momento di chiudere questo doloroso capitolo?

«Come cronista giudiziario, ho iniziato a occuparmi di piazza Fontana a metà degli anni ’90. Già dieci anni dopo ne scrissi un libro. Con quest’ultimo lavoro credo di aver chiuso un cerchio…».

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