Sofia Loren in "La ciociara"

Basta violenza, non solo a parole

Palinsesti Tv ricchi di programmi sul tema dei femminicidi, con qualche reticenza e almeno una figuraccia

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Domani sarà la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Per l’occasione tutti i media si sono mobilitati con programmazioni speciali. In tutte le Tv sono previsti film, spot e dibattiti di ogni genere.

Raiuno, per esempio, prevede lo speciale di Petrolio, nel quale farà la sua ri-apparizione la “sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega alle Pari Opportunità” (ci vuole un’ora a scriverlo), Maria Elena Boschi (ci vuole un minuto a dimenticarla). Per fortuna, però, la vera protagonista non è lei, bensì Lucia Annibali, l’avvocato di Urbino (oggi deputata Pd) la cui drammatica storia è raccontata nella fiction “Io ci sono”, trasmessa sempre da Raiuno.

Mediaset sembra quasi voler ristabilire la par condicio trasmettendo il cortometraggio “Uccisa in attesa di giudizio”, prodotto dall’associazione Doppia Difesa di Michelle Hunziker e dell’avvocato Giulia Bongiorno (Lega), su Canale5.

In realtà, come detto, quasi tutti i programmi di tutte le emittenti (anche minori) sono orientati – con speciali, talk-show, documentari e altre iniziative – a dare rilievo a questa Giornata e al delicato tema della violenza sulle donne.

Manca totalmente, però, un qualsiasi programma dedicato alle violenze e a i soprusi che subiscono le donne in molti Paesi. Per esempio, là dove vige la legge islamica della Sharia. Oppure alla drammatica condizione delle donne violentate e torturate nei centri di accoglienza per migranti (sia in Libia che in Italia). Oppure, ancora, alla tratta di schiave del sesso controllata dalla mafia nigeriana.

La nostra attenzione, tuttavia, è stata catturata da una deplorevole “caduta di stile” (ammesso che ne abbia mai avuto) di Propaganda Live, su La7. Programma “cult” di una certa sinistra «colta, nostalgica e spocchiosa». Il conduttore, Diego Bianchi, in arte Zoro, partendo dalla risposta a un tweet di Matteo Renzi che citava una certa Lella, ha colto l’occasione per cominciare a canticchiare la popolare canzone in romanesco “Lella”, di Edoardo De Angelis, subito accompagnato dalla band musicale e seguito dal pubblico in sala che ha ritmato il ritornello “E te lo vojo dì che so’ stato io”. Persino Marco Damilano (direttore de L’Espresso) pur stentando un po’ all’inizio per la tonalità troppo alta, si è lasciato travolgere.

Il fatto è che “Lella” è una canzone che puoi cantare tutto l’anno, ma non alla vigilia del 25 novembre, perché è il racconto di un femminicidio, fatto in prima persona da un assassino non pentito che, dopo quattro anni, lo confessa a un amico, chiedendogli però di non rivelare nulla.

A voler essere troppo spiritosi si rischia sempre di scadere nel cattivo gusto, anche quando si è il prototipo del “politically correct”, come lo sono Diego Bianchi, Makkox e Marco Damilano.

Politicamente “scorretta”, invece, sembra essere la scelta di Rai Movie che trametterà (ma alle 14,25) “La ciociara”, il celeberrimo film con Sofia Loren e Jean-Paul Belmondo, per la regia di Vittorio De Sica. È la storia Cesira, giovane vedova, che lascia Roma per sfuggire ai bombardamenti e, insieme con la figlia tredicenne, si rifugia in un paese della Ciociaria. Quando arrivano gli Alleati saranno entrambe violentate dai soldati marocchini.

Si tratta di una pagina storica autentica e tragica per il nostro Paese, che fu raccontata da Moravia ma che, poi, è stata velocemente rimossa. Si tratta delle cosiddette “marocchinate”, le decine di migliaia di donne violentate (e talvolta uccise), 75 anni fa, dalle truppe magrebine al seguito dell’esercito francese che risalivano l’Italia con gli Alleati. Una vicenda vergognosa, archetipo di violenza e femminicidio, che si vuol far dimenticare perché due volte scomoda in quanto coinvolge gli alti gradi alleati (che non fecero niente per impedirle, né mai fecero nulla per punirle) e i magrebini che considerano le donne come “bottino di guerra”.

La tragica scia di violenze contro le donne iniziò in Sicilia, per proseguire in Campania; autentici orrori furono compiuti nei paesini delle province di Frosinone, Latina e Viterbo, per passare poi alla Toscana, in provincia di Grosseto e in provincia di Siena (vittime anche staffette partigiane), infine, persino sull’Isola d’Elba.

Nell’aprile del 1952, fu una deputata dell’allora Partito Comunista, Maria Maddalena Rossi, a denunciare in Parlamento le oltre 60.000 violenze subite da donne e bambini.

Un film, quindi, che sarebbe l’occasione per ricordare quanto il tema di questa Giornata sia un problema antico e molto serio. Quelli di Propaganda Live e il colto Marco Damilano avrebbero fatto bene a ricordarsene, invece di canticchiare “Lella”.

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