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Su Bibbiano e Forteto, il Pd rischia Emilia e Toscana

Due “bombe” sociali che il partito di Zingaretti cerca di disinnescare con il silenzio e l’ostruzionismo

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Bisogna riconoscere una certa coerenza del Pd dinanzi alle tragiche vicende relative agli affidi di minori. Silenzio e “ostruzionismo” nel caso Forteto, silenzio e “ostruzionismo” nel caso Bibbiano. Un gioco, questo, che porta ad allungare i tempi con l’inevitabile risultato di far entrare entrambe le vicende nella prossima campagna elettorale (il 26 gennaio si vota in Emilia e in primavera in Toscana).

In questi giorni si è tornati a parlare del Forteto, ma non perché sia finalmente partita la Commissione d’inchiesta approvata dal Parlamento nel febbraio di quest’anno. Bensì, per altri due motivi: la condanna definitiva di Rodolfo Fiesoli, il “profeta”, fondatore della discussa comunità del Mugello e le polemiche per alcuni incontri che si terranno in questo mese.

Partiamo dalla condanna a 14 anni, resa definitiva dalla Cassazione, per Rodolfo Fiesoli, il “guru” del Forteto. Si chiude così sul piano giudiziario la vicenda che ha visto compiere abusi e maltrattamenti nei confronti dei minori affidati alla comunità. Invece, non ha cominciato i suoi lavori la Commissione bicamerale d’inchiesta sulla vicenda del Forteto, a otto mesi dalla sua approvazione. Questo perché qualche partito non ha designato i commissari (indovinate chi?) e il Movimento 5 Stelle continua a “consentire” questo ostruzionismo.

Solitamente, quando un partito tarda, i presidenti di Camera e Senato “minacciano” di designare loro i commissari. Stavolta, invece, nulla; eppure la Commissione è stata approvata quasi all’unanimità con soli 4 astenuti (tra cui 3 di LeU) e doveva partire subito.

Quindi il voto favorevole del Pd va considerato solo come formale perché, dopo aver negato il commissariamento della comunità nella passata legislatura non poteva impedire l’approvazione della Commissione. Poi, però, ha pigiato il freno e, difatti, la Commissione ancora non è partita. Perché? Evidentemente è troppo scomoda, in quanto ha gli stessi poteri dell’autorità giudiziaria, ed è chiamata, fra l’altro, all’accertamento dei fatti e delle ragioni per cui le pubbliche amministrazioni e le autorità competenti interessate, comprese quelle investite di poteri di vigilanza, abbiano proseguito ad accreditare come interlocutore istituzionale Il Forteto, anche a seguito di provvedimenti giudiziari riguardanti gli abusi sessuali e i maltrattamenti perpetrati all’interno della comunità.

È questo il vero tema che spaventa il Pd. Da qui il silenzio. Silenzio anche sulla condanna di Fiesoli (con l’unica eccezione del sindaco di Firenze, Nardella, che però è parte civile nel processo).

Hanno invece parlato esponenti dei 5 Stelle ricordando di essere stati loro i promotori della Commissione d’inchiesta, ma non hanno detto nulla sul fatto che tale Commissione non sia ancora partita.

Il Pd ha, però, improvvisamente ritrovato la parola all’annuncio di un’iniziativa di FdI, che si terrà a Lucca, dal titolo “Dal Forteto a Bibbiano”. «Non consentiremo più al partito di Giorgia Meloni di continuare a coinvolgere il Pd e il centrosinistra nelle fake news di Bibbiano e di scrivere “le mani della sinistra sui bambini”. È una cosa orribile, una menzogna totale, che non può diventare un’arma politica utilizzata dalla destra».

Fa discutere anche un altro convegno, che si terrà il 30 novembre a Bergamo, dal titolo “Da Barbiana a Bibbiano” con riferimento a Don Milani, di cui alcuni dei fondatori del Forteto sono stati “cattivi allievi”. Immediata la reazione del presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi e persino del cardinale di Firenze, Betori. La questione, però, non riguarda gli insegnamenti di don Milani, ma i suoi “cattivi” allievi.

Al riguardo, il presidente dell’associazione Vittime del Forteto, Sergio Pietracito, ricorda la presenza del guru condannato, Fiesoli, nel CDA del Centro documentazione Don Lorenzo Milani, con tanto di gettone di presenza e la manutenzione di Barbiana operata da alcune vittime del Forteto. «Tutto ciò – osserva Pietracito – non è bastato alle vittime del Forteto per essere invitate quando, nel 2017, papa Francesco è salito fino a Barbiana per testimoniare pubblicamente l’opera meritoria di Don Milani. Nell’occasione abbiamo constatato la presenza di molti difensori del Forteto e, se non fosse stato per le nostre denunce, sicuramente il Fiesoli sarebbe stato il “gran cerimoniere” dell’evento con il Papa».

Pietracito aggiunge di aspettare l’inizio della Commissione parlamentare «per rendere pubblici i nomi dei notabili delle istituzioni mugellane che oggi si scandalizzano per l’accostamento di don Milani a Bibbiano e al Forteto ma che per 40 anni hanno permesso, speriamo non consapevolmente, che bambini e disabili fossero mandati all’inferno in terra, anziché aiutati come dovuto».

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