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ULTIM’ORA: Report dà ancora i numeri…

Ecco le cifre e le informazioni che dimostrano gli errori e le omissioni del "Teorema" sull'odio on line

tempo di lettura 8 minuti

Sui numeri non si dovrebbe fare confusione, eppure non mancano i casi in cui si cerca di manipolarli. Le tecniche di disinformazione possono riguardare anche le statistiche, soprattutto quando si cerca confondere, fornendo dati incompleti o relativi a totali diversi (per esempio dati mensili e dati quotidiani).
Quindi, ogni volta che leggiamo statistiche e interpretazioni, dovrebbe sempre scattare la verifica per capire se i dati sono completi, se la lettura è corretta oppure i dati vengono “forzati” per dimostrare una certa tesi.

Questo è ciò che abbiamo fatto con quello che chiameremo il “Teorema di Report”, basato sullo 0,26% dei follower attivi di Giorgia Meloni e sullo 0,67% dei follower attivi di Matteo Salvini.

Questa volta Ranucci si è avvalso di un altro “consulente”, il professor Matteo Flora, che ha pubblicato la sua analisi sui dati relativi ai profili Twitter della Meloni e di Salvini sul sito di Open (il giornale online di Mentana) per dimostrare «come alcune figure politiche (segnatamente Giorgia Meloni e Matteo Salvini) alimentino, ad opinione di alcuni (segnatamente Report e Alex Orlowski) il clima generico di odio e xenofobia». E poter poi concludere «il seguito di ambedue i soggetti politici analizzati ha un importante ruolo attivo nella condivisione di disinformazione, prevalentemente su base di discriminazione razziale».

Peccato però che questa conclusione sia ricavata da dati che non arrivano neppure all’1%. Vediamo ora, nel dettaglio quali sono le imprecisioni presenti nel “Teorema di Report”.

PRIMA IMPRECISIONE

Facciamo, però, subito notare una prima, sostanziale e grave confusione: secondo il Teorema sarebbero la Meloni e Salvini ad alimentare «il clima generico di odio e xenofobia», però il professore Flora, nella sua conclusione, parla dei “follower” e non di Salvini e Meloni, il che è cosa ben diversa. (Come dire che la Meloni alimenta la pornografia se l’1% dei suoi follower frequenta Pornhub…)

Andiam ora ad analizzare i dati. Scrive Flora: «L’analisi dei contenuti pubblicati dai 355.338 account attivi follower di Giorgia Meloni denota un seguito particolarmente prolifico nella condivisione di articoli. I primi 20 siti più citati nell’ultimo mese hanno ricevuto oltre 206.000 condivisioni, suddivise nei seguenti Top 20».

SECONDA IMPRECISIONE

Prima di addentrarci nell’esame di questi meraviglosi Top 20 facciamo notare che i dati del professore sono incompleti. Infatti, giustamente riduce il numero dei follower da quelli totali (che sono 832.000) ai soli “follower attivi” ovvero quelli che «hanno pubblicato qualcosa nell’arco di tempo preso in analisi, in questo caso l’ultimo mese». Quindi i “follower attivi” saebbero 335.338, ma il professore non ci dice quante sono le condivisioni totali effettuate in un mese da questi follower. Sappiamo solo che i primi 20 siti hanno ottenuto 206.000 condivisioni, ma se non sappiamo quante sono le condivisioni totali questo numero significa ben poco.

Per intenderci, se i follower attivi avessero una media di una sola condivisione al giorno, in un mese saremmo a più di 10 milioni di condivisioni (per la precisione 10.395.478). Se fosse un giorno sì e uno no saremmo a 5 milioni. Ma questo totale delle condivisioni non c’è.

Inoltre, non viene riportata nemmeno la media giornaliera delle condivisioni relative ai questi famosi 20 siti più citati. Media giornaliera che si potrebbe ricavare dividendo 206.000 per 31 giorni, il che ci dice che ogni giorno ci sono 6.645 condivisioni dei 20 siti più citati… su un totale di 335.338 follower attivi. Una nullità.

I dati forniti, quindi, sono incompleti e il sospetto che si stia usando una tecnica di disinformazione c’è, perché un italiano che legga velocemente la notizia, può pensare che quelle 206.000 condivisioni mensili dei siti più citati siano in strettissimo rapporto con i 335.338 follower che, invece, sono quotidiani (ecco la voluta confusione di cui dicevamo all’inizio.

Torniamo ora alla classifica dei 20 siti più condivisi da questi “odiatori”. Al primo posto c’è “Youtube” (!) davanti a “La Verità”; al quinto posto “La Repubblica”, al settimo l’agenzia Ansa, all’ottavo il “Corriere della Sera” e al tredicesimo “Il Fatto Quotidiano”…

Report, però, punta il dito su 3 siti: “imolaoggi.it” (al terzo posto con 12.017 condivisioni), “voxnews.info” (al sesto posto con 10.898), che replica invitando a trovare anche solo «1 notizia falsa pubblicata da questo sito nell’ultimo mese. Ma anche nell’ultimo anno, se preferisce»; e il quotidiano sovranista “stopcensura.info” (al ventesimo posto con 4.318). Questi organi di informazione vengono definiti «tre entità note per condividere disinformazione su base razziale».
Naturalmente saranno gli editori e i direttori delle testate in oggetto a querelare il programma e il suo autore.

TERZA IMPRECISIONE

A questo punto il professor Flora trae le sue conclusioni, sommando le condivisioni dei 3 siti e affermando solennemente: «Nell’ultimo mese sono state quindi 27.233 le condivisioni di contenuti di questo tipo veicolate dai seguaci di Giorgia Meloni, con un significativo contributo alla propagazione del clima offerto da queste news».

Però anche qui non spiega perché lo considera un dato “significativo”. Infatti può essere considerata tale una media giornaliera di 878 condivisioni di siti “cattivi” su 335.338 follower?
Stiamo parlando dello 0,26% del numero dei follower attivi.

Completata “l’analisi” (si fa per dire) dell’account di Giorgia Meloni, tocca poi a quelli di Matteo Salvini (dato mensile di condivisioni “sospette” pari a 122.100). Vi risparmiamo tutti i passaggi e arriviamo al dato finale per cui torniamo a chiedere: può essere considerata significativa una media giornaliera di 3.938 condivisioni di siti “sospetti” su 587.895 follower?
Stiamo parlando dello 0,67% del numero dei follower attivi.

Ebbene con queste cifre che non arrivano all’1% il prof. Flora si permette di concludere che «il seguito di ambedue i soggetti politici analizzati ha un importante ruolo attivo nella condivisione di disinformazione, prevalentemente su base di discriminazione razziale».

Per Report queste cifre sarebbero “significative”, però si sono vergognati delle percentuali che, infatti, non hanno riportato. Non a caso Giorgia Meloni, commentando la trasmissione, ha scritto: «a #Report campionato mondiale di arrampicata sugli specchi. Abbiamo già smentito tutte le false accuse dell’altra puntata, oggi invece di rispondere nel merito o chiedere scusa provano a confondere le acque. Che brutta fine».
Che brutta fine per il giornalismo d’inchiesta italiano.

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