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La rivoluzione digitale oltre il Muro di Berlino

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Il caso unisce e divide, spesso regalandoci connessioni che non avremmo nemmeno immaginato. In tal senso è paradigmatico che il 1989 sia stato l’incrocio di due eventi epocali come l’annuncio della nascita del World Wide Web e, alcuni mesi più tardi, la caduta del Muro di Berlino; che effettivamente, a trent’anni di distanza, potrebbero tranquillamente sembrare l’uno la conseguenza dell’altro.

Ma c’è di più, basta grattare la superficie per rendersi conto di quanti siano gli elementi che si concatenano in questa circostanza, mettendo in evidenza il rapporto tra un’ideologia – il comunismo – basata sulla soppressione della libertà di pensiero e la rivoluzione digitale, che negli ultimi 40 anni ha abbattuto più muri di quanti gli umani ne abbiano mai eretti nei secoli addietro.

La Stasi temeva i videogiochi (e li censurava)

 A metà degli anni ’80 la DDR non poteva che essere pregiudizialmente contraria a una forma di progresso come la diffusione delle console e degli home computer, con i quali gli agenti della Stasi non dovevano avere molta familiarità, dal momento che in molti documenti dell’epoca facevano riferimento a Komodore e Adari, per mezzo dei quali era possibile accedere a «giochi di guerra in cui le operazioni di combattimento militare possono essere simulate con carri armati contrassegnati da una stella rossa.»

Uno dei giochi più invisi alla Stasi s’intitolava Kremlin, ed era stato sviluppato dagli svizzeri di Fata Morgana Games, nel quale il giocatore rivestiva il ruolo di un politico sovietico che deve competere per assumere il comando del partito comunista. Morale: il gioco «contraddice gli interessi della DDR a causa delle sue dichiarazioni anti-sovietiche», sentenziò la Stasi in un’apposita relazione.

Il comunismo ispirò il Grande Fratello di Orwell

Il Socing descritto da George Orwell in 1984 spesso si sovrappone ai giudizi che egli stesso espresse a più riprese rispetto al regime comunista sovietico, riguardo a cui – tra le altre cose – scrisse che «ogni comunista è suscettibile di dover cambiare le sue più profonde convinzioni, o di abbandonare il partito. Il dogma indiscutibile del lunedì può diventare la condannabile eresia del martedì e così via.» 1

Constatazione che ritroviamo anche in 1984: «La mutabilità del passato è il cardine stesso del Socing. Gli eventi trascorsi, si argomenta, non posseggono un’esistenza oggettiva, ma sopravvivono solo nei docuneti scritti e nella memoria degli uomini. […] Ora, poiché il Partito detiene a un tempo il controllo integrale di tutti i documenti e delle menti degli affiliati, ne consegue che il passato è ciò che il Partito decide essere tale.» 2

Orwell fu impeccabile anche nel preconizzare come tale ideologia si sarebbe servita della tecnologia per tenere tutti costantemente sotto controllo, controllandoli e soggiogandoli al tempo stesso. Ovvero esattamente quello che ai giorni nostri accade in Cina, con il regime comunista che ha creato un internet parallelo che utilizza alla stregua di un potentissimo occhio del Grande Fratello, in merito al quale ho recentemente scritto un reportage pubblicato su questo giornale.

Viva l’Occidente libero, nonostante le sue contraddizioni

Se è vero, come afferma Snowden, che governi e BigTech Companies collezionano i nostri dati per spiarci e manipolare le nostre decisioni, va altresì detto che, a differenza di chi vive sotto regimi dispotici come quello comunista cinese, noi siamo liberi di ribellarci e di tentare di aprire gli occhi a noi stessi e al prossimo.

Possiamo scegliere: ciò che pensiamo, quello che diciamo, chi ascoltare, cosa leggere, dove andare e con chi, quali idee sostenere e quali invece contrastare. La nostra libertà è direttamente proporzionale alla nostra voglia di essere liberi, e quindi di andare oltre le “versioni ufficiali” propinateci dal mainstream leggendo, documentandoci e principalmente essendo curiosi.

Pur con tutti i limiti che ben conosciamo, le democrazie occidentali conservano il preziosissimo ruolo di baluardo di libertà capace di sgretolare qualsiasi muro, esattamente come avvenne a Berlino il 9 novembre di 30 anni fa.

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