Berlino Ovest – 10 novembre 1989 - Una delle prime Trabant ad attraversare il Checkpoint Charlie (foto di Livio Senigalliesi)

Il racconto di un testimone (1): «Così è “crollato” il Muro»

Intervista con Livio Senigalliesi che, il 9 novembre 1989, era l’unico fotografo italiano presente a Berlino Est

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«Il 9 di novembre ero a Berlino est, unico fotoreporter italiano presente nella “città proibita” della Germania. Ero arrivato il 1° di novembre, dovevo restare solo due settimane; ci sono rimasto un anno intero».
Livio Senigalliesi, 63 anni, è uno storico reporter italiano ancora attivo in campo internazionale, sempre presente dove la storia recente scrive le pagine più profonde del cammino dell’uomo.

Berlino era un carcere a cielo aperto, con due muri paralleli che scorrevano per il perimetro della città (156 Km), all’interno dei due muri, la “terra di nessuno”, con chilometri di reticolati, cavalli di Frisia e terreno minato o non calpestabile. Un complesso sistema di sorveglianza a cui lavoravano 12.000 persone tra personale dei servizi segreti, i militari della DDR e i terribili VoPos, agenti armati della VolksPolizei (polizia del popolo).

Nessuno, fino a pochi giorni prima, avrebbe mai potuto credere che una tale imponente fortezza potesse essere violata pacificamente. Di quell’ormai “epico” 9 novembre abbiamo vari racconti e immagini che ci sono giunte dai molti giornalisti che operavano nel settore occidentale.
Ben rara e preziosa, quindi, la testimonianza di chi, invece, si trovava nel settore comunista.

Cosa vuol dire trovarsi nel posto giusto, al momento giusto…

«Eravamo due amici, Mario La Porta era a Berlino ovest. Io ero a Berlino est, unico italiano. Ero lì grazie a una collaborazione con il Manifesto che mi aveva permesso, attraverso un “visto” rilasciato dal Ministero dell’Informazione della DDR, di seguire e dare corpo alle mie intuizioni».

Quali?

«Stavo seguendo Gorbaciov e le sue visite all’estero, per sostenere e spiegare il processo sociale della Perestrojka, da lui avviata anni prima. Era stato a Berlino, circa un mese prima e gli effetti della sua visita, tra la gente, aumentavano esponenzialmente giorno dopo giorno. Già al mio arrivo in città, il primo di novembre, il clima era di fibrillazione».

Che città ha trovato?

«Una città militarizzata, sia ad Ovest che ad Est. Grande presenza dell’Armata Rossa, naturalmente, con uomini e mezzi corazzati. Trovai un alloggio proprio vicino al Muro e iniziai a girare la città. C’era molta tensione e preoccupazione tra le persone. Mi accompagnava una giovane interprete, Uta Keseling, che mi aiutò tantissimo nel comprendere il contesto e nel realizzare interviste esclusive. A Berlino Est, eravamo sempre seguiti da persone della polizia politica, sia a piedi che in auto, ma questo non mi ha mai impedito di fotografare e di parlare con la gente. Ricordo che a Lipsia, altra grande città della DDR, ogni lunedì, da diversi mesi, c’erano grandissime manifestazioni pacifiche, in cui si faceva richiesta di libertà e diritti umani. Manifestazioni che sono durate un anno, anche dopo il fatidico 9 novembre».

Perché sono continuate se le frontiere sono state aperte il 9 di Novembre?

«Perché il 9 di novembre è una data simbolica, basata sull’apertura dei varchi, dopo la famosa conferenza stampa in cui, il responsabile dell’informazione della SED, Gunter Schabowski, rispondendo al giornalista dell’Ansa Riccardo Ehrman, affermò che l’apertura dei varchi era prevista… subito. La data della vera riunificazione della città va posta il 3 di ottobre del 1990. Per questo è utile ristabilire un ordine dei fatti e delle immagini».

Per esempio?

«Le immagini che vediamo spesso, di gente festosa, in piedi sul muro che, in diversi casi, usa il piccone oppure un mazzuolo e sta scheggiando il Muro (una struttura di blocchi di cemento armato alta 3,60 metri), appartengono tutte ai mesi successivi… Non sono del 9 novembre. Quel giorno, la gente era felice e attraversava i varchi ma con molta prudenza… Non si cancellano in una serata, 40 anni di regime del terrore. Le persone erano contente ma si guardavano anche attorno incredule. La popolazione dell’Est, una volta entrata nel settore occidentale, sembrava composta da tanti bambini che rimanevano a bocca aperta e con gli occhi spalancati davanti a un albero di Natale appena acceso».

(1 – Continua domani)

Attenzione!
Domani pubblicheremo anche una esclusiva “gallery” di immagini scattate da Livio Senigalliesi nei giorni della caduta del Muro di Berlino e in quelli immediatamente successivi nel cuore della Germania Est.

 

 

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