13 agosto 1961, il Muro tra le due parti di Berlino inizia a crescere

(1) Come si giunse alla costruzione del Muro

Dalla scellerata spartizione dell’Europa alla “guerra fredda” e al duello Kennedy-Krusciov

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L’origine del muro che per quasi trent’anni (1961-1989) ha diviso Berlino, la Germania e l’Europa, marchiando di dolore, vergogna, e morte il cuore del nostro Continente, va ricercata negli scellerati accordi tra Alleati, siglati quando ancora era in corso la Seconda Guerra mondiale.

I termini dell’accordo tra futuri vincitori prevedevano la divisione della Germania in tre zone e in un “territorio speciale di Berlino”, posto sotto controllo di una comune autorità di occupazione. Ai fini amministrativi e militari la città veniva quindi divisa, a tavolino, in tre settori e le modalità di “amministrazione congiunta” vennero fissate da inglesi, americani e sovietici con un accordo siglato il 26 luglio 1944, appena un mese dopo lo sbarco in Normandia e ben prima del famigerato Patto di Yalta. La Francia, invece, fu inserita in questo protocollo di spartizione solo a guerra finita.

Lo “Statuto quadripartito di Berlino”, nei fatti, si tramutò in un ostacolo alle mire espansionistiche sovietiche diventando il simbolo della nascente “guerra fredda” tra le nazioni occidentali (impegnate a riportare le nazioni europee a un benessere di tipo capitalistico) e l’Est europeo sotto controllo politico comunista e militare russo.

Seguendo queste logiche, il 18 giugno 1948, nei tre settori occidentali della Germania fu introdotto il marco tedesco, ponendo così fine alla valuta di occupazione: un chiaro segnale della volontà occidentale di riunificare il Paese.

IL PRIMO BLOCCO FALLITO

Per ritorsione, il 24 giugno, l’URSS ordinò il blocco dei settori occidentali di Berlino, tagliando tutti i collegamenti stradali, ferroviari e fluviali che, giocoforza, attraversavano la parte di Germania sotto suo controllo. I settori occidentali della città furono anche scollegati dalla rete elettrica e Berlino ovest divenne una città assediata, buia, senza viveri, carbone e medicinali.

Alla guida degli Stati Uniti era intanto salito Harry Truman, che rispose al blocco sovietico iniziando un enorme ponte aereo (che durerà 462 giorni) che umiliò pubblicamente i sovietici.

In totale furono effettuati 278.228 voli, trasportando 2.326.406 tonnellate di cibo e altre forniture, tra cui un milione e mezzo di tonnellate di carbone per riscaldamento e produzione di energia elettrica, dando vita al più imponente trasporto aereo umanitario della storia. All’apice dell’operazione atterravano a Berlino anche più di 1.300 aerei ogni settimana, trasportando circa 12 mila tonnellate di materiali.
Di fronte a tale dimostrazione di forza, il 12 maggio 1949 l’Unione Sovietica tolse il blocco. Ma un’altra crisi già si profilava all’orizzonte.

LE DUE GERMANIE

Il 23 maggio, infatti, le tre zone della Germania occupate dagli occidentali furono riunificate sotto un unico governo liberamente eletto, dando vita cosi alla Repubblica Federale tedesca, con Bonn come capitale “provvisoria”. A questa decisione, che mirava a forzare i tempi della riunificazione, l’URSS rispose con la proclamazione, il 7 ottobre 1949, della Repubblica Democratica tedesca sul settore di sua pertinenza.

Per tutti gli anni 50 il confine tra le due Repubbliche rimase poco più che formale e fu così che centinaia di migliaia di persone ogni anno ne approfittarono per fuggire dal settore comunista. Circa 2,5 milioni di tedeschi dell’Est passarono a ovest negli anni tra il 1949 e il 1961.

Nel 1960 le elezioni presidenziali negli Stati Uniti furono vinte da un giovane e carismatico senatore democratico: John Fitzegrald Kennedy. Il presidente russo, Nikita Krusciov, affrontò subito di petto il suo nuovo rivale consegnandoli, il 4 giugno 1961, un memorandum sulla questione di Berlino nel quale si ribadiva la richiesta di fare di Berlino Ovest una «città libera smilitarizzata», quindi non più sotto controllo militare occidentale.

L’11 agosto i Paesi del cosiddetto “Patto di Varsavia” (sotto controllo sovietico) inviarono una nota al governo della Repubblica Democratica tedesca in cui proponevano di stabilire un «controllo effettivo intorno a tutto il territorio di Berlino Ovest». Il 12 agosto, con il pretesto che la Repubblica Federale si «prepara alla guerra» il governo della Germania Est decise di rafforzare i controlli militari alle frontiere, compreso quella con Berlino Ovest.

LA NOTTE IN CUI SI UCCISE BERLINO

Il 13 agosto 1961, verso le ore 2 di notte, unità della polizia popolare (i famigerati “Vopos”), delle “guardie mobili”, dell’esercito nazionale popolare, e dei “gruppi di combattimento” occuparono la frontiera dei settori e la chiusero con cavalli di Frisia e reticoli di filo spinato, mentre autoblindo e vetture militari pattugliavano i principali punti di passaggio. Contemporaneamente unità del genio militare e decine di operai, prelevati dalle abitazioni nottetempo, asportavano i selciati, scavavano trincee innalzavano sbarramenti.

Dei 62 passaggi che congiungevano il settore orientale a quelli occidentali ne restarono aperti, ma sorvegliati, appena 13. A tutti gli abitanti della zona di occupazione sovietica venne fatto divieto di recarsi a Berlino Ovest, mentre gli abitanti dei settori occidentali potevano entrare in quello sovietico solo con un permesso.

Il 15 agosto, il traffico automobilistico tra i settori fu praticamente interrotto mentre, in diversi punti, iniziava la costruzione del muro con blocchi di pietra e di cemento. Nelle zone verdi attorno a Berlino si abbatterono interi tratti di bosco per formare vasti spazi aperti e controllabili. Ormai, il muro cresceva a vista d’occhio e i varchi tra settori scesero a 7.

Va detto che, prima del 13 agosto 1961, erano oltre 500mila i berlinesi che, ogni giorno, attraversavano regolarmente la “frontiera” tra i due settori per svariati motivi.
Prima di quella data la linea di confine che circondava Belino Ovest era attraversata dalla bellezza di 193 strade e piazze: 62 congiungevano con Berlino Est e 131 con il resto della Germania comunista… Chiuderle tutte sembrava impossibile… Bastarono invece solo pochi giorni.

La propaganda comunista giustificò questa palese violazione dei diritti umani parlando di «misure di protezione della pace», destinate a «liquidare il focolaio di agitazione di Berlino Ovest» e a «contribuire alla distensione…», parola magica quest’ultima con cui tutti i partiti comunisti (in prima fila proprio quello italiano), camuffarono la volontà arrogante e violenta di Mosca di soggiogare all’ideologia comunista quanti più popoli e nazioni possibile.

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