Tratto di Muro nel 1988. A sinistra la zona Est a destra la parte occidentale della città. In mezzo la "striscia della morte" pattugliata dalla polizia comunista.

(2) Come era fatto il Muro

I numeri e le “generazioni” della barriera che incarcerò Berlino

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Non era certo la prima volta, né fu l’ultima, che l’uomo erigeva un muro per segnare un confine, per innalzare uno sbarramento tra popoli. Il Vallo Adriano in Bretagna o la Grande Muraglia cinese sono testimonianze del passato; così come il muro al confine tra Stati Uniti e Messico o quello eretto dagli israeliani in Cisgiordania, lo sono del presente.
Il Muro di Berlino, tuttavia, è l’unico esempio storico di baluardo eretto non per tenere fuori o lontano un nemico, bensì per tenere “dentro”, rinchiuso il proprio stesso popolo. In ciò simile, quindi, alle mura di una prigione.

I continui tentativi di fuga repressi nel sangue hanno dimostrato, negli anni, a tutto il mondo, la falsità della propaganda comunista secondo la quale il Muro era stato costruito come misura «di protezione della pace», destinato a «liquidare il focolaio di agitazione di Berlino Ovest» e, naturalmente, per «contribuire alla distensione internazionale».

Il cinismo con cui i governanti comunisti pensarono di erigere un muro per “isolare” il contagio del mondo libero preservando così il loro modello statalista, oppressivo e liberticida, basato sulle teorie leniniste e imposto con i carri armati, costò al popolo della Germania Est – anche in termini economici – un prezzo enorme.

Secondo calcoli del governo federale, il costo complessivo dei primissimi sbarramenti, quelli eretti tra il 1961 e il 1962, ammontava, infatti, alla bellezza di 16.155.000 marchi dell’Est, quando, all’epoca, un panino (sempre all’Est) costava circa un marco.

QUATTRO GENERAZIONI DI MURO

Schema del Muro e delle sue strutture. A sinistra la zona occidentale, a destra quella comunista (fonte Enciclopedia Zanichelli)

Nel 1962 si diede inizio alla costruzione, all’interno della zona Est, di una seconda cinta muraria non solo più alta e compatta, ma studiata per creare una Kontrollstreifen, la fatidica striscia di controllo, sorvegliata da pattuglie e torrette, presto ribattezzata “striscia della morte” essendo diventava un ostacolo quasi insormontabile per chi tentava al fuga.

Nel 1965 fu dato il via alla costruzione del muro di “terza generazione” abbattendo quanto rimaneva delle primissime costruzioni e sostituendole con lastre di cemento armato, collegate da montanti di acciaio e coperte da un semitubo di cemento.

Infine, nel 1975, crebbe il muro di “quarta generazione” composto da 45.000 sezioni di cemento armato alte 3,6 metri e larghe 1,5, assai resistenti e facili da assemblare. L’intero complesso di sorveglianza – proprio come un immenso carcere – era completato da circa 300 torri di osservazione e 20 bunker. Tra le fortificazioni si snodavano corridoi e strade sorvegliati da pattuglie armate e cani, fossati anticarro, recinti, sistemi di illuminazione e segnalazione.

Tra le due parti della città rimasero aperti solo 7 punti di transito: la Frieddrichstrasse (Check point Charlie, solo per stranieri e membri del corpo diplomatico); la Bornholmer Stasse; la Heinrich Heine Strasse (punto di traffico commerciale); La Chaussestrasse; l’Invalidenstrasse, l’Obernaumbrucke e la Sonnenallee (per i berlinesi dell’Ovest che lavoravano nel settore sovietico: circa 6.000 persone nel 1961… poi quasi azzeratesi)

LA VOCE DEL GRANDE FRATELLO

Alle misure repressive si affiancava anche l’arma della propaganda. Verso il settore occidentale di Berlino venne, infatti, eretta la cosiddetta “fascia di informazione” composta da decine di postazione di altoparlanti che diffondevano tutto il giorno (e la notte) slogan anti-occidentali e inni comunisti. Intanto, nei Paesi occidentali operavano, i vari partiti comunisti, di cui quello italiano era il maggiore, che si prodigavano nella consueta “disinformazione” mirante ad accreditare la tesi di complotti “fascisti”, di iniziative “guerrafondaie” e di mire “imperialistiche” americane… affiancati da immancabili reportage sul “paradiso comunista” e i “grandi successi” dell’economia e della scienza sovietica.

Oggi, tutto questo ci sembra quasi ridicolo, eppure, se ci pensiamo bene, queste armi di propagande erano proprio identiche a quelle descritte anni prima da George Orwell in “1984”. E sono lontane nella forma, ma non certo nella sostanza, da certo martellante conformismo moderno.

IL MURO IN CIFRE

Lunghezza generale del confine chiuso dal Muro: 155 km
Confine in città tra Berlino Est e Berlino Ovest: 43 km
Confine tra Berlino Ovest e la RDT (“cinta esterna”): 112 km
Passaggi tra Berlino Est e Ovest (su strada e su binari): 8
Passaggi tra la RDT e Berlino Ovest (su strada e su binari):  6
Torri di osservazione: 302
Bunker: 20
Corridoi sorvegliati dai cani: 259
Fossato anticarro: 105,5 km
Recinto di contatto e segnalazione: 127,5 km
Strade per i pattugliamenti: 124,3 km

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