Commissione Segre: la senatrice è stata tradita

Le idee faziose e repressive della sinistra hanno strumentalizzato la votazione alla Camera

tempo di lettura 8 minuti

La libertà d’espressione va considerata come qualcosa di sacro. Questa è la differenza che c’è tra una dittatura e una democrazia. Eppure, ogni tanto, proprio in democrazia, emerge chi vorrebbe imbavagliare coloro che la pensano diversamente. Questa è la verità sul caso della “mozione Segre” che istituisce una Commissione parlamentare straordinaria «per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza».

Come sempre, dietro alle apparenti intenzioni “buoniste” e alla storia intoccabile di Liliana Segre, c’è stato chi (Pd, Italia viva, LeU, 5 Stelle) ha infilato subdolamente argomenti diversi, ambiguità e riferimenti a interpretazioni che arriverebbero persino a vietare temi e argomenti usati da alcuni partiti nelle ultime campagne elettorali.

Per esempio, tra gli argomenti oggetto di censura si vorrebbero far rientrare anche «antislamismo, antigitanismo, discriminazione verso minoranze e immigrati sorrette da etnocentrismo o nazionalismo aggressivo».

Spieghiamo. Secondo questa indicazione sarebbe d’ora in poi vietato prendere posizione contro l’estremismo islamico, la sporcizia dei campi rom e il traffico di migranti. Inoltre, il nazionalismo (quello su cui si è basato il Risorgimento e grazie al quale è stato possibile costruire l’Italia unita) diventa da oggi un reato d’opinione. Anticamera per mettere fuori legge anche il sovranismo.

Nella intenzione delle 4 sinistre di governo la Commissione è così destinata a diventare una sorta di Ministero della Verità di orwelliana memoria. Infatti, leggiamo: «la Commissione può segnalare agli organi di stampa ed ai gestori dei siti internet casi di fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche, quali l’etnia, la religione, la provenienza, l’orientamento sessuale, l’identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche, richiedendo la rimozione dal web dei relativi contenuti ovvero la loro deindicizzazione dai motori di ricerca».

Obiettivo dichiarato quindi: la censura, in particolar modo dei social, vera spina nel fianco dei dittatori che controllano stampa e tv.

Stampa e tv che, tra urla, gemiti e stridor di denti per “l’astensione” del centrodestra, si sono guardati bene dal dire che i partiti della maggioranza rosso-gialla avevano bocciato la richiesta di inserire (nel lungo elenco delle condotte censurabili) anche: la cristianofobia, l’antisemitismo di matrice islamica, l’inneggiare al totalitarismo comunista. Questo non lo sa (speriamo…) neppure il papa, anche lui in prima fila nel condannare gli astenuti.

Sui giornali, su internet e sui social abbiamo riscontrato tanta disinformazione sulla vicenda da parte di chi non ha neppure letto la mozione e non conosce il dibattito che si è svolto al Senato. Ovviamente la prima cosa da fare, quindi, sarebbe di andarsi a leggere il testo integrale della mozione Segre. Avvisiamo subito che non è una lettura facile, perché sono più di 15.900 battute, però è davvero istruttiva…

Le cose taciute e le menzogne dei media sono tantissime. Per esempio: qualcuno ha trovato notizia del tentativo fatto in aula dal Pd per giungere a una mozione unitaria? Tentativo respinto dai renziani di Italia Viva con il capogruppo Faraone, che ha detto di non voler firmare nulla assieme alla Lega? No, nessuno dei grandi giornali l’ha scritto. Eppure è vero, come riporta il resoconto stenografico della seduta del Senato, ma si vede che era scomodo da far sapere ai propri lettori. Anzi il Corriere ha scritto che sarebbe saltato per colpa di Fratelli d’Italia.

Alla fine, spiace per la senatrice Segre che voleva l’unanimità su una mozione che condannasse l’antisemitismo, ma è stata mal consigliata ed evidentemente strumentalizzata proprio per far approvare quel testo liberticida senza modifiche di sorta.

Mancando l’unanimità la commissione diventa palesemente uno strumento politico nelle mani della maggioranza (in Parlamento e minoranza nel Paese) e anche la senatrice Segre, di conseguenza, diviene un’esponente di parte.

Se enorme è stato il coro degli “indignati” per l’astensione del centrodestra, vista come reato di leso buonismo, non sono mancate, per fortuna, le voci, anche autorevoli, che denunciano l’obiettivo liberticida della mozione.

Il magistrato Carlo Nordio, sul Messaggero, titola “Commissione Segre/ Il Tribunale del Bene un pericolo da evitare” e conclude il suo intervento spiegando che «L’odio, l’ignoranza e soprattutto la stupidità vanno combattuti con la cultura e la saggezza, e non con le leggi penali, tanto meno con le commissioni parlamentari».

Imperdibile il video del giornalista Nicola Porro intitolato: “Commissione Segre: è così sbagliata che bisogna votare contro”. Porro ospita sul suo sito anche l’intervento dello scrittore ebreo Michael Sfaradi che, tra l’altro, scrive: «la parte che più mi fa riflettere è quella relativa al contrasto ai discorsi di incitamento all’odio, che significa? Quando è che qualcuno incita all’odio? Quale è il confine fra l’incitamento all’odio e il sacrosanto diritto alla libertà di parola?»

Un altro giornalista, il reporter di guerra Fausto Biloslavo, aggredito e insultato da estremisti di sinistra all’Università di Trento che volevano impedirgli di parlare accusandolo di essere “fascista”, si è giustamente chiesto: «La neonata Commissione per il no all’antisemitismo e al razzismo si batterà contro “l’intolleranza, l’istigazione all’odio e alla violenza” si spera senza distinzione di parte. Lo farà a Trento dove una banda di squadristi rossi mi ha impedito di parlare la prima volta e ha reso un caos la seconda con urla e messaggi di odio, intolleranza e violenza?».

Infine, anche l’ex presidente della Comunità ebraica romana, Riccardo Pacifici, ha dichiarato: «Invito però a una riflessione anche la maggioranza per comprendere come poter ridisegnare un provvedimento seppur già votato. Bisogna cercare di capire alcune sfumature e qual è il distinguo sul tema “nazionalismo” che non può essere assimilato a iniziative di odio proprie del suprematismo, a cui molti signori dei social network si rifanno».

In definitiva, quindi, dopo la prima lecita soddisfazione, la più delusa e sconfitta appare propria Liliana Segre, tradita e strumentalizzata dalla demagogia estremistica dei “buonisti” alla Fiano.

Lascia un commento

Articolo precedente

REPORTAGE - Cina: il regime, le censure e la sfida all'Occidente

Prossimo articolo

ULTIM'ORA: conflitto curdo e Al Baghdadi, avevamo ragione noi

Gli ultimi articoli di Blog