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Nuovo dis-ordine mondiale

La situazione del Sudamerica è emblematica di una crisi che ci interroga

tempo di lettura 7 minuti

Abbiamo impostato ieri un ragionamento secondo il quale bisogna incominciare a guardare gli eventi politici mondiali non più con gli stereotipi linguistici dell’Ottocento e neppure con i pre-concetti ideologici del Novecento.

Non è possibile che su qualsiasi fonte di informazione, soprattutto italiana (giornali, tv, siti e blog on line), si cerchino le notizie di politica internazionale – oltre che interna – ci si debba sempre imbattere in “etichette” ormai inutili, false, fuori luogo se non volutamente fuorvianti.

In questi giorni si parla molto (ma non abbastanza e non di tutto) di quanto avviene in Sudamerica, che è davvero un laboratorio del caos creato dall’arroganza del cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale, ovvero dall’insano connubio tra gli sfrenati appetiti di multinazionali e speculatori “capitalisti” con il despotismo, l’internazionalismo e il falso buonismo di stampo “comunista”.

Premesso che l’esame della politica interna, economica e sociale di ogni singolo Pase meriterebbe uno studio, un’analisi e un discorso approfonditi. Premesso anche che l’America latina, per quanto culturalmente abbastanza vicina a noi, è lontana anni luci dagli schemi istituzionali e dalle abitudini collettive europee; noi ci occuperemo qui solo di valutare l’assurdità e la falsità con cui vengono presentati alcuni avvenimenti di questi giorni.

L’ARGENTINA “VA A SINISTRA” = FALSO

Le elezioni hanno sancito la netta vittoria di Alberto Fernandez; al suo fianco Cristina Fernandez de Kirchner, già presidente della Repubblica, entrambi esponenti “peronisti”. I due hanno riproposto al popolo un’abbinata amatissima, quella del grande leader Juan Domingo Peron (da cui il termine peronista) e della sua carismatica moglie Isabelita. I Fernandez hanno incassato un netto 48% dei voti, contro l’attuale presidente Mauricio Macri alla guida di un partito “liberale”.

Orbene, secondo gli stereotipi della stampa italiana ha vinto la sinistra contro la destra. Non è così. Juan Domingo Peron era un ammiratore del fascismo, un seguace del franchismo e la sua dottrina politica e sociale era ispirata tanto al sindacalismo rivoluzionario fascista quanto al comunitarismo cattolico.

Questo è il peronismo, ancora oggi: un’idea politica e sociale tipicamente argentina, che non può essere minimamente assimilabile con la nostra “sinistra”; cui – volendo – assomiglia molto di più Macrì, che potrebbe essere paragonato a un Renzi o a un Macron ma, in economia, a un Monti. La sua politica di austerità, totalmente eterodiretta dalla Banca Mondiale, ha portato ad abbattere il debito pubblico, però con un’inflazione al 60% che ha impoverito il Paese.

Proprio come abbiamo scritto ieri, si è anche qui creata una divisione tra i “garantiti”, le classi, le caste, le professioni tutelate e il popolo, alle prese con disoccupazione sempre più alta e potere d’acquisto sempre più basso. Il popolo ha scelto di tornare al peronismo…

CILE: LA PIAZZA E’ “DI SINISTRA” = FALSO

I commenti più ridicoli di questi giorni riguardano il Cile. Secondo gli indecenti giornalisti italiani le cause dell’attuale crisi vanno fatte risalire alla dittatura di Pinochet, di cui l’attuale presidente, Sebastian Piñera, sarebbe un’epigono. Tanto nessuno conosce la storia e basta un’etichetta. Peccato che la dittatura di Pinochet risalga al 1973… e che in questi 45 anni, in Cile ci siano stati governi di ogni colore.

Nessuno che dica, invece, che il problema è lo stesso dell’Argentina, ovvero l’ingerenza della Banca Mondiale e del FMI (il gruppo di Bretton Wood) sulle politiche economiche del Paese.

Anche al Cile, infatti, era stato imposto di ridurre il debito pubblico (ci ricorda qualcosa?) e Piñera come Macri (come Monti) ha obbedito, tanto che era stato additato come esempio virtuoso, a livello mondiale, per aver risollevato le sorti economiche del Cile che ha oggi un Pil al 3% (noi ce lo sogniamo).

Questo risultato, però, è stato ottenuto, ancora una volta, sulla pelle del popolo, lasciando mano libera alla speculazione e alle privatizzazioni a favore delle multinazionali; introducendo il modello americano di privatizzazione nella sanità, nelle pensioni e nelle Università. Tutto questo ha creato solo disoccupazione, sperequazione sociale e un’enorme povertà.

Dunque (proprio come avvenne per i gilet jaunes francesi) non si può parlare di una piazza di milioni di persone “schierate” politicamente secondo un vecchio paradigma ideologico. In piazza c’è il popolo, al di là della destra e al di là della sinistra. Un popolo che chiede solo di esser sovrano a casa sua, difendendo le proprie specificità dalle ingerenze e dagli appetiti di speculatori mondialisti che non guardano in faccia a nessuno.

IL VENEZUELA VUOLE ABBATTERE “LA SINISTRA” = FALSO

Ultima tappa (almeno per oggi) in Venezuela. Anche qui solo per stigmatizzare l’operato dei media mainstream. Per mesi ci è stato “venduto” il mito di Juan Guaido contro il dittatore (questa volta comunista) Nicolas Maduro. Ma le cose non sono così semplici. Se Maduro, sicuramente, si richiama a una ideologia marxista, il suo rivale era ed è, chiaramente, l’espressione di quella ingerenza della finanza mondiale, imposta dagli Stati Uniti di cui abbiamo detto.

Infatti, non è riuscito a conquistare il cuore del popolo. L’unico effetto è stato quello di scatenare una repressione ancora più violenta e infame da parte del regime comunista.

Però, ciò che è davvero vergogno è che, siccome Maduro (nei riflessi pavloviani dei nostri giornalisti e politici) è “di sinistra” si tace sui suoi abusi. Siccome, invece, Guaido è amico di Trump (e piace a Salvini) è di per sé il male. Risultato il silenzio totale.

Intanto, i titoli obbligazionari venezuelani sono stati mandati in default dalle Banche internazionali (ma i tg tacciono). Intanto il Venezuela è il Paese – al mondo – con il più alto numero di profughi: 4 milioni e mezzo, il 7% della popolazione (ma la stampa tace). Perché? Perché il popolo che soffre non è “di destra” e non è “di sinistra”? O perché il Nuovo Ordine Mondiale non ne trae nessun vantaggio?

 

 

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