Thierry Breton e David Sassoli

Macron e il Pd sfidano il Parlamento europeo

A Strasburgo tutti contro tutti in difesa solo di interessi politici (o economici) di parte

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A distanza di 5 mesi dalle elezioni europee, la nova Commissione, presieduta dalla tanto osannata Ursula Van der Leyen ancora non ha preso forma. Non solo, ma in questi giorni potrebbe aprirsi un altro capitolo di tensioni nel Parlamento europeo.

Non si è ancora sopito il clamore suscitato dalla sonora bocciatura di Sylvie Goulard, designata da Macron come commissaria al Mercato interno e rispedita al mittente dagli eurodeputati. Ecco ora arrivare la nuova proposta avanzata dall’Eliseo che fa ancora più discutere.

La scelta del sempre più arrogante presidente francese è ricaduta su Thierry Breton, un potente “grand commis” sin dai tempi di Chirac (di cui è stato ministro delle Finanze), passato attraverso ruoli apicali in aziende quali: France Telecom, Carrefour e Bank of America. In queste società si è sempre “distinto” per il suo ruolo di “tagliatore di teste”, attuando politiche di licenziamenti di massa.

A prescindere dalle discutibili scelte manageriali, è proprio la possibile serie di conflitti di interessi a causare perplessità: tanto che gli stessi Verdi francesi hanno già anticipato che la nomina è in bilico. Ben più pesanti, ovviamente, i giudizi espressi da Marine Le Pen («privatizzazioni e più migranti, sono il simbolo del macronismo»).

Come già avvenuto per la Goulard, tuttavia, non sono solo i nemici interni a frapporsi alla nomina. La nuova Commissione europea già si mostra per quello che è: un ginepraio di rivalità nazionali e ideologiche, causato dalla necessità di tenere insieme raggruppamenti che si sono uniti solo per escludere i partiti populisti e sovranisti.

Altro esempio clamoroso di queste guerre “intestine” si è avuto la scorsa settimana. In questo caso la maggioranza è “andata sotto” sulla mozione presentata dal gruppo socialista (ma fortemente richiesta dal Pd italiano e dal suo massimo esponente: il presidente dell’euro-parlamento, David Sassoli) per autorizzare i “porti aperti alle Ong” che trafficano in migranti.

La bocciatura è stata resa possibile dall’astensione dei 5Stelle italiani, “piccati” per il fatto che il Pd aveva precedentemente bocciato una loro mozione meno drastica.

A parte i giudizi di merito sull’operato del Pd, che ha cercato la sponda europea non potendo legalmente abolire i decreti sicurezza varati da Salvini, approvati dal Parlamento e firmati da Mattarella, rimane la litigiosità di fatto del Parlamento di Strasburgo.

Popolari contro socialisti, loro e i verdi contro i populisti, francesi contro tedeschi, tuti contro gli inglesi, oltre alle faide interne dei singoli stati. In settimana, si vedrà in aula se Macron – che è sempre meno tollerato per le sue posizioni al servizio dei poteri forti – riuscirà a convincere almeno gli “alleati” popolari a trazione tedesca.

 

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