Colpi di coda di isteria elettorale

Attacco a tutto campo prima del voto in Umbria... ma non avevano detto che non aveva alcuna importanza?

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Durante la campagna elettorale, a meno di una settimana dal voto, va in onda – sul servizio pubblico – una trasmissione che attacca un esponente politico di primo piano. È lecito o no avanzare dubbi e criticarne la messa in onda? Anche perché se fosse stata mandata in onda una settimana dopo, ovvero dopo il voto, non ci sarebbe stato alcun problema e nessuno avrebbe sollevato la questione.

La trasmissione in questione è quella di “Report” (Rai tre) dedicata ai rapporti tra Salvini e la Russia, ma il discorso varrebbe anche se fosse stata una trasmissione sul Pd e il caso Bibbiano (chissà perché non la fanno?).

Al di là delle prese di posizione sulla “par conditio” (che ufficialmente non è obbligatoria per una elezione regionale) il problema rimane. “Report” è stato volutamente mandato in onda alla vigilia del voto per cercare di sottrarre consensi a Salvini. Una sorta di “riflesso condizionato” o, se preferite, di “chiamata alle armi” a cui i giornalisti di sinistra (pagati da noi tutti, però) non sanno sottrarsi sin dai tempi del “benodiato” Berlusconi.

D’altra parte, si è capito che era tutto preparato a tavolino, quando, praticamente il giorno dopo, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, messo sotto accusa per i suoi colloqui segreti con responsabili dell’intelligence Usa, si è difeso attaccando violentemente Salvini proprio sul caso Savoini.

Un attacco livoroso e rancoroso che ha dato modo alle “reti unificate” (pubbliche e private) di ritornare su un caso che la Procura di Milano avrebbe già dovuto risolvere (in un modo o nell’altro) da mesi ma che, evidentemente, non viene chiuso proprio per poter essere agitato come argomento elettorale.

Alla fine, il buffo è che tutto questo chiasso è stato messo in piedi da Conte negli ultimi giorni di una campagna elettorale che, lui stesso, aveva giudicato inutile (l’Umbria – aveva detto con disprezzo – conta meno della provincia di Lecce).

Come analisti della comunicazione, invece, non possiamo non rimarcare il “passo falso” di Report. Per chi fa del buon giornalismo d’inchiesta (e Report è tra questi) non bisognerebbe cadere nella trappola di sentirsi in obbligo di dare un “aiutino” ai compari politici.
Influirà sul voto questo aiutino? Oppure lunedì anche Sigfrido Ranucci dovrà ripetere sconsolato la celebre frase della sua collega Maria Luisa Rossi Hawkins: «ma cosa ci stiamo a fare noi giornalisti se poi la gente vota lo stesso per…»

 

 

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