L’idea di Grillo: basta con i vecchi, largo ai brogli

Togliere il diritto di voto agli anziani, non è solo una provocazione, ma parte di un’idea più ampia di delegittimazione del voto democratico

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Il web è pieno di commenti sarcastici: “è completamente fuori di testa”, “Un colpo di sole”, “Toglietegli il fiasco”, “Cominciamo con quelli che hanno 71 anni” (l’età di Grillo) e così via (in un paio d’ore di navigazione sui social non siamo riusciti a trovarne neppure un commento a favore).

Attenzione, però, perché la provocazione di Beppe Grillo di togliere il voto agli ultra 65enni è parte di un progetto politico-ideologico ben preciso, come spiega in parte lo stesso comico genovese nel suo blog in cui ha lanciato tale proposta.

Leggiamo cosa dice: «In un mondo sempre più anziano, esperti, studiosi e politici propongono di abbassare l’età del voto (così come proposi anni fa), ma cosa dovrebbero fare le democrazie quando gli interessi degli anziani sembrano essere in contrasto con gli interessi delle giovani generazioni?». Questa la risposta: «Una proposta, già ampiamente discussa dal filosofo ed economista belga, Philippe Van Parijs – nonché tra i più grandi sostenitori del reddito universale – potrebbe essere quella di privare il diritto di voto agli anziani, ovvero eliminare il diritto di voto ad una certa età (oppure dare ai genitori voti per procura per ciascuno dei loro figli a carico). È questa la teoria per una democrazia più efficace, quale garanzia di giustizia sociale del professor Van Parijs, in un articolo della rivista accademica Philosophy and Public Affairs, che ai più potrà sembrare drastica, ingiusta e insensata».

Dunque, ci risiamo con la tesi ex-Brexit, quella secondo cui sono i vecchi (conservatori e anti-europeisti) che rovinano la vita ai giovani (della “spensierata” generazione Erasmus): «I dati ci dicono che gli anziani non amano particolarmente il progresso, scelgono risultati più ‘vicini’ al loro stile di vita. Durante le elezioni negli Stati Uniti e nel Regno Unito, le persone con più di 65 anni – rispetto ai 30enni – avevano quasi il doppio delle probabilità di essere contrari ai matrimoni gay; il doppio delle probabilità di essere pro-Brexit; la metà delle probabilità di sostenere la legalizzazione della marijuana; quasi cinque volte meno propensi a voler spendere soldi per l’istruzione; 60% in più di probabilità di votare per Donald Trump; e quasi il 50% in più di probabilità di credere che gli immigrati avessero un impatto negativo sulla società, così come un forte disinteresse verso la salvaguardia del clima, che diminuisce man mano con l’età».

Visto questo elenco verrebbe voglia di dire che, evidentemente, gli anziani sono anche più saggi e non si lasciano abbindolare dalla propaganda politicamente corretta.

Tuttavia, ci sono altre considerazioni che Grillo non dice ma che la sua proposta sottende, perché si somma, guarda caso, con quella del voto ai sedicenni, del voto agli immigrati e del voto digitale (tanto agognato da Casaleggio e C.)

La manovra concentrica è quanto di più orwelliano si possa immaginare e si chiama semplicemente “manipolazione della democrazia”. Una strategia che il Pd mette in atto con manovre di palazzo (è il quarto governo che guidano senza aver vinto le elezioni) e che i demiurghi dei 5Stelle studiano a tavolino.

Gli anziani sono un nemico anche per Christine Lagarde (che comunque ha 63 anni…) che guida il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea e che già nel 2012 lanciava l’allarme economico: «Se la vita media nel 2050 si allungherà di 3 anni in più, il costo dell’invecchiamento della popolazione aumenterebbe del 50%». Intanto di anni ne sono passati 7 e l’unico aumento di costo è quello conseguente al suo (della Lagarde) stipendio che è raddoppiato.

Il problema di questi Grandi Fratelli è la smania di manipolazione. Tutte le scuse sono buone per poter decidere loro, facendo finta che ha deciso il “popolo”, come avviene con la piattaforma Rousseau. Così sono convinti che dando il voto ai sedicenni, agli immigrati, a quanti non si occupano di politica e, magari, facendo votare tramite una App (che ti profila e ti elimina se “sbagli”), loro potranno regnare incontrastati.

Siamo poi così sicuri che i sedicenni si lascerebbero facilmente abbindolare dai sorrisi di Zingaretti, dalle cravatte di Di Maio o dalle sceneggiate di Grillo?

Guardiamo qualche dato. Elezioni del 4 marzo 2018: anche se di poco è la sinistra che ottiene più voti al Senato, dove vota solo chi ha già compiuto 25 anni (centrodestra al Senato 37,50 alla Camera 37,00; Movimento 5 Stelle 32,22 al Senato e 32,68 alla Camera; centrosinistra 23,00 al Senato e 22,86 alla Camera). Secondo uno studio della Swg, poi, il voto ai sedicenni, oggi, premierebbe la Lega. «Il voto della generazione Z risulta così scomposto: il 38% per la Lega, il 23% per il Pd, il 16% per M5S, il 7% per +Europa e il 4% per Fdi. C’è da dire che anche in questa fetta di popolazione il non voto è forte: gli astenuti sono il 51 per cento».

Forse è per questo che non se ne parla più? Per cui avanti con la criminalizzazione dei vecchi. Poi avanti con lo Jus Culturae… Ma almeno ci mandassero a votare.
No, quello no. Rimaniamo sempre e solo nelle teorie, nei sondaggi. Mentre il presidente Mattarella (78 anni…) continua a tessere la sua tela.

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