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Immigrazione (2): le grandi bufale di ricollocamenti e rimpatri

"Patto di Malta" e "Rimpatri sicuri", due invenzioni mediatiche senza alcuna possibilità di applicazione. Intanto, però...

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In una dichiarazione di domenica scorsa, ben nascosta in un calderone di altre affermazioni, il ministro-prefetto Luciana Lamorgese ha dovuto ammettere che il tanto sbandierato “Patto di Malta” sul ricollocamento dei migranti è «solo una bozza». Nessun governo europeo lo ha ratificato, nemmeno gli unici firmatari (Francia, Germania e Finlandia). La Commissione Europa (né quella vecchia né quella che ancora stenta a insediarsi) non l’ha neanche messo all’ordine del giorno.

Insomma, dei migranti che arrivano in Italia e dei pochissimi di Malta continua a non importare niente a nessuno. Ma per il mainstream la colpa, sia chiaro, è dei Paesi del Patto di Visengrad, quelli a guida sovranista, sono solo loro che si rifiutano di accogliere, mica l’apertissima e democratica Francia (come, infatti, vedremo più avanti).

In ogni caso il Patto di Malta riguardava un ricollocamento “parziale” (mai numericamente chiarito) dei soli migranti importati in Italia dalle Ong o da unità militari. Anche questo spiega – forse – perché si sia tornati agli sbarchi “fantasma” (di cui abbiamo parlato ieri) mentre Ong e Guardia Costiera si defilano. Ai mercanti di essere umani i ricollocamenti non interessano.

NON CI SARÀ NESUN RIMPATRIO

Non è soltanto il sedicente “Patto di Malta” a essere stato sbandierato come una grande vittoria e un “cambiamento di rotta” del nuovo governo rispetto ai “tempi bui” e “all’isolamento internazionale” di quello precedente. Lo stesso copione mediatico si è ripetuto per le dichiarazioni del ministro degli Esteri, Lugi Di Maio, sui cosiddetti “rimpatri in 4 mesi”.

Ancora oggi è “emozionante” andare a vedere i titoloni di Repubblica, Rainews, Avvenire o del Messaggero che plaudono al decreto, presentato insieme al ministro della Giustizia e garbatamente denominato “rimpatri sicuri”.

In realtà nel decreto c’è solo una lista di 13 Paesi considerati “sicuri” (Albania, Algeria, Bosnia Erzegovina, Capoverde, Kosovo, Ghana, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Senegal, Serbia, Tunisia e Ucraina). Lista che era prevista già nel primo decreto sicurezza di Salvini e che servirà (testuale) «per accelerare l’esame delle domande di asilo, per le persone che provengono dai paesi nella lista». Non per rimandare a casa chi è entrato illegalmente. Altro che rimpatri sicuri.

Per poter effettuare veri rimpatri di immigrati entrati illegalmente bisognerebbe sottoscrivere accordi bilaterali; quelli che si sono cercati sin dai tempi del governo Berlusconi. Non basta certo un decreto di Di Maio. Almeno la smettessero di prenderci in giro. Giornali e tv per primi.

RIVELAZIONI IMBARAZZANTI

L’obiettivo generale di tutto questo attivismo nel costruire fake news è, ovviamente, quello di far ripartire il business dell’immigrazione, che tanto ha arricchito le cooperative rosse e le associazioni legate alla Caritas, ma senza riaccendere l’allarme sociale (senza, quindi, che se ne avvantaggi la Lega).

A tal fine si è sbandierato per settimane il “modello Minniti”, spacciato da tutti i media come “severo ma giusto”. A rompere le uova nel paniere di questa operazione è giunto, però, lo scoop del quotidiano l’Avvenire che ha svelato i retroscena di un incontro, avvenuto l’11 maggio 2017, all’interno del Cara di Mineo tra rappresentanti del governo italiano e rappresentanti libici. Tra questi ultimi spicca il volto di un capoclan, conosciuto come “Bija”, e considerato tra i più violenti e disumani trafficanti di essere umani.

In un qualsiasi Paese serio il ministro degli Interni (Marco Minniti) e il presidente del consiglio (Paolo Gentiloni) responsabili di questa trattativa, sarebbero stati immediatamente messi sotto accusa, prima di tutto dalla stampa e, poi, anche dalla magistratura.

Invece nulla, gli stessi giornalisti “buonisti”, che dichiarano di avere a cuore la sorte degli immigrati e che si commuovono per il loro dramma non hanno trovato nulla da ridire. Altro che trattativa Stato-mafia, qui siamo alla trattativa Stato-mafie libiche. Però tutto tace, perché Minniti era già stato beatificato e anche la ministro Lamorgese continua a evocarlo (come visto ieri). Silenzio stampa anche sul fatto che quel famigerato Cara di Mineo (autentico campo di concentramento per disperati) è stato smantellato, ma per volere di Salvini.

NE ARRIVANO DA OGNI PARTE

In tutto ciò l’attenzione si è focalizzata da più di un anno sempre e solo sulla rotta migratoria dal Sud, con il braccio di ferro tra il cattivo Salvini che chiude i porti e i buoni alla Carola Rakete che violano i suoi divieti.

Nessuno (se non rari e coraggiosi reporter liberi) che ci ricordi che, in Italia, gli immigrati arrivano anche seguendo altre rotte. Al confine orientale è ormai una guerra (persa) tra la Guardia di Finanza, con mezzi sempre più scarsi, e i trafficanti che aiutano migliaia di profughi (provenienti da tutto l’Est, Asia compresa) a entrare, nascosti dentro e sotto i camion o nei treni oppure (i più ricchi) su pulmini che entrano notte tempo da stradine incontrollate.

In Puglia, poi, gli arrivi dall’Albania (di albanesi, macedoni, kossovari, bosniaci) non si sono mai interrotti. Anche qui spesso mischiati ai traffici illeciti gestiti dalle mafie, in primo luogo l’import di droga e armi. Il guaio è che, con le armi, entrano spesso anche quelli che le sanno usare… Non dimentichiamo, infatti, che il Kossovo è diventato (grazie alla complicità occidentale) il più grande campo di addestramento delle mafie e delle milizie islamiche.

Tanto per non farci mancare nulla, tutti tacciono anche sui soprusi francesi. L’ineffabile presidente Macron è stato sempre in prima linea nel condannare la politica dei “porti chiusi” in Italia. Sì, però, non solo la sua frontiera è stra-chiusa; addirittura nello stesso momento in cui fingeva di accordarsi a Malta per i “ricollocamenti” sono arrivati i dati sul numero di immigrati clandestini che la Francia ha rispedito in Italia: oltre 18.000 in un anno, 8.200 nei soli ultimi primi 6 mesi del 2019.

Anche questo però è colpa (secondo Il Fatto Quotidiano) di Salvini «che non si è mai presentato ai tavoli europei nei quali si discute il superamento della convenzione di Dublino».

Al conto mancano solo le minacce di Erdogan di “scaricare” verso l’Europa decine di migliaia di siriani.
In conclusine: siamo certi che i gravi problemi evidenziati in questi articoli siano ben presenti nell’agenda di Di Maio, Zingaretti e Renzi! Vedremo, infatti, nei prossimi giorni con quale piglio sapranno affrontarli e risolverli.

(2 – Fine)

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