Adozioni (1): il silenzio degli indecenti

Anno dopo anno il numero di bimbi adottati diminuisce proporzionalmente al disinteresse politico

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Partiremo dai numeri che, mai come in questo caso, non sono un’opinione, anche se poi, dall’analisi di questi numeri, un’opinione riesce a farsela anche chi è lontano da un tema come questo. Un tema -quello delle adozioni (da non confondersi con gli affidi) – che sarebbe opportuno fosse più conosciuto non solo da quei genitori che desiderano adottare o che hanno figli adottivi (come, peraltro il sottoscritto).

Si sappia, allora, che le adozioni internazionali, in Italia, nel 2018, sono state appena 1.394, una cifra lontanissima dai 4.130 bambini adottati nel 2010 da famiglie italiane.

Il trend in discesa è iniziato proprio da quell’anno, un’era sociale e politica fa. A quei tempi c’era presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e c’era Carlo Giovanardi alla presidenza della Commissione per le adozioni internazionali – Cai (memorizzate questa sigla perché la incontreremo spesso nel corso di questo piccolo viaggio nel mondo delle adozioni).

L’anno dopo i bambini stranieri adottati in Italia superano ancora i 4.000 (4.030 per la precisione) e anche questo era un record. La vera crisi iniziò nel 2012, con l’avvento (magari sarà solo una coincidenza, magari no) dei cosiddetti “governi tecnici”. Fatto sta che si scende subito a 3.106 minori adottati e il trend prosegue in picchiata negli anni successivi, anche a causa del blocco durato mesi e mesi, quando l’allora premier Matteo Renzi affidò la presidenza del Cai alla dottoressa Silvia Della Monica. Infine, il numero è arrivato a ridursi a meno della metà di quella cifra già bassa nel 2018.

In tutto questo lasso di tempo, misure per favorire le adozioni – o quanto meno per sostenerle – non ne sono state assolutamente prese. Anzi, il fatto che le deleghe sulle adozioni siano state trattenute da qualche premier (Renzi e Conte 1) non è stato certo un buon segnale. Comunque, anche i ministri che hanno ricevuto questa delega l’hanno, poi, dimenticata in qualche cassetto, pur avendo un retroterra culturale e di impegno che, al netto delle appartenenze politiche, avrebbe lasciato sperare in un impegno maggiore (su tutti Andrea Riccardi, ministro con Mario Monti).

Insomma, in quest’ultimo decennio, al capitolo adozioni troviamo pochi paragrafi di attenzione politica e, quasi quasi, ci toccherà rimpiangere le immagini di Maria Elena Boschi che, nel maggio 2014, tornava dal Congo con 31 bambini già regolarmente adottati da famiglie italiane, ma da mesi trattenuti da quel Paese africano per incapacità e negligenza della burocrazia.

Sperare in un cambio di passo con il Conte 2 appare obiettivamente difficile, anche perché il nuovo-vecchio premier ha subito conferito la delega per le adozioni e la presidenza della Cai al ministro per la famiglia Elena Bonetti.

Mantovana, 45 anni, laurea in Matematica e una lunga attività negli scout cattolici dell’Agesci, candidata (non eletta) nel 2018 con il Pd in Lombardia e renziana di ferro, tanto che nei giorni scorsi ha fatto i bagagli, direzione Italia Viva. Se sul tema degli affidi e del “caso Bibbiano” si è guardata bene dall’aprir bocca, su quello delle adozioni ha rilasciato la sua bella dichiarazione: «Intendo portare avanti progetti a tutela delle famiglie coinvolte nei percorsi di adozione e a garanzia del superiore interesse del minore, al fine di consentire a questi bambini meno fortunati le stesse opportunità di futuro dei nostri figli». Una volta si diceva “aria fritta”.

Nel suo curriculum, oltretutto, troviamo posizioni da sempre favorevoli alle unioni gay e, anche se il tema delle adozioni gay nel programmino del governo giallo-rosso ancora non c’è, non è affatto da escludere che rientri dalla finestra. Magari proprio grazie alla signora Bonetti.

Il dramma è che, proprio dalla politica, decine di migliaia di famiglie italiane, da anni in attesa di poter adottare, si aspettano segnali di attenzione e risposte che non arrivano.

In conclusione, chi, in Italia volesse e potesse adottare un bambino, è destinato a perdere ogni speranza nella selva oscura di burocrazia, preconcetti ostili e qualche losco interesse.
Gìà, perché, per chi ha molti mezzi, esiste la possibilità di adottare all’estero, ma quanto costa? Proprio sui costi di una adozione torneremo con la prossima puntata, tra sette giorni.

(1 – continua lunedì 21)

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