«Perché le mamme sono calde?».

I corpi delle mamme funzionano per calore e contatto...

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Laura La Torre è l’autrice del post, divenuto virale, “Lezione di latino”, da noi pubblicato venerdì. Il suo scritto è talmente piaciuto che le abbiamo chiesto di poterne pubblicare qualcun altro, Abbiamo scelto questo brano autobiografico, che parla di amore per la vita e di una vita donata per amore.

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«Mamma, mi metto vicino a te, così ti passa la rabbia», mi dice, sicura di sé, la piccoletta quattrenne, quando ho un diavolo per capello bianco. Si accuccia al mio fianco, sta due minuti ferma e concentrata e poi mi scruta, per vedere se il rimedio ha fatto effetto. Poi mi chiede: «Adesso ti è passata la rabbia?». E se ne va a picchiare la sorella o a farsi pettinare i capelli dal gatto.

Tutte e tre le mie figlie mi toccano, mi lisciano, si acciambellano su di me, mi scrutano, mi infilano le mani sotto il reggiseno, mi danno i baci umidi, mi leccano il collo; si lasciano guarire con l’imposizione delle mani: un mio bacio fa passare la bua come il tocco dei re taumaturghi la scrofola; soffio su cicatrici e le faccio scomparire, tocco fronti bollenti e traduco la febbre in gradi centigradi, meglio di un termometro elettronico; con la mia saliva riesco a cancellare lunghe scie di pennarello indelebile su guance e cosciotti; un giro di dita e il moccio scompare, le caccole degli occhi vengono grattate via, e «Mamma mi pulisci il culetto?» (l’uso corretto della carta igienica viene appreso, pare, solo dopo quello del telecomando di Sky).

Il mio corpo di madre si è fatto barca e navicella spaziale, pulmino di scuola e taxi a chiamata; si è aperto per fare spazio a questi tre polloni che mi sono spuntati; si è gonfiato, slabbrato e lacerato e poi si è afflosciato richiudendosi come il tendone di un circo quando lo spettacolo è finito. Le ha nutrite di cellule e plasma e poi si è messo a secernere latte. Sono stata munta, sprimacciata, sfogliata come un libro, calpestata a dovere e pure presa a testate (a volte per sbaglio).

Sono stata il loro materasso ad acqua, il loro cavalluccio a dondolo, il filo della ragnatela a cui si dondolava un elefante, due elefanti, tanti elefanti e adesso ti prego, dormi!

Il mio corpo di madre è stato fatto a brani e i pezzi sparsi sulle loro fisionomie: le labbra a una, il dito mignolo del piede a un’altra, i neuroni alla terza. Hanno scelto solo qualche scampolo per formare i lineamenti: il resto, per compensare lo scialo e lo scempio che hanno fatto del mio corpo, lo hanno preso dal padre.

Tutte e tre, quando hanno avuto freddo, si sono strette a me e mi hanno chiesto, con la meraviglia e la collera che i misteri suscitano in ognuno di noi: «Perché le mamme sono calde?».
Io, bimbe mie, non lo so perché le mamme sono calde. Perché l’amore brucia? Perché le mamme sono stufe, a volte, ma nessuno verrà a dare loro il cambio, neanche quando hanno finito la legna?

Certo, si può amare con il cuore e con la mente, ma per crescere dei figli ci vuole un corpo caldo e il motto di Daenerys, Madre dei Draghi, sulle labbra: se mi guardo indietro, sono perduta.

Non basta l’anagrafe, non basta un utero. Bisogna scaldarli, giorno dopo giorno. Così semplicemente funzionano le mamme. Calore e contatto.

Ho scritto questo post tre anni fa, quando non avevo ancora una figlia adolescente. Nell’elenco di ciò che i figli possono fare con il corpo di una madre devo aggiungere: masticarlo e sputarlo via. E loro crescono.

 

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