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Bibbiano, il ruolo di Foti. Tortorella: «Travestiti da lupo per convincere i bambini a denunciare abusi inesistenti»

tempo di lettura 23 minuti

Terza e ultima parte dell’intervista al giornalista Maurizio Tortorella, autore del libro “Bibbiano e dintorni” (Paesi edizioni).
Cosa emerge dalle pagine dell’inchiesta “Angeli e Demoni”?
E cosa hanno ricostruito gli investigatori?
Chi sono i principali indagati?
Tortorella ci accompagna nell’abisso di una vicenda che ha sconvolto l’opinione pubblica; una storia capace di sollevare dubbi inquietanti sia sulla bontà del sistema degli affidi sia sui metodi utilizzati con i minori.
(Clicca qui per leggere la prima parte dell’intervista, qui per la seconda)

D: Entriamo nell’inchiesta “Angeli e Demoni”. Nel suo libro, lei fa un parallelo curioso, ma anche un po’ inquietante, collegando la fiaba dei fratelli Grimm, Hänsel e Gretel, con l’inchiesta. Può spiegare questo passaggio?

R: Diciamo che ho fatto un po’ di “psicologia da marciapiede”. Mi sono domandato come mai lo psicologo piemontese Claudio Foti, uno dei 29 indagati, abbia deciso di dare il nome “Hansel e Gretel” al suo centro studi che riunisce psicologi, psicoterapeuti, etc. Se la famiglia malvagia, nella favola, è quella d’origine, capace di abbandonare i figli nel bosco, cosa rappresentano, invece, la casetta e la strega? Ma, soprattutto, chi interpreta il ruolo della strega cattiva? Forse Foti, dovrebbe dare, da psicoterapeuta, una spiegazione sulla scelta del nome. Chissà.

D: I critici di Foti l’accusano di essere un “abusologo”, cioè uno psicologo che vede colpevoli e orchi ovunque. In sintesi, un ossessionato dalle violenze minorili. Lei cosa ne pensa?

R: Foti è da anni un professionista discusso, controverso. Alcuni lo vedono come un guru, un genio della materia (come, per esempio, il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti). Altri lo attaccano ferocemente proprio per l’ostinazione con cui opera in materia di abusi e maltrattamenti. Lo stesso giudice, nelle carte dell’inchiesta, è convinto che il fondatore di “Hansel e Gretel” trattasse i bambini con “tecnica invasiva e suggestiva” e accenna anche a “un’elevata capacità manipolatoria” dell’indagato.

D: In una delle interviste concesse a un quotidiano nazionale, dopo lo scoppio dello scandalo, Foti, in cerca di riabilitazione mediatica, rilascia una dichiarazione – riportata nel suo libro – che ha colpito la mia attenzione. Dice: «Se poi i magistrati abdicano al proprio ruolo e si fanno suggestionare dagli psicologi, non è un problema mio. Ma di solito il quadro probatorio vede anche le relazioni dei servizi sociali, delle maestre…». Un magistrato può farsi “suggestionare” da uno psicologo?

R: Una risposta sconcertante, che io ritengo vada affiancata a quella dei giudici del Tribunale dei minori di Bologna che si sono detti “vittime” della situazione. Se anche Foti sostiene di non aver alcuna colpa, perché a suo modo di vedere il giudice non deve farsi “suggestionare” dallo psicologo, allora chi deve assumersi la responsabilità di quanto accaduto? Forse i bambini? Io credo che uno psicologo non possa de-responsabilizzarsi dicendo al giudice “Se sbagli, sono affari tuoi”. Sembra di essere tornati alle giustificazioni della tele-imbonitrice Wanna Marchi, che vendeva cloruro di sodio “ai deficienti” come talismano contro il malocchio. Sosteneva: “Che colpa ne ho io se quelli mi credevano? La mia, ovviamente, è un’estremizzazione. Ma detto tutto ciò, può il destino di un bambino essere stabilito su queste basi?

D: Uno dei perni dell’inchiesta “Angeli e Demoni” riguarda anche l’attività della struttura “La Cura”, il centro di riferimento per minori voluto dal sindaco dem di Bibbiano, Andrea Carletti…

R: “La Cura”, è un centro creato a spese della collettività dai Comuni della Val d’Enza e, in seguito, dato in gestione gratuita a Foti e al suo team di collaboratori allo scopo di farne un’eccellenza del settore. Un articolo de “La Stampa”, nel 2016, si lanciò addirittura in arditi accostamenti scrivendo che «È come se i bambini finissero dentro una lavatrice sana, e cominciassero a lavarsi dentro». Mi verrebbe da dire più centrifugati che lavati.

D: Qui, entra in gioco la figura di Andrea Carletti, il primo cittadino che, inconsapevolmente, ha dato il via al tormentone, spesso usato con malevola insistenza, del “Partito di Bibbiano”. In sua difesa il Pd è accorso in massa, con il segretario Zingaretti in testa. Eppure, dalla lettura delle carte, il ruolo di Carletti non sembra così marginale. Non trova stridente la fama di amministratore esemplare con quanto emerso dall’inchiesta?

R: Per quanto riguarda la prima parte della sua considerazione, le rispondo di sì. Aggredito indegnamente sui social network, il sindaco Carletti è stato difeso con massiccia e inusitata intensità dal suo partito. Parole mai spese, giusto per fare un esempio, per l’ex presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, anch’esso finito, a suo tempo, nel mirino della magistratura e poi assolto. Ma gli addebiti rivolti dagli inquirenti al primo cittadino di Bibbiano sono tutt’altro che leggeri. D’altra parte, l’abuso d’ufficio e il falso ideologico (i reati per cui Carletti è finito ai domiciliari, ndr), sono contestazioni gravi. Parliamo di reati che, se confermati, comportano pene oscillanti tra i due e i dieci anni di reclusione. Il giudice Ramponi, nelle carte dell’inchiesta, evidenzia che il sindaco si sarebbe «reso responsabile di episodi che costituiscono un espressivo indice del suo modo di comportarsi». Aggiunge, inoltre, «che è evidente la sua copertura politica continuativa e sistematica all’attività degli altri indagati».

D: Non ha trovato sgradevole, però, la gogna mediatica cui è stato sottoposto il sindaco Carletti?

R: Nei suoi confronti abbiamo assistito ad attacchi violenti e inqualificabili. Il fuoco acceso sui social spesso favorisce il pubblico linciaggio. Soprattutto quando ad attizzare la fiamma è il vento sgradevole della calunnia, magari favorito da dichiarazioni sconsiderate rilasciate da esponenti politici di primo piano.

D: Tornando al centro “La Cura”, quanto è costata alla collettività la collaborazione con la struttura di Foti?

R: Faccio una premessa per circoscrivere meglio la situazione…

D: Vada avanti.

R: Parlando nel 2016 al quotidiano “La Stampa”, intervistato insieme con Federica Anghinolfi (un’altra degli indagati, ndr), il sindaco rende nota una statistica ai miei occhi terrificante. Segnala, infatti, che dei 65.000 abitanti della zona, 16.000 sono bambini, 1.900 dei quali affidati ai servizi sociali. Si tratta del 16%, un caso su sei. Numeri da brividi, e stiamo parlando solo di pochissimi Comuni. Per rispondere alla sua domanda, nel libro riporto la cifra di 182.000 €, che si raggiunge sommando le cinque “pezze giustificative” contenute negli atti dell’inchiesta. I giudici ipotizzano, però, un esborso superiore ai 200.000 €.

D: A quanto ammontava la tariffa oraria richiesta da Foti e dai suoi collaboratori?

R: Venivano pagati 135 € l’ora (ora concordata di 45 minuti ma, in molti casi, anche con sedute più brevi), laddove il giudice contesta che il costo medio di mercato è pari a meno della metà rispetto all’importo pagato a Foti.

D: Non ci si poteva rivolgere agli psicologi già in carico agli enti?

R: Ovviamente sì. È un’altra delle contestazioni sollevate dal giudice. L’azienda sanitaria locale ha professionisti che non sarebbero costati alla comunità un centesimo in più.

D: Se all’interno dell’inchiesta “Angeli e Demoni” Foti ricopre un ruolo di primo piano, non meno importante è quello svolto da Federica Anghinolfi. Ce ne vuole parlare? Anghinolfi è la responsabile dei servizi sociali della Val d’Enza. Nelle carte dell’inchiesta entra, a vario titolo, per molti capi d’accusa. La parte che più mi ha colpito riguarda l’affidamento di una bimba allontanata dalla famiglia e consegnata a una coppia di donne.

Secondo l’accusa, Anghinolfi (che non ha mai nascosto di essere lesbica) avrebbe sfruttato la sua posizione, come dicevo, per affidare una bimba a una coppia di donne unite civilmente dal giugno 2018. L’anomalia riguarda una di queste che è stata, in passato, un’ex compagna della Anghinolfi. Riaffiora, dunque, il sospetto di favoritismi e conflitto d’interessi. La coppia in questione, peraltro, ha ottenuto dai servizi sociali anche il raddoppio della retta d’affido precedentemente stabilita, passata da 542 a 1.240 € al mese. La coppia figura, oggi, tra gli indagati dell’inchiesta con l’accusa di maltrattamenti.

D: Un capitolo a parte meritano le sedute presso il Centro “La Cura” in cui è protagonista la moglie di Foti, Nadia Bolognini. Perché travestirsi da lupo cattivo per spaventare un bimbo di pochi anni?

R: È uno dei passaggi più sconvolgenti dell’intera inchiesta. Il travestimento e le urla contro il bimbo, secondo quanto scrive il giudice Ramponi, si sarebbero rese necessarie per portare il minore a una sostanziale sottomissione, quindi per indurlo a parlare contro i genitori e denunciare abusi inesistenti. Tutti comportamenti che il giudice rimarca in modo molto negativo. Un bambino in terapia, che s’ipotizza maltrattato, dovrebbe essere trattato con la massima cautela, aiutato e non certo spaventato.

D: In alcune intercettazioni telefoniche la Bolognini accusa il marito, Claudio Foti, di maltrattamenti. Sembra una sceneggiatura scritta da Tarantino…

R: Purtroppo non si tratta di fiction. In una telefonata, addirittura, la responsabile della diagnostica del Centro Hansel e Gretel rivela che il marito, da piccolo, è stato abusato e finisce, con tono ironico, “poi andiamo a fare le conferenze sui bambini abusati…”.

D: Anche la Bolognini ha subito abusi?

R: Gli atti parlano dell’esistenza di abusi per opera del padre, descritto come un “alcolizzato”.

D: Il nome di Foti, o di collaboratori del suo team, compare in molte inchieste balzate agli onori delle cronache: Rignano Flaminio, Mirandola, il caso di Angela Lucanto, a lei molto caro, ma anche a Salerno, Sagliano, Cagliari, il bidello di Arezzo. Tutti casi, in cui lo psicologo si è presentato nelle vesti di portabandiera colpevolista, ma è stato sconfitto dalla difesa degli imputati. Alcuni di quei processi però si trasformati in tragedie e non mancano i morti tra gli innocenti accusati. Da dove nasce tanto credito?

R: Foti da alcuni viene considerato un luminare. Il sindaco Carletti lo presentava ai convegni come un genio della materia e l’avvocato di Foti, Girolamo Andrea Coffari, considera il suo assistito “il miglior psicologo” in circolazione. Foti, del resto, è stato chiamato anche all’estero. A Lugano, per esempio, certificò per l’accusa un caso molto famoso, dove era coinvolta la nipote di Giovannino Guareschi. 2

D: All’inizio della nostra chiacchierata ho accennato al caso di Angela Lucanto, uno dei tanti passi falsi di Foti che rientra tra le inchieste di cui parlavamo prima. Una vicenda che le sta molto a cuore. La può sintetizzare per i nostri lettori?

R: Angela Lucanto è una bambina di quasi 7 anni che nel 1995, a Milano, viene prelevata a scuola, da un assistente sociale e due carabinieri. Da quel momento i suoi genitori non sapranno più nulla di lei per 11 anni. Il padre, accusato di pedofilia, passa due anni, quattro mesi e due giorni in custodia cautelare a San Vittore prima dell’assoluzione definitiva in Cassazione con formula piena. Nel frattempo, il Tribunale minorile decide di dare Angela in adozione a un’altra famiglia, dopo una lunga permanenza in una casa-famiglia.

D: Scusi se la interrompo, ma come entra Foti in questo drammatico errore giudiziario?

R: Entra nel 1997 quando durante un colloquio con la madre di Angela, Foti spiega che spetta solo a lui verificare «se questa madre è disposta anche a entrare in conflitto con il suo uomo per assumere compiti di tutela e protezione della figlia».
Nel confronto Foti suggerisce a Raffaella, la madre di Angela, una regola che dovrebbe considerare con attenzione: «Quando una madre entra in conflitto con il genitore incestuoso, o presunto tale, viene premiata dalle istituzioni».

D: Una sorta di ricatto?

R: È così che lo descrive Raffaella. Uno scambio cui la donna eroicamente non cede sapendo il marito innocente e suggerisce, invece, a Foti di leggere attentamente le carte perché l’innocenza del marito emerge con chiarezza dai documenti. Lo psicologo risponde di non averli letti e nonostante questo certifica l’inadeguatezza di Raffaella al ruolo genitoriale. Tutto questo accade laddove la mamma di Angela Lucanto continua ad allevare l’altro figlio. Allora, mi sono domandato: si tratta forse di un’incapacità genitoriale settoriale che si esercita solo nei confronti della figlia e non del figlio? Questa è una delle storie più assurde in cui mi sono imbattuto durante tutta la mia vita professionale.

D: Non possiamo parlare certo di lieto fine per questa storia: il carcere per un innocente, una bimba sottratta alla famiglia per 11 lunghissimi anni, ricatti. Le chiedo, Foti e il Tribunale di Milano, che sbagliando ha avallato la perizia dello psicologo piemontese, hanno mai chiesto scusa alla famiglia Lucanto e ad Angela per il clamoroso errore commesso?

R: Mai. Inoltre, il magistrato inquirente, Pietro Forno, all’epoca responsabile del fascicolo (oggi in pensione), non ha mai sentito la necessità d’incontrare i Lucanto.

D: A proposito del caso Lucanto, cosa succede ai ragazzi alloggiati presso una struttura di accoglienza una volta raggiunta la maggiore età?

R: A volte restano a lavorare nelle case-famiglia, quelle positive che operano con scrupolo e dedizione, e ce ne sono tante. Altri, meno fortunati, finiscono in mezzo a una strada. Parliamo di ragazzi/e molto spesso con un curriculum scolastico disastroso.

D: Ma chi controlla l’attività delle case-famiglia?

R: Nessuno, è una giungla. La stessa Angela Lucanto ha raccontato, per esempio, che lei a scuola non è andata tutti i giorni nonostante fosse affidata ai servizi sociali. Nessuno verificava. Nessuno sa cosa avviene nelle case famiglia, può capitare di tutto. Sempre Angela ha denunciato di essere stata vessata, obbligata a lavorare e punita corporalmente. Spetterebbe alle Procure per i minori l’obbligo di tenere sotto controllo le strutture dell’affido, dovrebbero verificarle, accertarsi che tutto funzioni. Invece, non lo fa nessuno. D’altra parte i bambini affidati alle case-famiglia sono lo strumento che alimenta un business di cui il cittadino non ha reale percezione. Chi avrebbe interesse a modificare questa inerzia? Le racconto un aneddoto, se posso…

D: Certo, prego.

R: Poco dopo lo scoppio dello scandalo di Bibbiano, in agosto, una mia conoscente mi confida di avere dei problemi con i tre nipoti, entrati nell’orbita dei servizi sociali. I bambini, sono affidati, durante il giorno, a una di queste strutture dove spesso, trovandosi anche in compagnia di ragazzi più grandi, vengono bullizzati e maltrattati. Inoltre, non sono seguiti durante lo studio e, infatti, i risultati scolastici sono pessimi.Parliamo, comunque, di centinaia di euro al giorno per ogni bambino. Ma la cosa grave è un’altra. Lei sa perché la maggior parte degli allontanamenti dalle famiglie avviene in agosto oppure sotto Natale?

D: Perché?

R: Perché in quei periodi anche le famiglie che hanno la forza economica di farsi difendere da un avvocato non lo trovano.

D: All’interno della galassia che gravita intorno all’intero sistema, troviamo anche il fenomeno degli Msna (Minori stranieri non accompagnati, ndr). Quanti sono?

R: Migliaia, ma il dato allarmante è un altro: nel 2018 sono scomparsi tra i 4/5.000 ragazzi msna.

D: Scusi, in che senso scomparsi?

R: Sono minori correttamente affidati allo Stato italiano per cui sono spese anche cifre importanti, ma che non siamo in grado, come ho già spiegato, di controllare. Si tratta di una delle peggiori vergogne del nostro Paese.

D: Su Bibbiano partirà anche una Commissione parlamentare d’inchiesta? In verità, esperienze simili su altri temi non hanno prodotto risultati esaltanti: lei è fiducioso?

R: No, non particolarmente. Il risultato comunque dipenderà da diversi fattori, per esempio, da quanto vorranno impegnarsi i 20 deputati e i 20 senatori che ne faranno parte, ma anche dai consulenti tecnici che saranno coinvolti. Speriamo di poter leggere almeno una relazione finale seria che proponga qualcosa di nuovo.

D: Come finirà secondo lei l’inchiesta “Angeli e Demoni”?

R: Sono terrorizzato che finisca in un nulla di fatto. E mi stupisce anche il silenzio assordante dei media riguardo a un’indagine tanto importante, dove le uniche vittime sono le famiglie e i bambini. Solo “La Verità” e pochissimi altri tengono acceso il faro su Bibbiano. Oltre a voi, ovviamente.

D: Cosa pensa delle recenti dichiarazioni della regista Francesca Archibugi sul caso Bibbiano?

R: Con l’Archibugi abbiamo avuto anche un sereno scambio di opinioni via Twitter. Le ho obiettato che una dichiarazione che le era stata attribuita (“i figli non sono dei genitori, ma sono dello Stato”, ndr), galleggiava tra il fascismo alla base dell’articolo 403 del Codice e il socialismo reale sovietico. La regista, gentilmente, mi ha risposto lamentandosi di essere stata male interpretata: anche per lei i figli non sono “dello Stato”. Ovviamente le credo, e mi spiace sinceramente per gli insulti che i social le hanno vomitato addosso.

D: Un’ultima domanda: ha notato il nuovo look di Foti?

R: Capelli più corti e modi dimessi, quasi da vittima. Evidentemente, ha seguito il consiglio di qualcuno…

 

 

 

2 Patrizia Guenzi, “La consulenza di Foti scientificamente nulla”, Il Caffè

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