I tortellini senza carne di maiale sono andati di traverso al vescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi.

La finta integrazione dei “poltellini”

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Fa più per l’integrazione chi vuole festeggiare San Petronio con il “poltellino” (ci risulta difficile chiamarlo tortellino al pollo) per non offendere i musulmani che non mangiano carne di maiale oppure il presidente delle Comunità del mondo arabo in Italia (Co-Mai) che critica questa iniziativa «non richiesta dalle nostre comunità»?

Per chi non abbia seguito questa ennesima idiozia italiota, diremo che la notizia viene da Bologna  dove il Comitato cittadino per le manifestazioni del santo patrono ha deciso di offrire il “tortellino dell’accoglienza”, con un ripieno senza carne di maiale «per non offendere i musulmani».

Inizialmente si era diffusa la voce che tale proposta fosse partita proprio dall’arcivescovo di Bologna, monsignor Matteo Maria Zuppi (che sabato prossimo sarà nominato cardinale da papa Francesco).

Colpito nel vivo dalle polemiche, l’arcivescovo ha così commentato: «È sorprendente che una fake news (quella che sia stata una sua idea ndr.) sia utilizzata per confondere bolognesi e italiani e tanto più che una normale regola di accoglienza e di riguardo verso gli invitati sia interpretata come offesa alla tradizione. Alcune polemiche e strumentalizzazioni non sono accettabili neanche in campagna elettorale».

Polemiche e strumentalizzazioni avrebbero potuto essere evitate, con un po’ più di accortezza e intelligenza. Tant’è ecco le opposizioni all’attacco.

Si scandalizza, come ovvio, la leghista Lucia Borgonzoni (candidata alla presidenza della Regione) «snaturano anche i tortellini, pur di ammiccare all’Islam, che vergogna. Questa per certi è integrazione, per me è un’offesa alle nostre tradizioni. Se volevano essere più Islam friendly bastava non fare i tortelloni, ma poi non avrebbero avuto un po’ di polemica da esibire».
Per il bolognese Galeazzo Bignami di Fratelli d’Italia: «il rispetto passa dalla accettazione da parte di chi arriva anche delle tradizioni locali, non della loro rinuncia da parte della comunità che accoglie.».

Però, la decisione di stravolgere la tradizione culinaria cittadina non è piaciuta neanche a un bolognese doc, vicino al vescovo: Pupi Avati.

UNA LEZIONE DAI MUSULMANI

Cosa dicono le persone cui era indirizzato l’omaggio del “poltellino”, ovvero i musulmani? Foad Aodi, presidente delle Comunità del mondo Arabo in Italia (Co-Mai), in un’intervista all’AdnKronos ha spiegato: «Modificare le ricette oppure togliere il crocifisso dalle scuole sono iniziative individuali, non richieste dalle nostre comunità. Chi di noi decide di vivere in Europa sapendo che ci sono diverse culture e diverse tradizioni deve essere in grado di rispettare le diversità, questa è integrazione: rispetto e solidarietà reciproco. Altrimenti deve prendere la valigia e andarsene».

«La maggioranza dei musulmani – aggiunge Foad Aodi – non mangia carne di maiale ma non per questo pretende che si trasformino leggi o tradizioni».

Osservazioni che sembrano scontate, dettate dal buonsenso ma che non vengono tenute in alcun conto dagli zeloti dell’integrazione, desiderosi di apparire sempre più “buoni, accoglienti e inclusivi” come li vogliono Bergoglio e il Pd.

La cosa paradossale è che tali decisioni, come sottolineava Aodi, non sono richieste dalle comunità musulmane. Le persone intelligenti dovrebbero capire che con i tortellini al pollo, l’abolizione del presepe e del crocifisso non si favorisce l’integrazione, si rinuncia solo alla propria cultura.

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