30 giorni a Brexit…

...e ancora non si è capito cosa succederà esattamente

tempo di lettura 4 minuti

Era il 23 giugno 2016 e l’Europa si svegliava dal suo torpore, a dire il vero non del tutto abbandonato ancor’oggi, con l’aiuto di un risultato tanto storico quanto scioccante: Brexit, ovvero il voto referendario che sanciva l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Con il gusto tipicamente inglese per gli slogan e i giochi di parole, Brexit apriva le porte a possibilità e scenari che molti non avevano neppure preso in considerazione.

Ora, dopo più di 3 anni, siamo arrivati a meno di un mese dalla data indicata per il grande addio. La fine della lunga e tormentata storia di Brexit sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) essere arrivata. Il 30 ottobre, infatti, il Regno Unito lascerà l’Unione Europea, senza averne, storicamente, mai accettato in toto le politiche, a partire da quella monetaria, essendosi sempre rifiutata di sostituire la sterlina con l’euro.

Ancora non sappiamo come avverrà questa famosa uscita: potrebbe esserci un accordo dell’ultimo minuto tra le parti oppure uno strappo definitivo senza regole, il famoso “No Deal”, che piace molto a Boris Johnson, ma che darebbe origine a una situazione davvero incerta.

Nel primo caso una serie di accordi, anche parziali, potrebbe mettere in sicurezza alcuni rapporti ad ampio spettro: dalla sicurezza per i cittadini europei che lavorano in UK, fino alle relazioni commerciali e finanziarie. Contrariamente, in caso di No Deal, la rottura avverrebbe senza ulteriori negoziati né rassicurazioni in merito ai rapporti futuri tra le parti.

Ci sono anche i sostenitori di una Hard Brexit, che auspicano una fine ancora più netta, che potrebbe svincolare il Regno Unito dalle regole europee che prevedono, tra l’altro, il pagamento di una “penale” di ben 39 miliardi di sterline, concordata inizialmente (in maniera improvvida, secondo loro) tra Londra e Bruxelles.

Dopo il drastico risveglio del 2016 e dopo oltre tre anni di tentativi, molti dei quali goffi e che hanno creato una divisione interna tra la Camera dei Comuni e i Prime Minister che si sono succeduti (Theresa May prima e Boris Johnson ora), sembra dunque essere arrivata la resa dei conti che, in un modo o nell’altro, metterà comunque fine a una situazione politica e internazionale molto fumosa.

E poi? Come detto, nessuno sa esattamente cosa accadrà e quali saranno i nuovi equilibri che interverranno nei prossimi anni, perché Londra e Bruxelles non hanno ancora svelato tutte le loro carte. Una cosa però è certa: Brexit ha insegnato all’Unione a non dare per scontato nulla della propria Istituzione, smuovendo la sicurezza europeista che la animava, forse, per inerzia.

Sarà interessante osservare come l’UE reagirà alle prossime azioni di Londra, quali passi farà per contenere eventuali danni e pianificare una strada che non preveda l’interruzione dei rapporti con il Regno Unito.

Come sempre più spesso accade nella condizione “liquida” della odierna politica, mancano molte delle certezze che ogni cittadino ha da sempre chiesto ai propri rappresentanti nella classe dirigente.
Certo può anche darsi che si stia facendo troppo rumore per nulla e che, alla fine, valga ancora, la splendida frase che lo scrittore siciliano Tomasi di Lampedusa, ne “Il Gattopardo”, mette in bocca al Principe di Salina: «se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi».

Lo scopriremo, fra 30 giorni, il primo di novembre. Nel frattempo, segnaliamo la nascita di una sezione “Get Ready for Brexit” sul sito del governo Britannico, just in case

Lascia un commento

Articolo precedente

«Vi racconto come ho contribuito al fenomeno influencer in Italia»

Prossimo articolo

Lavoro e famiglia: prove tecniche di compatibilità

Gli ultimi articoli di Blog