#VotoaiSedicenni: tutti d’accordo nella corsa ai nuovi elettori

Chi è il padre della proposta di far votare i sedicenni? Enrico Letta. Sbagliato! Prima di lui Matteo Salvini... e tanti altri

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L’ex presidente del consiglio, Enrico Letta, ha lanciato lunedì scorso la sua proposta in un’intervista a la Repubblica, che il quotidiano romano ha subito trasformato nel titolo di apertura in prima pagina: “Facciamo votare i ragazzi di Greta”. Tuttavia, strano ma vero, Letta non è stato il primo ad avere questo progetto. L’aveva anticipato di due giorni proprio il leader leghista, addirittura in una diretta Facebook.

Per evitare qualsiasi possibile accusa di fake, ricorriamo all’agenzia Ansa che, alle 13.05 di venerdì, quindi a manifestazioni appena concluse ha diffuso in rete questo comunicato: “Clima: Salvini, rispetto ragazzi, meno adulti che li sfruttano” sottotitolo “C’era proposta della Lega per dare ai sedicenni diritto di voto”. Ecco l’inequivocabile testo: «Buon venerdì alle ragazze e ai ragazzi che sono scesi in piazza per un futuro migliore e un mondo più pulito: meritano rispetto sempre, meno gli adulti che li sfruttano».

Così il leader della Lega, Matteo Salvini, in diretta Facebook. «Fosse per me c’era una proposta di legge della Lega, diritto di voto esteso ai sedici anni che in questo momento storico è sacrosanto».

Se la nostra fosse una cronaca sportiva dovremmo quindi dire che Salvini ha tagliato per primo il traguardo, secondo Letta (tra gli applausi dei media mainstream) e terzo, medaglia e faccia di bronzo, il premier Conte. Questi, in un’intervista radiofonica si è detto d’accordo, sottolineando però che si tratta di un tema che deve affrontare il Parlamento e chiamandosi fuori per evitare litigi all’interno della sua maggioranza.

Seguono, in ordine sparso: Luigi Di Maio, che ha tenuto a sottolineare che anche il Movimento 5 Stelle ha da tempo presentato in Parlamento una proposta di legge per il voto ai sedicenni. Poi Zingaretti, dato che alle primarie che lo hanno eletto segretario potevano votare anche i sedicenni. Non pervenuto Matteo Renzi che, però, quand’era segretario del Pd, si era detto contrario, ma da leader di Italia Viva, difficilmente confermerà tale posizione.

Taglia il traguardo a braccia alzate anche Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia che può vantarsi di aver avanzato tale proposta addirittura più di dieci anni fa, nel 2008, quando era ministro della Gioventù.

Nella corsa all’indietro a chi era arrivato prima, in passato, si cimenta anche la giornalista di Repubblica che ricorda a Enrico Letta che si trattava di una vecchia proposta di Beppe Grillo. Ma Letta rilancia: «No. L’avevo già avanzata io due anni fa. Adesso dico che è urgente, e che con questa maggioranza si può fare. È un modo per dire a quei giovani che abbiamo fotografato nelle piazze, lodando i loro slogan e il loro entusiasmo: vi prendiamo sul serio e riconosciamo che esiste un problema di sottorappresentazione delle vostre idee, dei vostri interessi».

Quindi il mondo politico sembra tutto sostanzialmente d’accordo, da tempo… Allora perché non si è mai fatto niente?

L’entusiasmo di Letta è certamente dettato dalla idea (bisognerebbe dire dalla speranza) che i giovanissimi siano in gran parte “di sinistra”. Non a caso sulla prima pagina de Il Manifesto è uscito un commento dal titolo “I ragazzi hanno lo sguardo lungo: diamogli il voto”.

Siamo sicuri che voterebbero a sinistra? In altre parti d’Europa (vedi il nostro articolo sulla Polonia, ma anche nelle recenti elezioni austriache) le fasce elettorali più giovani hanno votato per il partito nazional-populista al governo.

Non a caso, il senatore a vita Mario Monti ha espresso la sua contrarietà alla proposta: «Non sono convinto che dando il voto ai 16enni cambierebbe la situazione del nostro Paese – ha detto l’ex premier a Radio Capital – I giovani crescono con il problema ambientale e quello del deficit: per il primo hanno trovato in Greta Thunberg un faro di speranza: sarebbe bello che fosse così anche per il debito pubblico». Magari vorrebbe esserlo lui?

I contrari sostengono che, a 16 anni, si è troppo giovani, poco informati e politicamente immaturi per votare. Gli adolescenti, secondo loro, non sarebbero ancora in grado di prendere decisioni ponderate o valutare logicamente le informazioni e sarebbero anche troppo facilmente influenzabili dall’ambiente che li circonda.

In realtà, sappiamo bene che i giovanissimi hanno oggi tutte le possibilità e gli strumenti per essere ben informati e scegliere in maniera autonoma. Se vogliono. Il problema semmai – ma riguarda tutti, non solo i sedicenni – è la perdita di adesione e di interesse per la politica, a causa della incapacità, della mediocrità e della falsità di chi la rappresenta.

Quindi un voto aperto, quello dei sedicenni, un voto che potrebbe essere una scommessa, anche se c’è chi calcola che non dovrebbe sconvolgere la scena elettorale ma dividersi più o meno equamente tra gli schieramenti in campo.

La vera speranza sarebbe che i giovanissimi, da neofiti della politica, fossero pronti a mettere alla berlina e a sbugiardare i politici delle false promesse e dei compromessi ipocriti.

Sarebbe bello sperare che dal semplice “sciopero del venerdì” per una causa nobile e facilmente condivisa da tutti: genitori, docenti e media, i giovani passassero a un impegno politico più completo e complesso. Perché, come cantava Giorgio Gaber, “libertà è partecipazione”.

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