Carte o contanti: la battaglia si accende anche sul web

La figuraccia dei “cacciatori di bufale”

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Per molti italiani i contanti sono espressione di libertà, mentre le carte di credito divengono simbolo di controllo e di necessità di autorizzazione, oltre che di maggiori spese per noi e maggiori profitti per le banche. Per il governo e per quasi tutti i grandi media (che, peraltro, come sappiamo, dipendono proprio da potentati economici) il contante è, invece, simbolo di evasione fiscale e la carta di credito di tracciabilità e, quindi, di “trasparenza” nei pagamenti.

Quale futuro ci attende? È la domanda che sorge spontanea nel rincorrersi di tesi, a volte anche deliranti come quelle che, pare, siano allo studio di questo strano governo “di sinistra” che pensa solo ad aiutare banche e Confindustria. Si parla di agevolazioni per chi usa le carte (come?), di punizione per chi fa prelievi (tasse) e persino di una carta unica per identità e pagamenti: un altro incubo orwelliano che si avvera.

Nei prossimi giorni si dovrebbero conoscere le nuove misure e i nuovi balzelli che ci verranno imposti. Intanto, cogliamo l’occasione per fare un po’ di chiarezza, soprattutto alla luce di certe castronerie che sono apparse in rete.

I COSTI DELLE CARTE

Incominciamo con il dire che è innegabile il fatto che per le carte ci siano più spese, non solo per chi incassa, ma anche per chi spende. Sul bancomat (che è una carta di debito) c’è una quota annuale del conto (tra 60 e 150 euro, perché senza conto non danno il bancomat) e la quota annuale della card (da 10 a 20 euro); il bancomat, come sappiamo, applica commissioni (2 euro) per i prelievi in sportelli non convenzionati. Discorso più articolato per le carte di credito che, intanto, hanno una quota annuale ben superiore (40-50 euro e più). Ne esistono di due tipi: con il rimborso a saldo (per esempio alla fine del mese) che non comporta ulteriori costi (salvo bolli e spese di spedizione dei rendiconti). Poi, ci sono le revolving, con il rimborso rateale che comportano un tasso di interesse ben superiore al 10%.

Siamo andati sul sito di una fra le maggiori banche italiane per verificare i tassi applicati e risulta un TAN fisso a 13,90% e un TAEG a 14,82%. Quindi, spendendo 100 euro se ne rimborsano di fatto 114.

Le spese, per chi incassa con il Pos, sono: l’attivazione del Pos (40-60 euro una tantum), il canone mensile di 10-15 euro e la commissione che per il bancomat può essere l’1% e per le carte di credito l’1,5%, dipende dalle condizioni che si ottengono dalla banca. Per cui i famosi 100 euro spesi possono diventare 98,50 incassati.

I “GUARDIANI” SEMPRE IN AGGUATO

Esprimere l’opinione che il denaro contante è più semplice e più economico non dovrebbe essere un reato. Il contante può essere usato da tutti, anche dagli anziani spesso in difficoltà con il codice da ricordare e inserire (senza parlare delle centinaia di scippi e truffe cui sono soggetti appena prelevano dal bancamat).

Ci sono anche persone che nutrono dubbi sul fatto che, se gli hacker riescono ad entrare nei computer della Nasa e del Pentagono, figuriamoci cosa potrebbe succedere con le carte di credito di milioni di italiani. Se, poi, sparisce denaro, si blocca il circuito, si innesta una frode digitale, chi paga? I risparmiatori, come per Banca Etruria, supponiamo.

Invece, con la scusa della lotta all’evasione (un problema “nuovo” in Italia) si vuole attuare un principio di maggiore o totale controllo delle nostre vite che ci ha ricordato un video divenuto virale qualche tempo fa, che è uno spaccato realistico di come i nostri dati verranno raccolti, analizzati e controllati, ovviamente “per offrirci un servizio migliore”.

Ricordiamoci che il Grande Fratello lavora sempre per il nostro bene e per la nostra felicità!

Così come lavorano per il Grande Fratello gli ormai noti “Guardiani del politicamente corretto” scatenati anche in difesa degli interessi di banche e governo. Motivo del contendere, questa volta, un video che cerca di spiegare un concetto semplice: se paghi 100 euro, il negoziante guadagna 100 euro e anche dopo infiniti passaggi sono sempre 100 euro per chi spende e 100 per chi incassa, mentre con le carte di credito le banche guadagnano la loro percentuale a ogni passaggio e, a furia di girare, dei 100 euro non rimane più nulla.

Questo argomento è stato contestato dal sito Butac (acronimo di Bufale un tanto al chilo) con il titolo “Pseudoeconomia” e con argomentazioni sinceramente ridicole.

Come prima cosa si contesta la commissione di 1 euro applicata dalle banche sulle transazioni digitali, definita «un’esagerazione» (ma dove vivono?). Secondo argomento: anche sul contante ci sono le tasse, quindi i 100 euro, via via, perdono valore. Peccato però che si stia ragionando sul valore del denaro, mentre le tasse colpiscano i proventi (in qualunque forma siano ottenuti). Terzo argomento: la commissione «non pesa sulle tasche di chi spende, ma al massimo di chi incassa» un po’ come dire “mors tua vita mea”… ma abbiamo già visto (e peraltro tutti sappiamo bene) che anche chi spende usando le carte ha dei costi.

Ultimo argomento davvero patetico dal titolo “Perché paghiamo la commissione?”, cui segue un testo sdolcinato che neppure una banca oserebbe pubblicare: «Quei centesimi di commissione (sic!!) comunque non sono solo una spesa, perché in realtà viene evitato il classico passaggio in banca per versare, passaggio che spesso si fa perdendo tempo (…) Come dice un antico detto “il tempo è denaro”».

Insomma, la solita bufala degli “anti-bufale”. Altro che pseudoeconomia, quelli di Butac non conoscono nemmeno i fondamentali ma, soprattutto, non conoscono vergogna.

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