Mark Zuckerberg presenta Facebook Horizon dal palco di Oculus Connect 6.
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Arriva Facebook Horizon: il mondo che non c’è

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Mark Zuckerberg ci riprova: Sono vent’anni ormai che cerca di imporre la “realtà filtrata”, ovvero la verità virtuale che passa dai “suoi” visori e dai software di sua produzione. Tante campagne pubblicitarie roboanti, tanti investimenti, ma la realtà virtuale versione Zuckerberg, fino a oggi, non ha attecchito.

Eppure, mister Facebook ha deciso di insistere sul suo progetto riproponendo Oculus Connect 6, annuale appuntamento nella Silicon Valley convocato per fare il punto della situazione e sui progressi della realtà virtuale, oltre che per presentare le ultime novità. Un appuntamento che richiama l’attenzione e, ormai, anche la curiosità morbosa, dei media e degli operatori del settore, visto che Zuckerberg aveva speso circa 2 miliardi di dollari per acquistare la startup Oculus VR e sperava di ottenere rapidamente un altro trionfo miliardario, imponendo la realtà virtuale ad almeno un miliardo di persone. Ma gli anni passano e le cifre non crescono.

Lui stesso in un’intervista ha dovuto ammettere che ci vuole ancora tempo per la realtà virtuale di massa, «non sarà nel 2020, speriamo che non sia il 2030».

In effetti, il Grande Fratello californiano può solo sperare nell’avvento di una nuova generazione di lobotomizzati, persone che accettino di rinchiudersi in un mondo inesistente, però buono, dove tutto è bello, facile e politically correct.

Tornando all’Oculus Connect 6, la novità presentata è Facebook Horizon, definito come un “social VR world”, cioè un mondo virtuale dove le persone possono incontrarsi e socializzare. Per entrare in Horizon verrà chiesto, prima di tutto, di creare il proprio avatar (un personaggio immaginario) scegliendo tra differenti proposte (ovvio, neppure un po’ di fantasia). Successivamente si potrà esplorare il mondo virtuale e spostarsi velocemente in differenti scenari, chiamati “telepods”. Inizialmente saranno presenti anche alcune attrazioni e giochi da sperimentare da soli o in compagnia.

L’obiettivo di Horizon però è un altro, cioè permette agli utenti di partecipare alla «evoluzione e costruzione del mondo», grazie a degli strumenti che permetteranno di realizzare scenari e attrazioni personalizzate.

In pratica si potrà vivere (grazie l’effetto 3D degli occhiali) in un mondo creato con gli strumenti presenti in questo universo virtuale e condiviso.

Da almeno 25 anni esistono già dei “giochi” online che consentono a comunità di player di collaborare online per la costruzione di mondi virtuali. Esistono poi montagne di videogames (anche su Smartphone) che offrono queste possibilità. Il lecito dubbio che si sono posti tutti i commentatori onesti è “che cosa nasconde Horizon?”; quali sono i veri punti attrattivi o le potenzialità non dichiarate di questo nuovo strumento che sarà commercializzato dal 2020?

In apparenza, infatti, non si spiega questa ostinazione di Zuckerberg a voler imporre a tutti i costi l’uso degli occhiali 3D  offrendo un prodotto, in realtà, povero. Sembra una sorta di braccio di ferro tra la potenza degli investimenti pubblicitari e la volontà delle persone. Quasi un esperimento per dimostrare la forza vincente dei suoi mezzi contro l’ostinato “disinteresse” del grande pubblico.

La realtà virtuale esiste già una serie di applicazioni utili e interessanti: dai simulatori di volo alla ricostruzioni di luoghi e monumenti storici scomparsi; dai tour virtuali in case o luoghi sconosciuti alla chirurgia a distanza, passando per un mare di giochi, esperienze sensoriali, demo pubblicitarie.

Facebook Horizon, apparentemente, non è né nuovo, né appetibile. L’esperienza, però, ci ha insegnato a non sottovalutare il boss di Menlo Park. Lui gioca in grande. Il suo mondo non è virtuale ma zeppo di personaggi e interessi molto reali e tutti multimiliardari. Per questo, il più delle volte, poco raccomandabili e “impresentabili” in una convention come Oculus Connect 6.

 

 

 

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