Oggi come ieri (5): i canta-storyteller

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C’erano una volta i cantastorie, figure storiche della cultura popolare che giravano le piazze raccontando, in rima e con musica, storie di epica cavalleresca o fatti di cronaca nera e rosa. Una tradizione antichissima che parte dagli aedi greci e dai bardi celtici ma che raggiunge le vette più alte con i trovatori francesi, i menestrelli e, appunto, la scuola poetica siciliana dei cantastorie

D’altra parte tutta la storia, le abitudini, le leggende, i costumi, le lingue si sono tramandate per via orale, quanto meno prima dell’invenzione dei caratteri mobili e della possibilità, quindi, di stampare e diffondere storie e narrazioni scritte (ma siamo già nel XV secolo dopo Cristo).

Tramandare attraverso racconti ha creato tutti i generi narrativi che conosciamo (dalle favole ai romanzi, dalle poesie alle novelle) e che, ancora oggi, grazie a Dio, riescono ad affascinare, emozionare e istruire, anche se sempre più spesso non vengono letti, ma fruiti in versioni video.

La rivoluzione digitale, con i suoi linguaggi sincopati, la prevalenza dell’immagine, i tempi di fruizione (assimilazione e smaltimento) ridottissimi, sembra aver cancellato il gusto per la lettura e – prima ancora – per la buona scrittura.

Le cose, però, cambiano e si evolvono, soprattutto quando di mezzo c’è la necessità di portare a casa dei risultati in campo economico. Infatti, è da alcuni anni ormai che si è capito che una seria strategia di social media management, non è ipotizzabile se non si costruisce una “narrazione” che accompagni i potenziali utenti (anche solo casuali) e sappia coinvolgerli con stratagemmi emozionali, stimolando curiosità o stupore.

In pratica, bisogna ricominciare a “raccontare storie” e questo ha preso il nome di storytelling management, una disciplina cha adatta i criteri narrativi alla strategia di comunicazione aziendale. Naturalmente, le nuove “favole” devono essere scritte seguendo i ritmi e le esigenze dei social media, ottimizzando i testi alle prerogative di marketing e di SEO che consentiranno all’azienda di centrare gli obiettivi di vendita e/o di reputation.

In fondo, però, lo soryteller (colui che è chiamato a ideare e, spesso, anche a realizzare queste narrazioni digitali) non è diverso da un antico cantastorie. Anche lui deve essere in grado di coinvolgere ed emozionare un pubblico sconosciuto usando testi brevi (anche se non più in rima o cantati) utilizzando anche le immagini.

ALCUNI CRITERI BASE

Per realizzare uno storytelling di successo occorre rispettare le regole e le prerogative della narrazione sintetica che abbiamo elencato ieri. In più, però, bisognerà far vivere, nei pochi secondi di lettura, esperienze ed emozioni attraverso una serie di dettagli, veri e verificabili, che incuriosiscano senza mai svelare esplicitamente i contenuti commerciali del messaggio.

Ritornano ancora una volta utili alcuni vecchi criteri (o trucchi, se preferite) utilizzati per secoli dai narratori. Ve ne elenchiamo alcuni:

IL TORMENTONE – Si tratta di un’espressione o di una frase che acquista rapida diffusione e popolarità attraverso la sua costante ripetizione nel tempo. In pratica è un’estensione dell’effetto virale (foto, video o canzone che si diffonde rapidamente sul web), applicato però a uno slogan o a una definizione (qualche esempio qui a sinistra) che si diffonde grazie al passaparola fino a diventare una moda, magari ossessiva ma, proprio per questo, efficace.

IL FEUIETTON – Era il “romanzo d’appendice” che usciva pubblicato a puntate (in genere la domenica) nelle ultime pagine (in “appendice”, appunto) di un quotidiano o di una rivista. Se la storia era interessante e scritta bene riusciva a creare grande attesa e curiosità nei lettori. Oggi, questo ci ricorda l’importanza di creare una storia a episodi (su Facebook, Instagram o persino Twitter) che abbia però una sua trama, dei protagonisti, uno svolgimento emozionale e crei attesa o ricordo tra una uscita e l’altra.

IL CANOVACCIO – È appunto la trama, lo schema del racconto. Anche oggi bisogna realizzarlo quando si inizia a scrivere uno storytelling che non può essere tale (o non può avere successo) se non è stato studiato in tutti i passaggi, oltre che nella durata e nella cadenza di comunicazione.

Chiudiamo questa serie di articoli con una considerazione finale.
Abbiamo cercato di dimostrare come, pur nei suoi straordinari e sconvolgenti cambiamenti, la rivoluzione digitale, come tutte le rivoluzioni, alla fine non può cancellare le tradizioni, anzi. In definitiva, quando bisogna incominciare a fare le cose seriamente, bisogna necessariamente rifarsi a un background di cultura, consuetudini, sapienza ed esperienza che risultano fondamentali per costruire e gestire in maniera corretta anche i nuovi strumenti di comunicazione pervasiva.
Allo stesso tempo, però, è ovvio che tutto ciò che appartiene al passato non è più ripetibile. Si tratta di fondamenta, muri portanti, colonne su cui sarebbe più facile poggiare le nuove strutture, anche se – molto spesso – l’arroganza e l’ignoranza della modernità vorrebbe farci credere che è meglio fare “tabula rasa” del passato.

(5 – fine)

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