Il selfie di Dario Franceschini insieme agli altri ministri del PD

Complimenti: è nato il governo dei record…

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Il governo rosso-giallo di Giuseppe Conte, prima ancora di iniziare a lavorare, ha già battuto diversi record.

Innanzitutto, quello di essere il primo governo totalmente “degli sconfitti”, cioè che non vede in maggioranza alcun partito della coalizione che abbia vinto le elezioni (né quelle politiche, né le più recenti europee e neppure le amministrative…).

Vale, infatti, la pena di ricordare che le elezioni del 4 marzo 2018 sono state vinte dalla coalizione di centrodestra (Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Noi con l’Italia) che, pur arrivando al 37,5% dei voti in Senato, non è però riuscita a ottenere la maggioranza in Parlamento. Il Movimento 5 Stelle fu allora il partito più votato (almeno questo…) e superò da solo anche la coalizione di centrosinistra (terza nelle scelte degli italiani), all’interno della quale il Pd risultò dimezzato. E adesso governa con più della metà dei ministri…

Solo a titolo di cronaca ricordiamo che, nel frattempo, alle Europee, la Lega ha raddoppiato i voti, il M5S si è dimezzato e la somma dei voti dei partiti di centrodestra ha quasi raggiunto il 60%. Sempre solo per essere pedanti ricordiamo anche che, in tutte le elezioni amministrative che si sono svolte dal 2018, il Centrodestra ha sempre vinto, strappando alla sinistra anche Regioni e città storicamente roccaforti “rosse”.

Altro “record” del nuovo governo è che, per la prima volta, la forza politica che, in Parlamento, ha il doppio dei seggi (M5S rispetto a Pd) è, invece, in minoranza nel Consiglio dei ministri e ricopre incarichi di secondo piano (escluso gli Esteri che, però, è “commissariato” da Mattarella).

Terzo record: questo è il governo più “a sinistra” della storia italiana, perché, per la prima volta, il Pd governa senza dover ricorrere a forze centriste, presenti invece nei governi a guida Prodi e D’Alema. Non però, come ha scritto qualcuno, il primo governo che non vede oppositori a sinistra. Il primo fu il governo Prodi 2, del 2006, che aveva al suo interno persino Rifondazione comunista.

Infine, un record personale anche per Giueppe Conte, primo presidente del consiglio a rimanere in carica, prima con una maggioranza e, subito dopo, con un’altra di segno opposto.

Nemmeno Andreotti era riuscito a tanto, eppure lui ha guidato governi di tutti i tipi (pentapartiti, tripartiti, monocolore e, poi, il governo “delle astensioni” e quello di “solidarietà nazionale”).
Per consolare il povero “Giuseppi” (come ormai tutti lo chiamano dopo l’imbarazzante endorsement di Trump) possiamo, però, dire che il suo non è certo il primo governo che nasce privo della democratica legittimazione delle urne.
Nel 1995, dopo che la Lega di Bossi aveva sfiduciato il governo Berlusconi, entrò in carica il primo “governo tecnico” presieduto da Lamberto Dini, che si reggeva su una eterogenea maggioranza.
Nel 2011, il governo Berlusconi, costretto alle dimissioni dalle pressioni dell’Europa e del presidente Napolitano, venne sostituito dall’ormai “mitico” governo tecnico guidato da Mario Monti.
Subito dopo, nel 2013, il centrosinistra vinse le elezioni ma senza ottenere la maggioranza, per cui Enrico Letta dovette far ricorso agli scissionisti del Nuovo centrodestra di Angelino Alfano (eletti, appunto, con il centrodestra) che appoggiarono, poi, anche i successivi governi Renzi e Gentiloni.

L’ultimo record è, quindi, del Pd: con questa è, infatti, la quarta volta, in soli 7 anni, che il Pd riesce ad andare al governo senza aver avuto il consenso elettorale per farlo.

Complimenti. Siamo pronti per le Olimpiadi.

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