Amazzonia in fiamme: tra Fake e Verità?

tempo di lettura 6 minuti

Potrebbe essere l’ennesimo esempio di “fake” mondiale, un’altra prova generale di come si possa costruire e montare una notizia per creare emozione, paura, indignazione a livello mondiale da poter poi utilizzare in termini politici.

Sappiamo che ci pioveranno addosso critiche, qualcuno dirà che siamo insensibili ai problemi dell’ecologia, altri che siamo dei complottisti, qualcuno ci liquiderà semplicemente (come già avvenuto) con insulti vari di cui “dementi” è il più accettabile.

Allora alcune premesse prima di avventurarci alla ricerca, se non della Verità, almeno di fonti con cui ragionare senza l’emotività acritica dei media mondiali (Tv italiane in prima fila). Chi scrive, ma anche l’editore del giornale, è sempre stato un difensore del Creato contro lo strapotere ottuso della scienza, della tecnica e delle macchine che, nel nome dell’egoismo umano, del “benessere” e del “progresso” sfruttano, distruggono, inquinano e privano i nostri figli e nipoti di ciò che Dio ha creato e che noi avevamo il dovere di conservare.

Detto questo, veniamo agli incendi. Iniziamo oggi riportando le informazioni “di prima mano” che ci giungono direttamente dal Brasile. Poi – domani – passeremo a verificare altre fonti.
Così scrive Giorgio De Vecchi Di Val Cismon da San Paolo.

Iniziamo da lunedì scorso 19 Agosto.
Il cielo si è scurito parecchio e con uno strano effetto. Non tutto è stato dovuto al fumo, ma alla contemporanea presenza di un fronte freddo con nuvole molto cariche di pioggia e a quote piuttosto basse. Le foto drammatizzano parecchio quel che è successo. Ero in automobile fra le 15,30 e le 17,30 locali… ho visto bene cosa succedeva, Si deve tener presente che alle 17,50 il sole tramonta e come uso ai tropici (San Paolo è esattamente sulla linea del tropico del capricorno) diventa buio più rapidamente che alle latitudini italiane.
Al mattino non si aveva la percezione di nulla di diverso da un normale giorno nuvoloso.
Il fenomeno quindi c’è stato, è vero, ma senza drammi particolari.

Ma qual è l’origine di questo fumo?
Una buona parte, come si vede dall’immagine satellitare del 18 agosto viene da incendi in Bolivia e in Paraguay, il resto (non trascurabile) dal Mato Grosso e Parà. Il Mato Grosso è Amazzonia legale anche se non è propriamente l’Amazzonia della foresta pluviale più conosciuta, che è concentrata in altri stati.
Cosa possano fare le politiche di Bolsonaro sugli incendi in Bolivia e in Paraguay non è dato saperlo, quindi sulla stampa c’è un contenuto di pura polemica politica.

Sono aumentati gli incendi quest’anno? Sì, il dato è certo.
Perché siano aumentati è ancora tutto da discutere, così come in quale misura.
Esistono delle “queimadas” (delle “epoche di fuoco”) che sono cicliche come mostrato dai grafici.
Sui numeri anche la stampa brasiliana è molto divisa, c’è chi dice 10-15% in più chi, invece, da numeri molto più alti.
L’analisi però, anche qui, è quasi sempre inquinata da polemiche politiche più che da valutazioni tecniche.
Il Brasile ha un codice forestale molto avanzato e la protezione della natura non è presa sottogamba né dal legislatore né dagli esecutivi. Paradossalmente si prendono meno anni di prigione ad ammazzare un ragazzino che a uccidere un animale selvatico o abbattere un albero (anche se di vostra proprietà) senza le dovute autorizzazioni.

È quindi un paradiso?
No, perché, come avviene in Italia, esistono i delinquenti…(avete presente la terra dei fuochi, vero?).

Bolsonaro è il grande distruttore?
Neppure questo è vero, è però vero che esiste un Bolsonaro che parla (troppo) e un Bolsonaro che firma. Quello che firma è molto più moderato ed equilibrato di quello che parla…
I problemi dell’Amazzonia ci sono, non lo si può negare, l’area è delicata e si deve prestare attenzione, tuttavia le notizie sono pompate ad arte per questioni politiche anche interne del Brasile. Si sa che parlare di Amazzonia fa sempre presa sugli europei.

Pubblichiamo un grafico che mostra che gli incendi sono aumentati rispetto agli ultimi due anni, ma sono poco meno di quanti erano nel 2016, l’andamento è ciclico. Infatti, già nel 2012 si parlava di un probabile aumento del 50% degli incendi.
Negli anni fra il 2000 e il 2010 gli incendi furono un totale di 1.194.060 ossia 119.406 per anno, molti più degli attuali circa 73.000. Il periodo fra agosto e ottobre è quello tipico delle queimadas

Infine, come si può notare dall’ultimo grafico, una buona parte degli incendi NON sono in Brasile, per cui la polemica politica è piuttosto pretestuosa.

Quello che si vuole segnalare è semplicemente come l’informazione sia in genere poco accurata, e spesso anche poco corretta, in questo campo. Purtroppo, la vis polemica politica prende il sopravvento, e non solo in Italia sia chiaro.

Insomma, la “catastrofe” non c’è, esiste un problema, ciclico, e che quest’anno ha un picco. Non significa che non si debba far nulla, ma l’isteria e l’acredine che sto vedendo nei media italiani è decisamente fuori posto.

(1 – Continua)

 

Lascia un commento

Articolo precedente

Don Camillo conquista Facebook e diventa un libro

Prossimo articolo

Gli antenati digitali (5): Sinclair Zx Spectrum

Gli ultimi articoli di Blog