Open Arms (3): l’Italia nel mirino… e ora sarà peggio di prima

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Fin qui abbiamo cercato di confutare alcune delle macroscopiche falsità con cui i media ci bombardano e ci influenzano. Poi, abbiamo cercato di rispondere alle domande più semplici su chi sta dietro e come funziona il business dell’immigrazione. Rimane un punto in sospeso, fin dall’inizio. Perché ce l’hanno proprio con l’Italia? Perché le navi delle Ong si ostinano a voler sbarcare solo e soltanto in Italia? Sanno che esiste un divieto ma si piazzano 15 giorni davanti a Lampedusa tenendo in ostaggio i migranti, quando potrebbero andare verso Paesi che hanno i “porti aperti”? Proveremo a rispondere ad alcune domande.

l’Italia è il Paese più vicino e comodo (quindi più sicuro) per sbarcare?
Falso. Se facciamo i conti, scopriamo che la Libia dista dall’Isola di Lampedusa circa 300 chilometri (ma quasi 500 dalle coste meridionali della Sicilia). Malta ne dista 350. Ma anche tra Tobruk (Libia) e Corfù Grecia, ci sono poco più di 300 chilometri di mare. Non solo, ma la distanza media di tutte le coste spagnole dall’Africa (Marocco e Algeria) è molto inferiore. Se tra Algeri e Palma di Maiorca ci sono poco più di 300 chilometri, tra il nord del Marocco e la Spagna, ce ne sono appena una ventina. Solo 14 chilometri, poi, dividono la costa africana da Gibilterra, territorio inglese. Perché nessuno sbarca a Gibilterra? Semplice, perché la marina inglese ha l’ordine di sparare su chi si avvicina non autorizzato. Così come hanno l’ordine di sparare i soldati spagnoli che difendono il muro che circonda Ceuta, enclave spagnolo in terra marocchina. Muro non dissimile da quello che Trump vuole erigere a confini del Messico (oppure Orban in Ungheria) ma che – udite, udite – non scandalizza i “benpensanti”, anzi, è stato persino finanziato dall’Unione europea.

Perché, allora, l’Italia?
La scelta è stata prima di tutto politica e va ascritta totalmente al governo Renzi. Per i motivi esposti nell’articolo di ieri e codificati dal Trattato di Dublino. All’Italia venivano garantiti finanziamenti e la mitica “elasticità” sui conti pubblici, in cambio dall’accoglienza incondizionata dell’ondata migratoria.
Obiettivo dei demagoghi della finanzia mondiale: arrivare ad almeno 20 milioni di “nuovi europei” entro il 2020 (oltre a ai 50 già presenti). Di questi, i migliori o più utili avrebbero trovato rapida ridistribuzione nel cuore dell’Europa “produttiva”, lasciando all’Italia solo la feccia. Il nostro Paese veniva così trasformato dai signori di Bruxelles in un gigantesco “campo profughi” (o giacimento di braccia). Tanto – secondo quanto pensano di noi gli “amici” tedeschi e francesi – in Italia la gente non lavora e sono tutti mafiosi, quindi qualche centinaio di migliaio di delinquenti e disoccupati in più non fa differenza.
Ecco allora sorgere i Centri di accoglienza (i famigerati CARA, SPRAR, CPR e CAS). Ecco allora arrivare navi dalle marine di tutta Europa, non per difendere i confini continentali, ma per fare da taxi ai migranti. Tutti, rigidamente, portati in Italia. Ed ecco il finanziamento di 35 euro al giorno per gestire un migrante. Finanziamento che avrebbe dovuto “invogliare” (secondo il ministro Alfano) le famiglie di pensionati a prendere con sé almeno un africano. Invece, come sappiamo, tranne poche eccezioni (quasi tutte finite male) anche il più povero dei pensionati ha preferito rinunciare ad avere 1.000 euro mensili ma non portarsi in casa un immigrato.
Chi non ha rinunciato al sussidio, invece, sono state le Coop e le svariate Associazioni, molte create appositamente con scopi, ovviamente, “umanitari”: accoglienza, inclusione, integrazione… Insomma, tutte quelle che sono diventale le parole d’ordine del linguaggio politicamente corretto di giornali, tv e prediche domenicali.

Però, alla fine, l’Italia ci ha guadagnato?
La risposta è nei fatti. Ovviamente no. Innanzitutto, i finanziamenti europei sono arrivati solo in minima parte. Poi, quando l’onda migratoria ha incominciato a straripare e, in Francia, Germania e Gran Bretagna, si sono accorti di non riuscire a mettere un freno ai clandestini che arrivavano dall’Italia… allora le regole sono cambiate. I confini (loro) si sono chiusi e sono incominciati i respingimenti da parte dei Paesi europei… verso l’Italia; mentre guai a parlarne dall’Italia verso i Paesi d’origine.
Gli unici che ci hanno guadagnato li abbiamo identificati nel servizio di ieri, a essi vanno aggiunte le varie mafie (non solo italiane); quella nigeriana è la più potente, insieme a quella senegalese. Controllano droga e prostituzione, a volte in combutta con mafia, camorra e ‘ndrangheta, a volte scatenando autentiche guerre. Lo ammette anche una fonte “immigrazionista” come Libera di don Ciotti. Ma non ci sono solo traffici illeciti, il peggio – che in Italia nessuno dei grandi media ci racconta – è che le mafie nigeriane stanno armando gli immigrati organizzando bande paramilitari per controllare il territorio. Esageriamo? Ce lo siamo inventati per fare sensazionalismo? No. A rivelarlo è stato un articolo del Times del 29 giugno 2017, a cui si sono aggiunte pubblicazioni del The Guardian dell’agosto 2018. Parlano di gang criminali nigeriane e centrafricane che operano in Italia, già soprannominate dall’intelligence britannica (non senza una certa ironia british) “I Vichinghi”.

Poi cosa è successo?
Come scritto nel primo di questi articoli è successo che con la sua nomina a ministro dell’Interno, Matteo Salvini ha preso l’unico provvedimento di “buon senso comune” che poteva fermare questo caos: chiudere i porti. Un po’ come se in una casa che si sta allagando tutti discutano dicendo che l’acqua non fa male, che l’acqua serve, che l’acqua è una risorsa… ma la casa è sempre più allagata. Poi arriva Salvini e dice “chiudiamo il rubinetto”. Almeno iniziamo da lì… poi si vedrà.
Questo ha scatenato il panico. Ha ridotto dell’80% il traffico di esseri umani e i relativi incassi di mafie e cooperative rosse e bianche (una volta ridotti i 35 euro a migrante a “soli” 20, nessuno li vuol più tenere). In una parola è stato il panico.
A questo punto, però, si è scatenata la controffensiva. Sono scese in campo le “forze armate” del mondialismo, guidate dalla Open Society di George Soros. Sono state acquistate navi, organizzati equipaggi, create reti di comunicazione diretta con la Libia… ed è iniziato il gioco a rimpiattino. Unico obiettivo “scardinare” il blocco imposto da Salvini, altro che salvare i migranti. Ecco perché le navi delle Ong “devono” (per contratto, si potrebbe dire) venire in Italia.
Aggiungiamo, poi, che la Spagna (come già accennato) ha leggi ben più restrittive e quando una nave Ong è approdata da loro è stata sequestrata ed è ancora lì, con una multa milionaria da pagare. Inutile dire che la Francia di Macron si sciacqua la bocca con l’accoglienza, critica l’Italia, ma non accetta nessun profugo e – chissà perché? – le Ong non la sfidano (arrivare in Corsica dalla Libia sarebbe questione di pochi giorni di navigazione, ma i corsi hanno già detto che impediranno con ogni mezzo qualsiasi sbarco).

L’Italia DEVE essere la pattumiera d’Europa: questo è quanto è stato deciso a Bruxelles. Così, il combinato composto di: pressioni dell’UE, pietismo cattolico, buonismo radical-chic, mondialismo finanziario, asservimento dei media e intervento di magistrati “democratici”… ha reso possibile la vittoria delle Ong violando le leggi e la sovranità italiana.

Adesso cosa succederà?
Vedremo come evolverà la situazione politica ma, a meno di improbabili, rapide elezioni, ora ogni sforzo sarà mirato a riportare le cose al “prima di Salvini”.
Zingaretti e il Pd, per appoggiare qualsiasi tipo di governo, hanno posto solo 5 condizioni: di cui 4 di facciata (Europa, democrazia, ecologia, economia) e una sola ben definita: «cambio nella gestione dei flussi migratori».
Pare quindi evidente che si tornerà ai porti aperti, ai Centri di accoglienza e ai sussidi alle coop. Anzi, dall’Africa ci sarà la corsa (prima che si torni al voto) e arriveranno a decine di migliaia. Molti tenteranno anche in condizioni estreme e ricominceranno i morti. Ma ai trafficanti questo non interessa (si paga prima), ai politici immigrazionisti nemmeno (anzi aumenta la commozione) e alla finanza internazionale men che meno.

Povera Italia, povera Africa.

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