Montagna a Ferragosto, connessione mia non ti conosco

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Ospitiamo con vero piacere un intervento di Augusto Grandi sul problema del “digital divide” che affligge le regioni alpine italiane.

Il problema del digital divide, sollevato giustamente da Orwell, pare non interessare più di tanto alcune delle realtà maggiormente penalizzate. Pare che gli abitanti dei territori montani e, soprattutto, alpini a causa dell’altezza delle montagne e della stessa altitudine dei paesi, si siano improvvisamente accorti delle difficoltà di accesso alla rete solo nel momento in cui hanno dovuto ergere barricate virtuali contro la fattura elettronica.

Un ostacolo in più, indubbiamente. Perché, in alcuni casi, diventava indispensabile scendere nei paesi a valle per riuscire a collegarsi, oppure perdere moltissimo tempo per riuscire a compiere anche le minime operazioni a causa della irregolarità del collegamento stesso.

Però, soprattutto nelle località turistiche montane, le giustificazioni appaiono davvero pretestuose. È vero che affrontare il digital divide ha dei costi, ma quando le amministrazioni investono milioni di euro per interventi che servono solo ad arricchire gli amici degli amici, allora la scelta di penalizzare i collegamenti a banda larga diventa una precisa responsabilità, una vera colpa.

Perché si continua a discutere sulla necessità di ripopolare le Terre Alte, sui pericoli per l’ambiente legati alla fuga dalle borgate montane ma, poi, si evita accuratamente di intervenire in modo concreto per favorire nuovi insediamenti o per evitare che gli abitanti scendano a valle.

Occorre ripensare l’intera economia montana. Non limitandosi a tutelare, come in una riserva indiana, i mestieri d’antan, l’agricoltura di sussistenza, l’artigianato pittoresco. La montagna può offrire una qualità della vita nettamente migliore rispetto alle città inquinate, a livello sociale, prima ancora che sotto l’aspetto ambientale.

Però chi sceglie di andare a vivere in montagna ha bisogno di servizi indispensabili per poter lavorare. Architetti, ingegneri, informatici, creativi di ogni settore non hanno bisogno di contatti quotidiani personali con realtà cittadine. Però hanno bisogno di confrontarsi, anche più volte al giorno, con collaboratori o clienti che sono in altre parti del mondo; hanno bisogno di trasmettere e ricevere documenti di lavoro, a volte anche complessi.

Ovviamente, non si può fare nulla di tutto ciò se i collegamenti internet non funzionano, se le videoconferenze sono impossibili, se una mail parte solo se nessun altro è collegato nello stesso momento…

Le soluzioni tecniche ci sono: l’etere satellitare è un canale accessibile ovunque, ma per farlo servono investimenti (peraltro non enormi) di connessione. Se i comuni alpini sono troppo piccoli ci sono le comunità montane, i consorzi, la Provincia e, in ultimo, la Regione, che ha piani di sviluppo e salvaguardia delle aree montane mal utilizzati.

La montagna non è il territorio degli “ultimi”, ma a troppi amministratori pubblici fa paura l’idea di confrontarsi con quei pochi che hanno deciso di restare a vivere nel proprio paese. Forse perché non pesano elettoralmente? Eppure la montagna italiana, sta crescendo, come fatturato turistico, molto più delle rinomate coste. Qualche investimento intelligente in più sarebbe necessario.

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