Giovanna Pace con il nipotino Giuseppe e il marito (foto del Corriere Elorino)
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Come i social (e il nostro reporter…) hanno evitato una nuova Bibbiano

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Dopo aver “costretto” i media mainstream a occuparsi del caso Bibbiano, bisogna raccontare un altro successo dei social media. Grazie al passa-parola sul web, un intero paese siciliano, Rosolini, è sceso in piazza per difendere una nonna cui il Comune intendeva portare via il nipote per trasferirlo in una casa-famiglia.

Riassumiamo la vicenda. Sui gruppi dedicati all’inchiesta di Bibbiano e alla difesa dei minori, il giorno 30 luglio è arrivato un post della nonna di G. che chiedeva aiuto. Questo il messaggio originale, scritto in fretta e senza punteggiatura: «Sono tanto arrabbiata poco fa mi e arrivata la telefonata dell’assistente sociale che in settimana verranno a prendere mio nipote x portarlo in una struttura casa famiglia A Solarino e assurdo ammazzerei tutti che cazzo di legge e scusate le parole decidono tutto loro dopo 2 anni e mezzi che l’abbiamo noi nn siamo in grado di crescerlo nn ci a mai nessuno aiutati scapperei aiutatemi».

Autrice del post Giovanna Pace, nonna di un ragazzino di 12 anni figlio della figlia, uccisa due anni fa dal marito. Un bambino che, quindi, ha già vissuto un fortissimo dramma, poiché ha assistito al delitto ed è stato lui che ha rivelato che il papà aveva dato fuoco alla mamma. Un bambino a cui già era stata strappato con violenza l’affetto più grande e ora un magistrato decideva di strappargli anche quello della nonna perché priva di mezzi economici. Il messaggio è stato subito condiviso e rilanciato da tanti per cercare di attivare persone nella provincia di Siracusa per aiutare la signora Pace.

Messaggio che, invece, Facebook ha fatto cancellare per via delle parole “ammazzerei tutti”, considerate un incitamento alla violenza (naturalmente su segnalazione di qualche solerte “buonista”).

Piccola parentesi personale. Dinanzi a una censura così vergognosa, chi scrive è intervenuto apportando un piccolo ritocco per rendere illeggibili le parole “incriminate” e ha ripostato sul gruppo l’immagine scrivendo: “Scusatemi se la qualità dell’immagine non è ottima e un paio di righe non si leggono bene”. Il nuovo post non poteva più essere “denunciato” e così è stato condiviso, facendo nascere un nuovo gruppo dedicato alla vicenda.

Naturalmente la battaglia social sarebbe rimasta inefficace se non avesse trasformato i “leoni da tastiera” in persone disposte alla mobilitazione. Per fortuna, i cittadini di Rosolini si sono stretti attorno a nonna Giovanna. Centinaia di persone, provenienti anche da altre città, che si sono piazzate davanti alla casa per impedire il “rapimento di Stato”. Una presenza che, di fatto, ha sconsigliato qualsiasi tipo di intervento.

Infine, l’altro ieri pomeriggio (31 luglio) la bella notizia data da nonna Giovanna che il Comune ha deciso di sospendere la decisione e il bimbo resterà a casa fino alla prossima udienza che si terrà a ottobre.

Finora ha prevalso il buonsenso, prevarrà ancora? Noi continueremo a seguire la vicenda perché non si può considerare “umana” la decisione di portare in una casa-famiglia un bambino che ha perso la mamma, ha il papà in carcere e, finora, ha vissuto proprio con la nonna, alla quale è legatissimo. Gli assistenti sociali, i magistrati, il Comune sono tutti stipendiati dallo Stato, quindi da noi, e invece di dare soldi alle cooperative dovrebbero aiutare chi è in difficoltà.

Nonna Giovanna vive in povertà tale da spingere gli assistenti sociali a toglierle il nipote? Allora la colpa è del Comune e degli stessi assistenti sociali. Poi, sta anche a noi aiutarla… e non solo con un like su Facebook. Questo sperando che, invece, non ci siano sotto illeciti interessi come nel caso di Bibbiano o di tante altre situazioni analoghe.

 

 

 

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