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Politica e social (1): la lezione di Bibbiano

Se la vicenda di Bibbiano è un caso esemplare della forza di una comunicazione social sincera e condivisa, lo è ancora di più per capire come è cambiata (o non lo è affatto) la comunicazione politica nell’era dei social.

Il primo concetto da tener presente sarebbe quello della Verità se, però, siamo in presenza di vicende al limite, come per esempio le inchieste della magistratura, bisogna tenere conto della realtà e dei documenti. I social non sono le tv o i grandi giornali che prendono per “oro colato” quello che esce dalle stanze dei magistrati o alle segreterie politiche, agendo come megafoni (più o meno consapevoli). I social sono spietati e immediati, hanno memoria e possono scoperchiare quel particolare che si cercava di tenere nascosto.

L’arroganza sui social non paga, è proprio da evitare, come pure il “politichese” che non solo non viene letto ma può provocare fastidio come se si volesse parlare solo a una élite. Quindi, se ci si trova sulla difensiva, occorrerebbe evitare la facile propaganda, la demagogia e indecorose arrampicate sugli specchi che risultano, poi, troppo facili da smontare.

Quando si vuol lanciare un messaggio politico c’è sempre il rischio di cadere nel ridicolo, di trovare chi lo diffonde facendolo precedere dalla frase “Non è un fake”… la diffidenza verso i politici è grande: come cantava Antonello Venditti “E’ una questione politica: ’na grande presa per culo”. Meglio il silenzio a quel punto.

 

Tuttavia, il silenzio diventa molto pesante nell’era dei social dove i politici sono abituati a intervenire con un tweet o un post in tempo pressoché reale, con il rischio di reagire sbagliando tutto e, a quel punto, si ottiene solo il risultato opposto. Poi, hai voglia di minacciare querele.

 

Sulla vicenda di Bibbiano il partito che ha sbagliato tutto è, naturalmente, il Pd ma prima di spiegarvi perché vogliamo soffermarci brevemente sugli altri partiti. Quello più attivo sui social e che ha agito con maggior veemenza è stato il Movimento 5Stelle. È vero che alcuni esponenti locali avevano già sollevato questioni sulla correttezza e chiesto chiarimenti sull’operato dei servizi sociali della Val d’Enza, però aveva anche due macchie sulla coscienza da far dimenticare.

La prima, il finanziamento del centro studi Hansel e Gretel da parte dei consiglieri regionali del Piemonte; la seconda, le dimissioni da consigliere comunale della candidata sindaco grillina a Reggio Emilia, appena eletta, per assumere la difesa della maggior imputata, Federica Anghilolfi, dirigente del servizio sociale Val d’Enza. Stanti questi due errori di partenza il Movimento 5 Stelle doveva per forza, partire all’attacco. Così è stato quando il Pd, e qualche giornale, hanno fatto credere che, in realtà, i difensori di Bibbiano erano proprio i grillini. Durissima la replica di Di Maio, un po’ più titubante il ministro della Giustizia che, però, ha poi annunciato la costituzione di una squadra speciale per indagare.

Il primo leader di partito a presentarsi a Bibbiano è stata Giorgia Meloni impegnata con Fratelli d’Italia per tenere alta l’attenzione sulla vicenda con simpatizzanti e militanti attivi sui social nella campagna “Parlateci Di Bibbiano” contro il silenzio del Pd e che, poi, ha annunciato la presentazione di una mozione in tutti i comuni italiani per tutelare i bambini e monitorare i casi di affidamento.

Attivi anche i leghisti; anche loro in Emilia-Romagna avevano chiesto chiarimenti e un’inchiesta sui servizi sociali. Salvini, da ministro dell’Interno, si è presentato a Bibbiano raccogliendo molti consensi ma anche tante critiche sebbene il suo intervento in loco non sia stato politico, ma si sia rivolto alle famiglie pensando ai minori.

Proprio l’interesse specifico delle famiglie e dei minori era al centro dell’operato di alcuni gruppi sorti su Fb, gruppi apartitici dove, però, si sono scatenate anche vivaci discussioni alimentate soprattutto da iscritti al PD che rilanciavano lo slogan “Cosa c’entra il Pd con l’inchiesta?”. Cosa e come c’entri, lo scopriremo tra due giorni, nella prossima puntata.

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(1- Continua)

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