Con Orwell per scrivere un futuro diverso da quello che vogliono imporci

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Solo le idee possono cambiare il corso della storia e dietro a queste pagine un’idea c’è: quella che la tecnologia deve essere al servizio dell’uomo, il quale non può diventarne schiavo né deve servirsene per manipolare le coscienze o trarre profitti illeciti.

Sembra poco, ma non lo è.

La rivoluzione digitale sta stravolgendo i comportamenti sociali, politici ed economici a livello planetario e, come tutte le rivoluzioni, è facilmente preda di estremismi, di esaltazioni ed esasperazioni. La comunicazione è l’arma sovrana di questa rivoluzione, lo strumento che maggiormente si è modificato dal suo status originale passando da mezzo (media) a fine ultimo della socialità, del commercio e della propaganda. Arma pervasiva, invasiva, priva di controlli e quindi assoluta, totalitaria, in grado di plagiare e plasmare le menti, di indirizzare gli usi e i costumi, di manipolare le coscienze assuefacendole a gusti e idee non personali ma indicati come “condivisi” quindi necessariamente buoni a cui non ci si deve (e non ci si può) opporre. In due parole: il Grande Fratello orwelliano...

Però c’è di più e di peggio. Il controllo di questa potentissima arma, nell’era digitale, è completamente sfuggito ai potentati tradizionali (governi, editori, giornalisti) per cadere in mano a entità sovrannazionali e “fluide”, prive di qualsiasi riferimento morale, razionale e… fiscale.

Così la merce siamo diventati noi tutti, inseriti in meccanismi di controllo, orientamento e repressione generati da freddi algoritmi che, a volte, sembrano persino già sfuggiti alla sorveglianza di chi li ha generati.

In tutto ciò che ruolo ha Orwell? Capire l’innovazione, infornare e formare al cambiamento ma, anche, entrare nel cuore di questa rivoluzione per denunciarne i rischi e le tentazioni totalitarie.

Non restiamo con lo sguardo voltato al passato, anzi, la base del Progetto Orwell è proprio una innovativa piattaforma digitale che consenta di gestire i contenuti di comunicazione e di mantenerne il controllo.

Il controllo personale (la tanto predicata privacy a cui tutti ormai abbiamo abdicato) è uno dei capisaldi della nostra filosofia, insieme con la convinzione che solo la qualità dei contenuti (nonché della forma) e la costante ricerca della Verità (quella “scomoda” che nessuno vuole dire… né ascoltare) possano garantirci di mantenere il governo di questo processo evolutivo senza delegare la nostra identità, la nostra cultura, la nostra tradizione e – in definitiva – la nostra libertà a meccanismi occulti di appiattimento ed omologazione.

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